14 aprile 2018

Milano Art Week/18. Christian Marclay per “Furla Series” e l’armonia dei rumori liberi

 

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Oltre le vetrate il Duomo illuminato, sopra la testa il grande neon di Lucio Fontana, e a terra una distesa di oggetti più vicini al junk che al design, tra cartacce, cartoni, tubi di plastica, una lampada, biglie, pentole, una caffettiera, ciotole di vetro e metallo, un parallelepipedo in plexiglass finito distrutto, un martello, vinili e una batteria. Ecco lo sfondo del “Concerto Spaziale” di Christian Marclay, ultimo evento che chiude in bellezza – e con una buona dose di ironia – l’ultimo appuntamento delle “Furla Series #01 – Time after Time, Space after Space”.

Nato nel 1955 a San Rafael (USA) e di casa a New York, artista, musicista e compositore, Marclay al Museo del Novecento è stato accompagnato da Okkyung Lee, violoncellista sudcoreana, e Luc Müller, percussionista. In apparenza caotica e senza un filo conduttore preciso, la performance di 45 minuti mette in scena “il naturale potenziale acustico di qualsiasi oggetto”, senza amplificazioni, microfoni, tecnologie, in una ritmica crescente che culmina con una sorta di corpo a corpo con la batteria. Marclay, musicista senza strumenti, esegue così un concerto in cui ogni rumore è musica in uno spazio – quello del museo – che anche se non acusticamente perfetto diventa armonico. Per un concerto avanguardista, al limite tra dadaista e futurista, dove la viola viene “strozzata” e gli “attori” ruotano a loro volta nello spazio come gli strumenti-oggetti utilizzare per generare anche una serie di applausi affascinati da questo “teatro del suono trovato di influenza duchampiana che ha ispirato un’intera generazione di musicisti e artisti”, e che si allontana dalle amplificazioni della musica concreta per un’esperienza pura e ludica, dove gli oggetti finalmente possono non solo parlare ma anche farsi ascoltare.

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