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«Uno sfregio gravissimo che denota una totale mancanza di rispetto per il luogo e per l’oggetto in sé», sono le parole di Arianna Cajano, la funzionaria della Soprintendenza di Roma che dovrà redigere il progetto di restauro della tomba del Beato Angelico. Il sepolcro del grande maestro dell’arte italiana, che tentò di coniugare i nuovi valori rinascimentali con la religione cristiana, si trova nella chiesa domenicana di Santa Maria Sopra Minerva, al cui interno sono conservate, oltre alle spoglie di Caterina da Siena, anche un dipinto d’altare di Federico Barocci, un Cristo portacroce di Michelangelo e alcuni cenotafi attribuiti a Gian Lorenzo Bernini. Ma evidentemente le misure di sicurezza non bastano, visto che, nei giorni scorsi, ignoti hanno potuto agire indisturbati e colpire in più punti la lastra funeraria di marmo, realizzata da Isaia da Pisa.
Dopo un primo sopralluogo, la Soprintendenza effettuerà un secondo check tecnico, per redigere il progetto di restauro che verrà finanziato dal Fec, il Fondo edifici di culto afferente al Ministero dell’Interno, proprietario del bene. E putroppo non è la prima volta che nell’area agiscono i vandali. Nel novembre 2016, a essere colpito fu l’Elefantino di Bernini, di fronte alla chiesa, al quale fu staccata la zanna sinistra. Anche in quel caso, i colpevoi rimasero ignoti.










