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Fino al 13 novembre, in via Mazzini 40 a Torino, potrete scoprire un’altra appendice di tutta l’arte che vi abbiamo raccontato in questi giorni. All’interno dello spazio 515 Creative Shop, “base” per un ufficio creativo con tanto di pedana da skateboard al centro della sala principale, è arrivata la galleria NOME di Berlino, che in questi ultimi due anni si è specializzata in quel filone che raccoglie la fotografia legata alla società.
Paolo Cirio, torinese che da anni vive a New York, è l’artista protagonista di questo temporaneo passaggio, con la mostra “Public & Private”. Sul piatto? I temi della privacy e della sorveglianza, messi in immagine attraverso una precedente serie di azioni di “spionaggio creativo” usando il web, trasformando le immagini prese dalla rete.
E così, alle pareti, un paio di esempi delle foto segnaletiche della serie “Obscurity” prese da un’azione online che ha portato all’oscuramento di 15 milioni di immagini di soggetti arrestati in USA, dove con il denaro si può comprare il diritto all’oblio, o come gli stencil di “Overexposed” che raffigurano Caitlin Hayden (in home page, ex portavoce dell’Agenzia di Sicurezza Nazionale americana) e David Petreus (ex direttore Cia, sopra un particolare), o la serie “Street Ghost” in cui l’artista ricolloca immagini di persone prese da Google Street View. Temi complessi e attuali, che trovano nel “difetto” della stampa – sfocature, sovra e sottoesposizione – la chiave per raccontare del potere (e del suo abuso) che operano le immagini in relazione alla nostra società.
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