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L’arte non conosce muri, e quelli che ha sperimentato ha cercato di abbatterli, o li ha dipinti. Va così anche nelle fiere internazionali, e Frieze – per quanto riguarda il “globale” – ne è la portabandiera. Tra le oltre 160 gallerie presenti, infatti, spicca un bel nucleo non solo di nomi inglesi e statunitensi come di consueto, ma ci sono anche Casas Reigner di Bogotà, Ultravioleta dal Guatemala, Kurimanzutto di Città del Messico, oltre alle celeberrime A Gentil Carioca di Rio, e a Fortes Vilaça, Jaqueline Martins, Luisa Strina, Mendes Wood e Vermelho di San Paolo. Un parterre che racconta bene dell’America tutta, quella “Latina” compresa, ben lontana dall’essere ai margini in queste occasioni, anzi.
Poi, in effetti, nel mondo globale, non mancano le vecchi star a stelle e strisce da una parte all’altra: Georgia O’Keefee è ancora alla Tate, fino al 30 ottobre, e (sopra) Ed Rusha è da Gagosian, in galleria e anche con un solo show a Frieze Masters, mentre Dominique Lévi e Spruth Magers e Luxembourg & Dayan hanno invece optato per il Fagend Study di Claes Oldenburg (3 milioni di sterline) presentato al Frieze Sculpture Park. Alla Royal Academy, invece, l’Espressionismo Astratto (in home page). E anche qui l’energia è senza confini, come la pittura.
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