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Il terremoto che ha devastato il centro Italia dal 24 agosto 2016, quando l’epicentro fu nell’area di Amatrice, fino a Norcia e nell’entroterra umbro, marchigiano, laziale e abruzzese, ha fatto qualcosa come 23 miliardi di danni, e la cultura non è stata esclusa, anzi. Recentemente ci siamo occupati del problema dell’archiviazione delle opere, dopo la loro messa in sicurezza, e della problematica – non indifferente – del loro ritorno “a casa”. Una questione che diventa ancora più complicata, specialmente perché di opere se ne continuano a trovare e a recuperare, in quelle famose chiese e in quei palazzi che ancora devono essere ispezionati.
E oggi è stato, appunto, tempo di recupero per 73 opere recuperate a Roccasalli e Collemoresco, nel reatino, dai tecnici del Mibact e dai Vigili del Fuoco, con il Corpo Forestale.
Tra i beni estratti dalla chiesa di San Giovenale a Roccasali si segnalano due olii su tela del XVIII secolo raffiguranti l’una il santo titolare e l’altra San Nicola di Bari, una statua vestita di Madonna col Bambino con volti e mani in cera del 1850 e due dipinti con cornici a tabernacolo del XIX secolo. Dalla chiesa di San Martino e da quella di Santa Maria Assunta a Collemoresco sono stati invece recuperati, tra l’altro, il dipinto della Madonna del rosario con San Domenico e Santa Caterina e diversi arredi liturgici. Tutti i beni sono stati identificati, fotografati e trasportati al deposito di Cittaducale. E un altro pezzo si salva, e il problema resta il medesimo: come tornerà a vivere tutto questo patrimonio? E quando?










