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Un museo come un centro sociale, che offre asilo a chiunque si ritenga artista? In un’epoca di caos e confusione come quella che viviamo, potrebbe essere una proposta interessante, un esperimento curioso, salvo poi verificare che la kermesse venga gestita dal direttore/curatore Giorgio De Finis in maniera costruttiva, evitando di buttare tutto in caciara (per dirla alla romana). Certo pensare che solo sette anni fa la città sembrava pronta a vivere una sorta di rinascimento contemporaneo ed ora sta vivendo un periodo di preoccupante oscurantismo culturale (e non solo) fa venire i brividi.
Ricordate? Alla fine di maggio 2010 si inaugurò il MAXXI, l’ampliamento del Macro di Odile Decq e The Road to Contemporary Art, la fiera d’arte contemporanea ospitata nei palazzi storici romani, con collezionisti da tutta il mondo che esclamavano: «Rome is contemporary, so contemporary!» In piena amministrazione Alemanno, il Palaexpo ospitava le mostre di Giorgio De Chirico, Mimmo Jodice e Giulio Paolini, mentre alle Scuderie trionfava Caravaggio (oggi a Palazzo Reale di Milano) e a Testaccio si inaugurava la Fondazione Giuliani, mentre erano attive la Fondazione Nomas e la Depart.
Sono passati sette anni, e ci auguriamo davvero che il “Macro Asilo” non sia l’ennesima manovra politica per seppellire definitivamente un museo che ha avuto la sfortuna di essere legato a filo doppio all’amministrazione capitolina e quindi sballottato tra sindaci, soprintendenti, assessori e giunte, senza mai poter far tesoro di alcune mostre di indubbia qualità (non solo nazionale ma anche internazionale) oltre che di una collezione di centinaia di opere. Ora si apre un nuovo capitolo per un’istituzione esangue: troverà nuova energia o affonderà per sempre?
Chi vivrà vedrà, e giudicherà. Buon lavoro! (Ludovico Pratesi, critico d’arte, curatore e saggista)












