11 novembre 2016

Ancora storie, con un po’ di arte, per Donald Trump. Tra j’accuse e riciclaggio, siamo sicuri non saranno finite qui

 

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L’episodio forse più cretino di una campagna elettorale logoratasi a suon di mail (è stato così basso il livello che verrebbe da dire che sono state presidenziali di “newsletter”) è arrivato quando si è accusato John Podesta, figura chiave nella comunicazione della campagna presidenziale di Hillary Clinton, di essere un “satanista”, perché invitato – insieme al fratello collezionista, a una “cena spirituale” da Marina Abramovic.
Ma c’è stata anche la storia del riciclaggio di soldi raccolti in beneficenza per comprare (per 20mila dollari) un ritratto del neo presidente firmato da Michael Israel, che presumibilmente è finito in uno dei suoi campi da golf, e 10mila per un Trump arancione (nelle foto) firmato da Havi Schanz. Di cui pare – secondo Artnet – si sono perse le tracce.
Poi c’è stato il meme twittato contro gli immigrati, realizzato guarda un po’ da un cipriota, a cui non è stato chiesto nessun permesso di utilizzo. E poi c’è stato anche Moishe Mana, collezionista, che non solo ha messo in atto un’asta a favore della Clinton, ma aveva lanciato un annuncio: “Pagherò qualsiasi difesa legale necessaria a tutte le donne che denunceranno Trump di molestie sessuali”. 
Too late, ma siamo sicuri ne arriveranno altre. 

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