27 luglio 2004

Puglia, Corridoio 8. Sei artisti dei Balcani al club masseria Mavù

 

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Corridoio 8 è il progetto di residenza di artisti balcanici che il critico d’arte Antonella Marino ha curato per il Mavù, club-masseria in Valle d’Itria nel corso della settimana che va dal 26 luglio al primo agosto. Il vernissage del progetto è in programma venerdì 30 luglio alle 22, alla presenza degli artisti e della curatrice. Gli artisti sono: Irena Lagator (Montenegro); Dren Maliqui (Kosovo); Jelena Radic(Serbia); Irena Paskali (Macedonia); Antea Arizamovic (Slovenia); Heldi Pema (Albania).
L’idea del confronto tra Puglia e Balcani nasce dall’esigenza di approfondire il confronto tra Paesi storicamente amici e dall’urgenza di sottolineare e sostenere il ruolo significativo delle due aree nell’ambito del contesto balcanico e della riva sud del Mediterraneo. Per questo il titolo, “Corridoio 8”, fa riferimento all’omonimo progetto europeo che prevedeva la costruzione di infrastrutture per favorire i rapporti commerciali tra le due sponde (ma che purtroppo non è più stato varato). L’iniziativa del Mavù si basa sul coinvolgimento di sei giovani artisti che provengono da diversi territori dell’ex Yugoslavia e dall’Albania post-comunista, invitati a soggiornare a Locorotondo per circa una settimana e a realizzarvi dei progetti.
Quasi tutti sotto i trent’anni, hanno in comune la conoscenza spigliata dei linguaggi d’occidente, e un curriculum già ricco di partecipazioni internazionali. Pur se aggiornato su moduli espressivi ormai globalizzati (con un approccio postconcettuale che predilige video, foto e installazioni), un forte collante è per loro l’ inevitabile confronto con le lacerazioni della propria storia, la schizofrenia di chi non può fare a meno di testimoniare il proprio presente confuso e contraddittorio, ma con la mente e con lo sguardo è proiettato altrove. Questioni globali come la rappresentazione mediatica dell’immagine femminile (Radic); i rischi delle manipolazioni genetiche (Arizamovic); i condizionamenti della tecnologia (Lagator); i non-luoghi e l’utopia del viaggio (Pema); l’identità nazionale (Paskali); le tensioni tra liberalismo e individualismo (Maliqi); s’intrecciano con i temi “locali” del rapporto con le ideologie del passato, l’unità geopolitica, le barriere e dei confini tra stati, il razzismo, l’integrazione, l’ansia di cambiamento.
Nel corso della serata Paolo De Cesare mostrerà alcuni documentari intorno a questi Paesi filmati. E parlerà della sua personale esperienza di viaggiatore dei Balcani.


Mavù si raggiunge dalla strada provinciale Locorotondo-Cisternino.
Il percorso sarà facilitato da indicazioni lungo la strada.
Info al 348.856.99.05.

Info stampa al 333.48.84.606


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3 Commenti

  1. antonella marino cura anche lei le mostre?
    PENSAVO AVESSE SMESSO………
    UN IN BOCCA AL LUPO ALLORA, SPERIAMO DI VEDERE QUALCHE COSA DI BALCANICO EH EH EH EH ……………..

  2. Ritengo che l’iniziativa artistica sia importante in quanto apre una finestra di dialogo con una realtà territoriale poco conosciuta quale quella dei Balcani.Il territorio artistico pugliese,al di là di qualche eccezione autorevole,lamenta un’isolamento culturale, ripiegato sui soliti temi che trovano il consenso dei pochi collezionisti.
    C’è biosogno di confronto e di aperta discussione sui temi della cultura e del fare artistico.
    Domenico Maurizio Toraldo (LE)

  3. Antonella Marino fino a poco tempo fa ci ha ammorbato con mostre locali pseudo-ironiche, in cui il beffardo si mescolava al erotico spinto, al narcisismo infantile e roba trita e ritrita.
    Nel mezzo qualche mostra locale con nomi conosciuti (a prestito) giusto per avere un tocco nazionale e ora gli resta il mavù… e qui ci mancava la mostra dall’impegno sociale, le due sponde del mediterraneo,ecc.
    Della sua liena curatoriale non si è capito proprio nulla! auguri

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