15 ottobre 2016

Prima della “Fine del mondo”. Uno sguardo al nuovo Centro Pecci di Prato, a poche ore dall’opening ufficiale

 

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Che sia una mostra da fine del mondo è sicuramente vero, nella sua accezione “ciclopica”, con grandissime installazioni, e nomi che hanno segnato il Novecento e gli anni Zero, da Lucio Fontana ad Adel Abdessemed, da Santiago Sierra a Hiroshi Sugimoto. 
Tutti mischiati, un po’ come è il Centro Pecci in queste ore prima dell’apertura ufficiale al pubblico: un bel cantiere, dove si sente forte la partecipazione e l’energia, tra operai, muratori, volontari, poliziotti all’entrata, allestitori, tecnici e addetti ai lavori, cittadini pratesi, cinesi e chi più ne ha più ne metta, che stanno lavorando per il “Grand Opening”, appunto.
Difficile ora, insomma, capire come si presenterà effettivamente una delle mostre più importanti degli ultimi dieci anni, se non altro perché è proprio l’esposizione che segnerà la riapertura di un museo d’arte contemporanea in Italia, nel periodo 2010-2020. In tutti i modi “La fine del mondo“, di cui vi parleremo in maniera approfondita, ha raccolto il senso della nostra epoca, e questo si evince anche nel trambusto, mentre anche la vecchia ala del Pecci, nata nel 1988, in parte è stata già integrata al nuovo edificio di Maurice Nio. 
Stay tuned! 

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