Create an account
Welcome! Register for an account
La password verrà inviata via email.
Recupero della password
Recupera la tua password
La password verrà inviata via email.
-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Come si fa a raccontare un’opera e, magari, a farsi anche capire? L’arte cambia e il modo in cui se ne parla deve adattarsi ai tempi, trovando nuovi strumenti, sperimentando tecniche prese in prestito da altri ambiti. Questa soglia tra opera e testo sarà la materia di studio di Narrativa per le Arti Visive e il Design, corso breve attivato dalla NABA-Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, con i docenti Gabriele Sassone e Stefano Valenti. Il programma del corso prevede l’introduzione alla teoria e alla pratica della narrativa per l’arte e l’approfondimento delle principali tecniche di racconto, dalla regola d’oro di show don’t tell alla costruzione del personaggio, oltre a momenti di revisione e dibattito che trasformeranno il laboratorio in un’officina di narrativa in costruzione. I testi prodotti saranno valutati per una presentazione a riviste cartacee e online e a case editrici. Gabriele Sassone, ci dice di più.
Quali sono gli strumenti per raccontare l’arte contemporanea in maniera efficace e al passo con i tempi?
«Siamo convinti che sia giunto il momento di indagare una scrittura d’arte più inclusiva, più accessibile. Questo non significa ridurre le complessità dell’arte, bensì offrire altri punti di vista. Per esempio, capire quanto – anche nella scrittura critica – sia importante mostrare, trasformare i concetti in qualcosa di concreto anziché limitarsi alla loro astrazione. Mostrando, si possono rendere accessibili concetti piuttosto complicati. Tuttavia, per noi è fondamentale trasmettere l’idea che la scrittura, come del resto l’arte, si costruisca sulla ricerca e sulla pratica costante. Su un metodo di lavoro».
Cosa avranno modo di conoscere i partecipanti al Corso di Narrativa per le Arti Visive e il Design?
«Innanzitutto gli autori. Durante ogni lezione analizzeremo la scrittura di autori che, attraverso alcuni brani significativi, possono insegnarci a migliorare alcuni aspetti della nostra. Quindi: come scrivere un buon incipit, come descrivere un oggetto o un’immagine in movimento, come rappresentare la propria interiorità, come connotare un ambiente, e via dicendo. Analizzare la scrittura in questo modo significa entrare nello sguardo dell’autore. In parallelo, proprio perché il corso favorisce la messa in pratica, lavoreremo con meticolosità sui testi prodotti dagli studenti. La riscrittura, a seconda delle necessità, sarà anche condivisa con tutta la classe proprio perché il miglioramento inizia quando accettiamo il confronto con gli altri».
Una nuova scrittura d’arte equivale anche a un nuovo modo di vedere l’arte?
«Questo lo stabiliranno i lettori. Possiamo dire che, dal nostro punto di vista, cercare altre strade è un dovere. La riflessione che ci siamo posti nel progettare il corso è che la scrittura d’arte finora si sia accontentata di poche formule. Credo lo abbiano capito anche gli editori, dal momento che, soprattutto all’estero, sempre più spesso iniziano ad affiorare testi non canonici. Quella con la narrativa è una delle contaminazioni possibili, una contaminazione che però offre enormi margini di sperimentazione».














