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Come al solito era stato bravo a creare l’attesa. Aveva fatto recapitare agli invitati del vernissage un cartoncino tutto spiegazzato, il comunicato stampa -stropicciato anch’esso- non anticipava alcunché sulla mostra.
“Cosa si inventerà Sislej Xhafa per la sua prima personale in città?” Era l’interrogativo inquietante degli ultimi giorni a Roma.
All’inaugurazione della mostra presso il Magazzino d’Arte Moderna la sorpresa non è mancata. Geniale per alcuni, offensiva e pretenziosa per altri.
Due montagnette di sterco equino campeggiavano nelle due candide stanze della galleria. Risultato? Spazi inaccessibili per il fetore tremendo e tutti gli invitati fuori, nel cortile.
Un omaggio alle “carozzelle” che portano a passeggio gli stranieri per la capitale e che lasciano spesso simili ricordini per i vicoli del centro? Una rielaborazione delle tradizioni poveriste dei cavalli in galleria di Jannis Kounellis? O una semplice e modaiola provocazione?
Ai lettori la risposta. Ma sicuramente il kosovaro Xhafa un risultato l’ha ottenuto: in tema di merda ha anticipato alla grande la Cloaca Turbo scacazzona di Wim Delvoye, esposta dal primo novembre al Museo Pecci per la riapertura del centro d’arte contemporanea pratese.
[exibart]








peccato che la cloaca di delvoye (che è veramente cloaca) è di un bel po’ di anni fa…
aho’ era fatto apposta così tutto mozzicato l’invito? er postino mio me li porta tutti così, ah sislei sei cossovaro ma ar Quadraro stampo peggio c’ar paese tuo me sa’!!!
sempre fine tonelli..dovrebbe imparare a fermarsi un attimo prima
proprio na mostra de merda!
Mi sembra che il tema da Manzoni, Kiki Smith ed appunto Delvoye non sia proprio originale… sarebbe curioso sapere da Sislej il perchè di questa poetica, sempre che ce ne sia uno…
A volte basta avere un cognome non italiano per sfondare in Italia… è retorico e banale ma purtroppo anche vero…
chi è l’idiota che ha dato ospitalità a questo imbecille?
Siamo fermi in un punto, non molto distante da 50, 30 anni fa.E’ triste ma l’unico modo per far riflettere la gente è quello di trattarla come la merda.
E’ chiaro che nessuno degli intervenuti conosce il lavoro di Sislej: sempre straordinariamente crudo e poetico. Altrimenti si sarebbero interrogati più a lungo. Io ho avuto la fortuna di averlo inaspettatamente ospite, un’estate fà, in Sicilia. Avevo in precedenza conosciuto il suo incredibile lavoro e mai avrei immaginato di poterlo incontrare in casa di amici fiorentini, nei 50 gradi agostani di San Vito Lo Capo. Meno che mai da lì a poco a casa mia a Catania. Xhafa è come le sue opere:- dolce-forte; religiosamente blasfemo. E’ colto, coltissimo; mai stanco di indagare nuovi orizzonti. Impegnato con se stesso come fuori da sè stesso. I suoi obiettivi appena superati si spostano oltre, all’infinito. Sislej è una forza della natura, del proprio essere multiculturale. E’ genio instancabile, consapevole, del proprio DNA.
penso che questa arte “concettuale” sta semplicemente contribuendo a prosciugare l’immaginazione del pubblico.