25 gennaio 2018

La Fondazione Plart festeggia dieci anni di attività con una mostra dedicata alla sedia

 

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Il 25 gennaio 2018, la Fondazione Plart di Napoli compie i primi dieci anni di attività. È stato il primo Museo della Plastica a nascere in Europa, non da una sensibilità pubblica ma da una intuizione privata, quella del Presidente Maria Pia Incutti, che seppe con grande spirito pionieristico e una punta d’azzardo riconoscere un valore artistico in quelle plastiche, che poi sono diventate i nuovi oggetti del XX Secolo. 
Per festeggiare questa ricorrenza, il Plart apre quest’anno con il progetto espositivo “Ex Novo”, a cura di Pina di Pasqua, con il coinvolgimento dei seguenti artisti: Mario Coppola, Emmanuele De Ruvo, Gerardo Di Fiore, Gaetano Di Riso, Matteo Fraterno, Yumi Karasumaru, Gianroberto Iorio, Pasquale Persico, Felix Policastro, Carmine Rezzuti e in ultimo un’interpretazione del laboratorio di Gay Odin. La parola d’ordine della curatrice è restituire una seconda vita a oggetti di uso quotidiano abbandonati nel dimenticatoio del consumismo. Per la mostra in questione, l’oggetto è la sedia. 
Così riunite insieme, tutte le opere sembrano partecipi di un’assemblea in cui il pubblico è testimone di un discorso sul valore ulteriore di oggetti semplici, quotidiani, come appunto nel caso specifico lo è la sedia. Già artisticamente Joseph Kosuth, con la sua opera One and Three Chairs, aveva posto l’accento sull’importanza della sedia come oggetto di confronto tra l’arte e la realtà e non sembri quindi scontato affermare che oggi ci sia ancora più bisogno di una riflessione. Lo scopo che si intravede dagli interventi dei diversi artisti infatti è quello di svelare come la relazione tra l’essere e l’oggetto avvenga in realtà proprio quando l’oggetto ha smesso di funzionare. Solo sradicata dalla reale funzione, la cosa acquista un valore memoriale, iconico, mostrandosi come forma estetica. 
È così, per esempio, che nel lavoro di De Ruvo, Confidence, due sedie si sporgono quasi a toccarsi in un ammiccante bisbiglio divenendo degli amanti. Con un procedimento di ricostruzione empatica con l’oggetto, in Radiografia sella sedia n. 9 di Persico, una sedia ormai stanca dorme e sogna in una panca concettuale. Ma c’è anche chi, come Di Fiore, sublima questa condizione dello scarto, come nella sua opera Metamorfosi, in cui la sedia è ribaltata e pende dall’alto quasi come un’esortazione a pensare le cose fuori la loro apparenza. Un’altra seduta è poi, quella di cemento di Felix Policastro chiamata Viaggio. Letteralmente l’artista dà peso all’essenza della sedia intesa come pausa e riposo del corpo. Una seduta contemplativa. Altre sedie invadono poi lo spazio museale, di diverso carattere: ribelle, tattile, odorosa. Insomma la sedia è occasione di vedere, a partire da essa, un tutt’altro. 
Una mostra che si potrebbe definire site-specific, e non tanto perché le opere siano state costruite in dialogo con lo spazio proprio della Fondazione, ma perché il concetto alla base dialoga direttamente con il pensiero ispiratore del Plart. Tutta la collezione costruita in questo tempo, dalle borse ai gioielli, lampade, utensili, vasi, giocattoli, radio, apparecchiature elettriche, risalenti a partire dalla metà dell’Ottocento fino agli anni Sessanta del Novecento, possiedono lo statuto di ex novo, non solo in quanto preservato, ma soprattutto in quanto esposto a un pubblico in una forma nuova, quella della memoria. 
Questa non è che la prima tappa di una programmazione più ampia che coinvolgerà altri artisti e altri oggetti quotidiani. (Marcello Francolini
In home: Gerardo Di Fiore, Metamorfosi (Aracne), 2017 
In alto: particolare dell’allestimento della collezione di plastiche storiche

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