20 aprile 2020

Germania, Austria e Svizzera riaprono i musei e l’Italia rimane in silenzio

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Mentre i musei tedeschi si attrezzano per la riapertura, in Italia il Mibact si arrovella sulle linee guida. Sollevando un problema di immagine

Questa penultima settimana di aprile si è aperta con un lunedì di pioggia, ancora più folle di quei cari, vecchi Blue Monday ante virus. Come abbiamo avuto modo di registrare e raccontare fin dall’alba della chiusura, pieno all’inverosimile è stato il calendario di eventi e appuntamenti, tutti rigorosamente online, che hanno continuato ad animare il settore della cultura e, in particolare, dell’arte. Ma adesso che del lockdown si intravede il tramonto anche in Italia, il Mibact e i musei dovranno anche pensare a una strategia d’uscita dal virtuale o, piuttosto, di adattamento e mediazione con le esigenze del reale, mantenendo la sicurezza al primo posto, chiaramente.

La Germania detta le linee guida per la riapertura dei musei

In Germania i musei riapriranno il 22 aprile nella regione del Brandeburgo, il 27 nell’area della Turingia, mentre in Austria il 18 maggio e l’8 giugno in tutta la Svizzera, secondo quanto annunciato da David Vuillaume, direttore della German Museums Association: «Un significativo e simbolico segno, per ritornare a un certo tipo di normalità». Le amministrazioni federali e il governo centrale hanno infatti concordato un primo allentamento della chiusura dei luoghi della cultura, rafforzando al contempo le misure di sicurezza.

Librerie, biblioteche e archivi possono ora riaprire, mentre grandi mostre, teatri e sale da concerto dovranno aspettare ancora un po’ ma i musei sono già attivi in previsione della nuova fase. «Ci aspettiamo che altre istituzioni culturali vengano riaperte passo dopo passo nelle prossime settimane.

I musei possono svolgere un ruolo pionieristico in questa graduale riapertura», dichiarano dalla German Museums Association, che ha stilato anche un rapido prontuario di provvedimenti da adottare, per una fruizione a prova di Covid-19: apertura graduale delle mostre, limitazione del numero di visitatori, eliminazione delle code previa distribuzione online di ticket, finestre temporali speciali per gruppi a rischio, orari di apertura prolungati, cartelli informativi sulle misure igieniche apposti di fronte all’ingresso e alla cassa, manifesti informativi sulla regolamentazione delle distanze nelle sale espositive, fornitura di disinfettanti per le mani per i visitatori e di maschere protettive, aumento dei turni di pulizia, protezione del personale, misure di igiene per le audioguide e per tutti i dispositivi hands-on.

Brividi di futuro per i musei, comodamente dal divano di casa Italia

Cosa leggiamo tra le righe questa lista, che quasi vengono i brividi di piacere per quanto è semplice e precisamente calibrata sul problema? Sì, è proprio il futuro. Ma il futuro ha evidentemente un costo e siamo sicuri che i musei italiani siano in grado di affrontarlo? E quando? Visto che non serve un genio della finanza per rendersi conto della evidente disparità di bilanci tra la Germania e l’Italia, quale sarà la strategia di uscita dei musei del Bel Paese della Cultura e che “potrebbe vivere solo di Turismo”?

Nonostante i panorami fantastici, la cucina deliziosa e la culla del Rinascimento, è evidente che la maggior parte dei nostri musei non è pronta ad assumersi l’onere di acquistare pacchi di mascherine e di stampare manifesti con le istruzioni per il lavaggio delle mani (faranno un contest gratuito dedicato ai giovani artisti?). Per non parlare degli straordinari per gli addetti dei vari servizi aggiuntivi – dalla biglietteria alla sorveglianza, passando per le pulizie e la manutenzione –, che oltretutto sono gestiti da società private che hanno vinto una gara di assegnazione pubblica.

Il Direttore Generale dei Musei, Antonio Lampis, in attesa di capire il da farsi, non rilascia dichiarazioni. E così non possono che tacere anche le varie altre associazioni, le reti dei musei, le fondazioni. Tutti in attesa di capire quale sarà l’impostazione dettata dal Ministero che, per il momento, non ha trovato di meglio che lanciare l’ipotesi di un Netflix dell’arte e della cultura.

«Stiamo ragionando sulla creazione di una piattaforma italiana che consenta di offrire a tutto il mondo la cultura italiana a pagamento, una sorta di Netflix della cultura, che può servire in questa fase di emergenza per offrire i contenuti culturali con un’altra modalità, ma sono convinto che l’offerta online continuerà anche dopo: per esempio, ci sarà chi vorrà seguire la prima della Scala in teatro e chi preferirà farlo, pagando, restando a casa», ha dichiarato Dario Franceschini, ministro dei Beni Culturali. Insomma, la soluzione per l’emergenza e per il post, è provare a trasferire, il meno goffamente possibile, l’esperienza reale dei grandi numeri su qualche piattaforma online tematica, una sorta di DMAX per persone raffinate o, meglio, per turisti da divano.

Sii turista del tuo Paese, disse qualcuno

Ricordate le lunghe file di visitatori in calzoncini e camicione a mezze maniche, assiepati gli uni sugli altri, in paziente attesa davanti ai botteghini dei nostri Musei Autonomi? Ecco, probabilmente non li rivedremo più per un po’ di tempo. Così come non sentiremo più quel tranquillizzante ticchettio che fa la matrice quando si stacca dal biglietto. «Il turismo vale il 13% del Pil ed è un settore sul quale l’emergenza coronavirus ha avuto un impatto enorme: ci vorrà del tempo prima che il turismo internazionale torni in Italia, ma difficilmente questa estate i turisti italiani andranno in giro per il mondo, dobbiamo quindi lavorare sul turismo interno, italiano, di prossimità», ha proseguito Franceschini. Sii turista del tuo Paese, allora. Sì, forse con le spiagge a numero chiuso qualcuno troverà il coraggio di trascorrere un 15 agosto in un museo.

Ma c’è da scommettere – sia chiaro, senza il minimo compiacimento da profeta dell’apocalisse – che i dati sulle affluenze che il Ministero comunicherà a inizio 2021 non saranno vertiginosamente proiettati verso il segno più. Insomma, la questione non è solo di immagine – che pure ha il suo peso – ma di strategie e di politiche, visto che i grandi numeri attirati dai grandi attrattori, cioè i musei autonomi, non erano solo dei cavalli di battaglia orgogliosamente tirati a lucido dal Mibact ma una fondamentale chiave di volta strategica.

Insomma, il Mibact avrà da arrovellarsi per definire delle linee guida che, in un modo o nell’altro, Netflix o no, segneranno una radicale inversione di rotta, rispetto a quanto fatto negli ultimi anni. E forse potremo addirittura riscoprire il piacere di una passeggiata in solitaria – o quasi – tra un Raffaello e un Lucio Fontana. Sempre che non si consideri l’andare al museo un’azione più pericolosa che mettersi in fila per entrare in un supermercato.

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