Create an account
Welcome! Register for an account
La password verrà inviata via email.
Recupero della password
Recupera la tua password
La password verrà inviata via email.
-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Se ne è andato lunedì scorso il fotografo salernitano, nato nel 1977, Ciro Fundarò. La sua ricerca artistica prendeva le mosse da una matrice fotografica, per mezzo della quale indagava le forme utilizzandole e trasmutandole, senza eccessivi artifici ma con leggere declinazioni visive, per ingannare lo sguardo, per mostrare qualcosa prendendo in prestito da altro.
Per Fundarò la fotografia era arte pura, fatta di tecnica, tradizione e, soprattutto, ricerca della verità. Scandagliava attraverso il linguaggio estetico l’atto del vedere: mostrare, dimostrare, raccontare, creando dal reale una nuova realtà. Fotografo professionista, la terza generazione di famiglia, era attivo a livello internazionale, con collaborazioni con magazine di moda, produzioni televisive e designer. Molto conosciuto anche nel mondo dello spettacolo, avendo immortalato personaggi come Yari Gugliucci, Giusto Ricciardi, Andrea Capaccio e Paolo Pinto. Ha lavorato per l’Università degli Studi di Salerno e uno dei suoi ultimi progetti riguardava la Stazione Marittima disegnata da Zaha Hadid. Tra i suoi autoscatti, riflessivo ma anche esilarante è Everyone Is an Immigrant (sopra), che lo ritrae nella vasca da bagno con un bastone a fare da remo e un cappello da marinaio sul capo. Amava la sua città, spesso, coi scuoi scatti, voleva rievocare la Salerno che non c’è più.
Sabato scorso l’ultimo suo reportage, per la mostra di Matteo Fraterno alla Galleria di Paola Verrengia. (Antonio Cocchia)
.jpg)













.jpg)

