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A metà febbraio incontrai l’assessore Bergamo, al termine di un fatto triste.
Ci salutammo e gli dissi che pensavo sarebbe stato giusto incontrare gli artisti romani (insieme a tutto l’ambiente cittadino) per discutere del Macro come al solito al centro di preoccupanti e fumosi dibattiti promossi dalla politica cittadina.
Quell’incontro fu prima fissato e poi annullato quando gli inviti erano già stati spediti e molti avevano ordinato e messo a punto le proprie idee al proposito.
Da allora un mix opprimente di silenzio e pettegolezzi mi hanno tenuto distante dall’argomento, come me credo molti.
Che dire oggi? Su cosa avere opinioni? Come si fa a giudicare negativamente l’appello all’utopia? All’asilo? Allo stare contrapposto al visitare etc.. etc…
Sono idee, immagini, sensazioni.
Alcune di queste le avevamo chiaramente espresse (scrivendole) anni fa in un documento a firma collettiva con la sigla ARIA espressione di un grande numero di artisti romani riuniti per la prima volta a ragionare insieme.
In verità le nostre erano molto più immaginifiche e reali allo stesso tempo e anche più dettagliate.
È triste assistere oggi alla loro trasposizione fumosa e in una versione individualista che le priverà di forza collettiva e istinto lieve.
In questa lettera breve lascio spazi bianchi fra blocchetti di parole perché intanto prendo respiro … non c’è quasi niente da dire. Se non che non avremo (ancora) un museo e neanche il suo opposto,
Siamo tutti stanchi di negatività, vorremmo aver potuto dire: si …
invece affiora solo no, no, no, solo che stavolta non si sa a cosa rivolgerlo.
Forse sarà bene che ognuno di noi pensi a fare una mostra, ancora una mostra? si ancora una mostra! Forse non al Macro ma ovunque sarà possibile e sarà possibile ovunque.
(Alfredo Pirri, artista)












