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La galleria, ve lo abbiamo raccontato in occasione della retrospettiva di Jan Fabre, è uno degli spazi per l’arte contemporanea più belli d’Europa: è la Deweer Gallery a Otegeim, in Belgio, che fu anche la prima – nei primi anni ’80 – ad ospitare e a portare al pubblico del nord Europa, la Transvanguardia.
Un interesse che si rinnova da queste parti, dove fino al 4 dicembre sarà in scena proprio “La Transavanguardia”, con opere di Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Giuseppe Gallo, Mimmo Paladino, Domenico Bianchi e Gianni Dessì, influenzati in origine dal movimento, che hanno poi sviluppato percorsi più personali.
Un omaggio, non solo poetico, ma anche al mercato della storica corrente creata da Achille Bonito Oliva, come rivolta contro l’arte concettuale onnipresente, e reintroducendo l’emozione e la soggettività poetica del disegno, pittura e scultura.
Un’occasione per riscoprire i paesaggi nebbiosi e le visioni spettrali di Bianchi, le opere ibride di Clemente – specchio di una carriera globale che è passata dall’India a New York, dagli artigiani asiatici a Warhol, o le interpretazioni del mito di Cucchi, l’eterogeneità di Dessì, tra gli autori chiave della Scuola di San Lorenzo, o le allegorie che toccano temi cristiani, egizi, tribali e moderni di Paladino. Con un allestimento che più rigoroso non si può.
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