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Una struttura penitenziaria borbonica, costruita nel 1795 secondo i principi architettonici, allora all’avanguardia, del panopticon descritto di Jeremy Bentham, che ospitò forzatamente alcune tra le personalità più influenti dei moti rivoluzionari del Risorgimento, tra i quali Silvio Spaventa e Luigi Settembrini, oltre all’anarchico Gaetano Bresci. Si tratta del carcere di Santo Stefano, a Ventotene, progressivamente dismesso fino alla definitiva chiusura nel 1965 e spesso al centro dei discorsi di riqualificazione, considerando anche il fascino paesaggistico della zona, riserva naturale statale.
Ipotesi più o meno realistiche si sono succedute nel corso del tempo ma, finalmente, oggi sembrano essere arrivate al dunque, con l’inaugurazione dell’elisuperficie, alla presenza del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del turismo, Dario Franceschini e il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Maria Elena Boschi. La pista per elicotteri è solo la prima tappa del percorso di recupero, restauro e di restituzione alla pubblica fruizione della struttura, un progetto già finanziato con 70 milioni nella delibera Cipe del maggio 2016.
‹‹L’incontro nell’ex carcere di Santo Stefano – ha dichiarato Franceschini – segna la prima tappa del percorso di recupero di un luogo di grande bellezza e simbolo delle radici europee. Il progetto era stato annunciato dal governo a gennaio 2016, nella visita a Ventotene del presidente Renzi e ribadito alla presenza di Hollande e Merkel lo scorso anno. Il recupero dell’ex carcere borbonico rappresenta una sfida difficile e complessa per il Paese che vinceremo in un tempo quanto più breve si possa pensare››.












