08 maggio 2017

Chi può ingannare la Dea Mefite? Salvatore Esposito, con i suoi scatti in esposizione alla BRAU di Napoli

 

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Nella Sala delle Mura Greche della BRAU-Biblioteca di Area Umanistica dell’Università Federico II di Napoli, è stata allestita “Mefite”, mostra fotografica di Salvatore Esposito, a cura di Antonello Scotti, primo appuntamento di “Territorio e impronta”, un ciclo di quattro mostre, in collaborazione con Spazio Nea e nell’ambito del progetto Area Arte Bellini, dedicate ad altrettanti fotografi di generazioni diverse: Ugo Simeone, Andrea Bove e Marco Rossetti, oltre allo stesso Esposito. Salvatore Esposito ha immortalato il viaggio finale degli animali approdati nella valle d’Ansanto, in alta Irpinia, «un luogo, al centro dell’Italia, circondato da alte montagne». Qui predomina il rumore dell’acqua che ribolle sotto la spinta di una colonna di gas ascendente e compresso sotto il lago. Il rumore va dal rauco al sibilo ma non è un soffio innocuo. Il fondo della valle accresce di religioso terrore il culto della dea infernale, alla quale, in questo luogo, era dedicato un tempio. Il fiato sotterraneo di Mefite soffia e appare orrendo. Il vento di ponente spazza l’anidride carbonica nella valle che spezza il respiro, la morte è presente nelle spoglie degli uccelli e degli animali che coprono il letto del fiume, impressi per sempre negli scatti di Esposito. Un passo falso può costare caro ed ecco la dea Mefite pronta, tra cielo e terra, a presiedere il passaggio dalla vita alla morte. Una sensazione sinistra pervade il visitatore, una volta fuori dalla mostra, ricordando l’Inferno di Dante: «così l’animo mio, che’ ancor fuggiva, si volse a retro a rimirar lo passo che non lasciò mai persona viva.» (Danilo Russo)

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