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Un altro pezzo di storia e di cultura se ne va, insieme al valore immenso che costituisce, all’interno dell’offerta culturale del nostro Paese. Il crollo della cinta muraria del borgo medievale di San Gimignano, in provincia di Siena, dichiarato patrimonio Unesco per il suo centro storico nel 1990, rappresenta una sorta di metafora della Penisola, che vede ancora una volta il proprio patrimonio finire nello sfracello. Non si tratta, in effetti, del primo crollo neppure in senso stretto, visto che l’elenco dei cedimenti strutturali delle opere d’arte e siti storici di cui è ricca l’Italia è ormai lunghissimo e conta decine di episodi, se non addirittura centinaia. Tra i più clamorosi, quelli avvenuti in più occasioni a Pompei, che hanno avuto un’eco internazionale, ma non solo. E ora tocca a San Gimignano assistere al disastro, con la cinta muraria cittadina risalente al XIII Secolo che, nel pomeriggio di martedì, 3 aprile, ha subito un cedimento lungo circa 8 metri e alto 6, secondo i primi rilevamenti dei vigili del fuoco. Un danno immenso che fa gridare allo scandalo la comunità.
Il sindaco Giacomo Bassi, dichiarandosi «sconvolto per l’accaduto», chiede risorse al governo: «Che conceda fondi per tutelare il patrimonio artistico e culturale, perché oggi i comuni intervengono unicamente con risorse proprie». «Il nostro patrimonio, che è straordinario – ha aggiunto – genera risorse attraverso il turismo e un notevole indotto e questo richiede uno sforzo generale che coinvolga più soggetti». (Alessio Crisantemi)










