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La nostra società fondata sul controllo e spietata nel suo cinismo è al centro delle tre proposte presentate ieri alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Tre mostre senza sbavature, che arrivano dritte come frecce a colpire la nostra sensibilità. Ed Atkins, videoinstallazione già inaugurata da un mese, racconta con fotogrammi crudi e ironici il destino del nostro mondo digitalizzato, dove i dispositivi di controllo non si fermano all’indagine di computer o armi o altri potenziali ordigni terroristici, ma hanno la meglio sulle nostre vite, ridotte a segmenti deprivati della loro appartenenza a un’individualità.
La nostra quotidianità, questa volta non da scandagliare e portare all’evidenza, ma massificata, tramite videogiochi e altri mezzi di comunicazione, è al centro del lavoro di Harun Farocki, dove il cinema, ma anche il nostro immaginario, il nostro stesso modo di vedere risulta plasmato dall’eccesso e dalla piattezza della “dittatura delle immagini” della nostra epoca.
Infine Josh Kline con la sua Unemployment (nelle foto), impietosa messa in scena della crudeltà della new economy. Con i sacchi delle proprie cose preparati in fretta e furia per abbandonare i posti di lavoro da cui si è stati licenziati e uomini e donne gettati in sacchi della spazzatura come fossero rifiuti di cui sbarazzarsi rapidamente.
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