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Un esercito di 6500 fenicotteri, tartarughe, coniglietti, elefanti e svariati pikachu, ha invaso nottetempo la Piazza Grande di Locarno, una superficie di 3500 metri quadrata totalmente ricoperta di salvagenti di plastica di tutti i colori e le forme. Si tratta di Apolide, imponente installazione dell’artista ticinese Oppy De Bernardo, realizzata con il patrocinio della Città di Locarno e grazie alla collaborazione di più di 120 persone e con l’ausilio di 18 km di corde.
Il riferimento è alla condizione di chi non ha un luogo sicuro al quale appigliarsi oppure vede il proprio spazio messo continuamente in discussione, sotto costante rischio di finire sommerso dai flutti della storia e di interessi contrastanti, come i migranti o i popoli non riconosciuti, persone private di diritti e certezze. Spesso liquidati con l’eufemistico termine displaced people – che come lamentava Hannah Arendt riduce e banalizza la complessità della situazione – è evidente come sia difficile evitare di imbrigliarsi in complesse e irrisolte riflessioni filosofiche, per conferire invece al termine “apolide” una definizione giuridica, che ne eviti quella straniante e distruttiva condizione di invisibilità. Oppy De Bernardo affronta la questione in maniera trasversale, teatrale e ludica, immaginando un’isola che non c’era, tanto ingombrante quanto leggera, plateale e smossa dal vento.
L’installazione sarà visibile fino al 15 aprile e, dall’11 aprile, la cittadinanza, i bambini, le scolaresche e il pubblico in generale sono invitati in Piazza Grande a ritirare quanti salvagenti vorranno.
In home e in alto: Oppy De Bernardo, Apolide, Locarno. Foto di Edoardo Oppliger










