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La vita del cavaliere, piena di avventure e ricca di opportunità, decantata nei cicli epici delle nelle chanson de geste, dedicata agli ideali di fratellanza di gruppo – non certo universale, non erano i tempi giusti – e di fedeltà, magari verso una gentil donzella di alto lignaggio, preferibilmente avvenente. E oggi, cosa è rimasto di questa condizione?
Forse più di quello che sembra, anche se in modi velati e poco diretti, come dimostra “The Artist/Knight”, mostra a cura di Joanna De Vos, visitabile fino al 5 novembre, al Castello di Gaasbeek. Costruita intorno al 1240 per difendere i territori del Brabante dagli attacchi delle Fiandre e teatro di numerose battaglie, la fortezza, adesso museo nazionale con una interessante collezione di Rubens, un parco stupendo e un programma dedicato all’arte contemporanea, sarà una cornice espositiva particolarmente suggestiva per le opere, incentrate sulle sconfinate possibilità di rappresentazione dell’immaginario cavalleresco. A realizzarle, infatti, artisti distanti per ricerche e atteggiamenti, come Marina Abramovic, Tracey Emin, Jan Fabre, Damien Hirst, Luigi Ontani e Yoko Ono, tra gli altri. Così, attraverso questo dialogo tra il contemporaneo e l’epica, con interventi intermediali e performativi quali l’installazione immersiva di Quiet Ensemble, il duo italiano composto da Bernardo Vercelli e Fabio di Salvo, vedremo come l’immaginario di un mondo ormai distante sia rimasto una potenza latente.
In alto: Andy Wauman, Knight Chest, 2016


















