28 febbraio 2017

Dalla Siria all’Italia, e ritorno. Tornano a casa i due busti del Museo di Palmira restaurati dal Mibact

 

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Tutto è bene quel che finisce bene. O almeno speriamo, visto che parliamo di un territorio “leader” in fatto di violenze non solo sui civili, ma che è diventato anche la bandiera dell’odio contro i Beni Culturali: la Siria.
Eppure oggi sono rientrati i due busti lapidei provenienti dal Museo Nazionale di Palmira che l’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro del MiBACT ha provveduto a restaurare e che sono stati esposti al Colosseo dal 7 ottobre all’11 dicembre scorso, in occasione della mostra “Rinascere dalle distruzioni. Ebla, Nimrud, Palmira”. 
Le due opere, vandalizzate dalle milizie di Daesh durante l’occupazione del sito archeologico, sono state sottoposte a un intervento conservativo complesso: “dopo un’accurata campagna diagnostica condotta con le tecniche più avanzate, sono state ricostruite in virtuale e poi, tramite stampa in 3D, riprodotte per sinterizzazioni di polveri e ancorate all’originale con vincolo reversibile”, si legge nella spiegazione del processo.
“Questo importante restauro, che ha coinvolto l’alta professionalità, la dedizione e la passione espressa dai tecnici dell’ISCR, ha avuto un’ampia eco nazionale e internazionale ed è stato il  frutto di una complessa operazione diplomatica, favorita anche dall’associazione Incontro di Civiltà guidata da Francesco Rutelli, capace di dimostrare l’affidabilità e la serietà del nostro Paese e l’eccellenza riconosciuta a livello internazionale dei nostri istituti di restauro”, è stata la dichiarazione rilasciata dal Ministro Franceschini. Buon ritorno in patria, e stavolta speriamo in pace. 

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