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Sarà che la Regina Beatrice d’Olanda è una grande appassionata di danza contemporanea, sarà che è una disciplina che il Paese europeo promuove decisamente bene, fatto sta che l’Olanda – appunto – ha molte delle compagnie più interessanti sulla scena internazionale.
E il modo migliore per scoprirle è andare al Romaeuropa Festival, che dal 2 novembre propone proprio un focus con il programma “Olandiamo”, al Teatro Vascello e all’India, con tre coreografi che hanno sviluppato un loro innovativo e personale linguaggio: Jan Martens con il suo The dog days are over; gli esperimenti percettivi di Ann Van Den Broek – Ward/Ward con la sua ode al colore nero The black Piece (sopra), e anche il linguaggio irriverente e psichedelico di Nicole Beutler con il suo 3: The Garden ispirato al celebre trittico The Garden of Earthly Delight di Hyeronimus Bosh. Un’interazione tra il teatro-danza e l’arte che sarà mostrata anche nel corso di “DNA”, il focus curato da Francesca Manica, dedicato ai nuovi percorsi delle arti coreutiche e ai nomi di spicco di una giovane scena internazionale che sta imponendo con forza nuovi modi di praticare, pensare e guardare la danza.
E così, tra una riflessione sul concetto di postura quale forma e luogo dell’immaginazione e percorso di trasformazione (con le coreografie di Yasmine Hugonnet e del suo Le Rècital des Postures), ci sarà spazio anche per la rilettura di grandi capolavori della letteratura (con il greco Christos Papadopoulos e la sua compagnia Leon & The Wolf, in Elvedon, dove si parte da Le onde di Virgina Woolf), ci sarà spazio anche per una riflessione sulla femminilità, con C&C Company, la compagnia formata da Chiara Taviani e Carlo Massari, e le tre coreografe (la francese Marion Alzieu, l’israeliana Ayala Frenkel e la stessa Taviani) che si esibiranno in tre differenti piéce sul tema. Roma, insomma, danza. Tutta.
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