-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
La mattina di venerdì 10 settembre 2004, presso il Teatro alle Tese dell’Arsenale di Venezia, durante la cerimonia ufficiale di premiazione della 9° Mostra Internazionale di Architettura, diretta da Kurt Forster, la giuria –composta da Dieter Bogner (storico e pubblicista, Vienna), Luis Fernández-Galiano (direttore di “Arquitectura Viva” e “Arquitectura y Vivienda”, Madrid), Kent Martinussen (direttore del Danish Architecture Center, Copenaghen), Marianne Stockebrand (direttrice del The Chinati Foundation, Marfa, TX), Vittorio Zucconi (inviato di “La Repubblica”, Washington, DC)- ha assegnato i tre Leoni d’oro e gli otto premi speciali.
il Leone d’Oro alla carriera è stato consegnato a Peter Eisenman (Newark, New Jersey, Usa 1932), teorico e architetto di fama internazionale, premiato per “per il suo valore di pensatore e docente, architetto di eccezionale capacità e inventiva, esemplare progettista per il nuovo millennio e luminosa guida della professione in tutto il mondo”.
Il padiglione del Belgio, con l’installazione Kinshasa, La Città immaginaria, si è aggiudicato il Leone d’oro per la migliore installazione presentata da un Paese. Il progetto –ideato e presentato da Katrien Vandermarliere (commissario), Filip De Boeck e Koen Van Synghel (curatori), Marie-Françoise Plissart (espositrice)- viene scelto per la “maniera provocatoria e straordinaria di mostrare al pubblico che le tradizionali strategie e tipologie architettoniche non sempre sono la migliore risposta alle grandi sfide del mondo”, in relazione alle importanti metamorfosi che stanno subendo i problemi dell’identità, della comunità e dell’infrastruttura.
Il Leone d’oro per l’opera più significativa in mostra è andato allo studio giapponese SANAA per i progetti del Twenty-First Century Museum of Contemporary Art di Kanazawa (Giappone) e per l’ampliamento dell’Ivam di Valencia (Spagna). Gli architetti Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa, mostrano come gli edifici pubblici, e in particolare il Museo, possano originare uno spazio comune di integrazione di alta qualità, definendo la relazione fra spazio collettivo, città e individuo.
Questi invece i premi per la migliore opera assegnati a ognuna delle otto sezioni speciali: CONCERT HALLS (allo studio danese/belga Plot di Julien De Smedt e Bjarke Ingels per il progetto della Concert House Stavanger in Norvegia); EPISODES (al fotografo Armin Linke e all’architetto Piero Zanini, per l’installazione Alpi); TRANSFORMATIONS (all’architetto austriaco Günther Domenig per il Documentation Centre at the Party Rally Grounds di Norimberga, in Germania); TOPOGRAPHY (allo studio Foreign Office Architects Ltd per il Novartis Car Park di Basilea, Svizzera); SURFACES (andato all’architetto giapponese Shuhei Endo per il progetto Springtecture); ATMOSPHERE (allo studio australiano PTW Architects pty Ltd and the Chinese partners CSCEC + Design per il progetto National Swimming Center, Pechino Olympic); MORPHING LIGHTS, FLOATING SHADOWS – FOTOGRAFIA (per le immagini di Marte scattate dalla NASA in collaborazione con JPL e la Cornell University).
La cerimonia di premiazione si è conclusa con una lecture di Peter Greenaway. (helga marsala)
[exibart]









