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I francesi, che sbadati. Dopo aver ritrovato un’opera di Edgar Degas scomparsa da dieci anni, così per caso, nel portabagagli di un pullman, adesso è la volta di un Claude Monet che, in effetti, non era mai andato da nessuna parte. Si tratta di un dipinto con ninfee e salici del 1916, probabilmente uno studio per la serie dell’Orangerie, del quale se ne persero le tracce durante la Seconda Guerra Mondiale e che è stato ritrovato in un luogo sorprendente: un magazzino del Louvre.
L’opera fu acquistata nei primi anni ’20 da Kojiro Matsukata, ricchissimo armatore giapponese che in quel tempo stava mettendo su una ricchissima collezione, con l’intenzione di costruire un museo a Tokyo. Matsukata visitò per la prima volta Monet nella sua casa di Giverny nel 1921, introdotto dal comune amico Georges Clemenceau e, secondo alcune voci non confermate, pagò l’opera un milione di franchi, rifiutando una riduzione che lo stesso Monet voleva offrirgli. Nel 1922, il collezionista possedeva 25 opere dell’artista ma sul finire degli anni ’20 fu costretto a venderne molte, per una crisi che mise in ginocchio le sue attività. Non un periodo fortunato, per Matsukata, visto che poco dopo 400 opere di sua proprietà e conservate a Londra finirono bruciate in un incendio. La parte parigina della collezione invece fu relativamente più fortunata e, prima sequestrata dal governo francese, venne poi restituita al Giappone, nel 1959. A parte il dipinto di Monet in questione, che scomparve durante la Guerra e, arrotolato in un cantuccio degli enormi depositi del Louvre, è stato ritrovato per caso già nel 2016 ma la notizia non era mai stata diffusa. Fino a ieri, quando il NMWA-Museo Nazionale di Arte Occidentale di Tokyo ha annunciato che la grande tela, pesantemente danneggiata, sarà esposta nell’estate 2019.










