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Non ero a Roma per la sedicente conferenza stampa, ma ne ho letto il comunicato nonché diversi resoconti. Mi attengo, quindi, a quello che leggo dal c.s. ufficiale da cui prendo i virgolettati che seguono.
“Giocare al gioco del museo” per farlo diventare “reale” è un’impresa in cui forse non si sarebbero lanciati neanche i Surrealisti. Purtroppo, però, non siamo di fronte un cadavre exquis, ma a un programma di lotta e di governo (?) di un museo affidato a un regista e antropologo, Giorgio de Finis, vecchia conoscenza del vicesindaco di Roma nonché (e doppio ahimè) assessore alla cultura di Roma, Luca Bergamo. E poiché almeno per ora nessuno gioca e tutti invece paghiamo le tasse anche per il Macro (asilo o meno), vorremmo sapere che significa l’iperbole suddetta. Una reazione a un sistema per certi versi obsoleto e anche un po’ marcio quale è, fatte le dovute eccezioni, quello museale italiano, come ipotizza Fabio Cavallucci? A me pare di no. I musei non nascono a caso, ma per conservare e, nel caso del contemporaneo, valorizzare. La piazza aperta dove accomodarsi possibilmente in tanti (“Un Macro_asilo accogliente”) è un’altra cosa, come lo è il MAAM che De Finis ha fondato. E la diversità è un valore, mentre l’omologazione è un disvalore.
Ma c’è dell’altro: il peggio che avanza. Leggo sempre dal cs: “MACRO_asilo opta per una temporanea sospensione delle mostre valorizzando la collezione esistente. Apre invece la porta a tutti gli artisti che invita a partecipare alla costruzione del nuovo museo”. La domanda allora si sposta su “chi sono gli artisti”. E qui la risposta dell’antropologo è soavemente tautologica:”chiunque si definisca artista”. Non ci interessa qui insistere sul sistema dell’arte e sul fatto che artisti non ci si proclama, ma ci si diventa e che diventarlo non è una passeggiata. Sottolineiamo l’insopportabile populismo di una tale affermazione che rischia di trasformare il “grande dispositivo d’incontro” in un talent de noantri forse anche un po’ sfigati. E come si presenta Giorgio de Finis cui oggi il Comune di Roma dà 800mila euro che negli ultimi anni il povero Macro non ha mai avuto? “Sono stato invitato a fare me stesso”, ci avverte. Una sorta di Unto del Signore. Anzi, di Luca Bergamo. Amen. (Adriana Polveroni, Direttrice di ArtVerona, critica d’arte e saggista)
Sopra: Veduta della mostra di Anish Kapoor al MACRO, 2016












