06 luglio 2023

Lavori al Museo della Concattedrale di San Giovanni, a rischio la luce di Caravaggio

di

I lavori di ammodernamento del Museo della Concattedrale di San Giovanni, a La Valletta, Malta, rischiano di oscurare la luce naturale che ispirò Caravaggio per uno dei suoi capolavori più importanti

Caravaggio, Decollazione di San Giovanni Battista, olio su tela, 361×520 cm, Concattedrale di San Giovanni, La Valletta
Caravaggio, Decollazione di San Giovanni Battista, olio su tela, 361×520 cm, Concattedrale di San Giovanni, La Valletta

Che nell’arte di Caravaggio il rapporto con la luce sia profondamente significativo è un dato evidente, non solo per gli storici dell’arte ma anche per i milioni di appassionati che si emozionano di fronte alle sue opere. Luminosità, dunque, e anche improvvise campiture d’ombra, con quei tagli così netti di chiari e scuri che conferiscono un effetto intensamente drammatico alla composizione. Come nel caso della Decollazione di San Giovanni Battista, uno dei capolavori più conosciuti del grande artista, unico tra i dipinti autografi, che colpì anche il grande studioso Maurizio Calvesi proprio per la potenza evocativa della luce, che scolpisce il corpo del Santo, bloccato a terra dallo spietato carceriere. Conservata nell’Oratorio di San Giovanni, a La Valletta, Malta, l’opera rischia però di perdere la sua illuminazione naturale, quella che l’autore stesso vide e che, probabilmente, ne condizionò la stessa ideazione e realizzazione. A seguito di un progetto di restauro e ammodernamento, infatti, una delle finestre lucernarie dell’Oratorio, quella più vicina all’altare, sarà ostruita per sempre, a causa della muratura in cemento armato del nuovo Museo della Concattedrale di San Giovanni, attualmente in costruzione.

Non spegnete la luce di Caravaggio

A porre l’attenzione sulla questione, è Keith Sciberras, storico dell’arte, professore di Storia dell’Arte ed esperto di Caravaggio e della pittura barocca. Ciò influirà sull’illuminazione naturale all’interno dell’Oratorio, un edificio monumentale di enorme rilevanza storica, costruito nel 1602, e cancellerà la fonte di luce che Caravaggio prese in considerazione per la sua monumentale Decollazione, una delle sue opere più grandi, realizzata nel 1608 su commissione del Gran Maestro dei cavalieri di Malta, il francese Alof de Wignacourt (che l’artista ritrasse in un’opera conservata oggi al Louvre).

«Caravaggio ha reagito al potere effimero e trasformativo della luce naturale, al suo ancoraggio spirituale e alla sua natura evocativa. Ha assorbito l’aura, il gioco di luci e ombre e il contesto dello spazio sacro», ci ha spiegato Sciberras, che sulla permanenza di Caravaggio a Malta ha scritto vari saggi e libri. «Osservando la fonte di ingresso della luce, ha deliberatamente modellato l’impianto narrativo dell’opera, per interagire con essa», ha continuato lo studioso, mettendo in evidenza il ruolo della luce anche per l’architettura dell’Oratorio e la sua atmosfera: «[La luce] Cade bruscamente dall’alto a sinistra e bagna la sala principale in modo forte e uniforme. C’è il suo passaggio per tutto il giorno – cadendo gradualmente nel muro di fondo da una lanterna centrale man mano che il giorno procede, scivolando lungo il braccio del carnefice nella “Decapitazione”, mentre infligge il colpo finale al santo martirizzato».

La chiusura della finestra influirebbe anche sull’illuminazione «Di cui Mattia Preti ha tenuto conto per i suoi dipinti a soffitto della Passione di Cristo», ha specificato Sciberras, facendo riferimento al ciclo che Preti, tra i principali esponenti del barocco italiano e del caravaggismo, realizzò tra il 1680 e il 1689.

Ph. Daniel Cilia

La decollazione di San Giovanni, un’opera site specific. E nello spirito del tempo

Si tratterebbe, dunque, di un effetto luminoso non solo ambientale ma anche filologico e caratterizzante: «Ciò implica che un’opera site-specific come la “Decollazione” di Caravaggio fornisce diverse esperienze visive, che l’artista ha calcolato e deliberatamente curato. Le macchie d’ombra e di oscurità sono ugualmente evocative. La luce fisica e quella intellettuale si intrecciano. Caravaggio ha dipinto e catturato una realtà potente, realizzata attraverso l’oscurità e la luce». Per capire questa attenzione al contesto, è necessario ricordare anche che, negli anni successivi al Concilio di Trento e in piena Controriforma, le opere d’arte a tema religioso erano considerate a tutti gli effetti come strumenti pedagogici, a fini devozionali, per far immedesimare i fedeli nel sacrificio e nel pentimento, tra realismo e idealismo.

«Un tale impatto non può essere consentito all’interno di uno spazio storico così importante. C’è stata una decisione curatoriale di chiudere le finestre dell’Oratorio e di utilizzare in modo permanente l’illuminazione artificiale per illuminare il dipinto e lo spazio. La decisione di bloccare definitivamente l’apertura della finestra non è reversibile. Al giorno d’oggi, è, a dir poco, scandaloso e oltraggioso. Bloccare questa finestra acceca l’esperienza effimera degli spazi sacri e dissolve il rapimento della luce a cui hanno reagito architetti e artisti per la creazione dell’impianto architettonico e delle opere d’arte».

Il progetto, soggetto a concessione edilizia PA 472/15 e approvato nel 2016, è promosso dalla Fondazione della Concattedrale di San Giovanni ed è stato valutato dalla Consulta per i Beni Culturali e dalla Soprintendenza ai Beni Culturali, con il parere positivo di ICOMOS Consiglio internazionale per i monumenti e i siti e dell’UNESCO, oltre che della Soprintendenza ai Beni Culturali di Malta. «Sono dell’opinione che ci sia stata una supervisione molto chiara su questa parte di questo progetto. Se così non fosse, purtroppo, si deve concludere che la questione non è stata deliberatamente messa in evidenza», ha concluso Sciberras.

La lettera degli studiosi

Intanto, studiosi di Caravaggio, curatori e direttori di musei hanno firmato una lettera di protesta inviata al presidente della Fondazione della Concattedrale di San Giovanni, monsignor Emmanuel Agius, per esprimere tutta la loro preoccupazione: Professor Erin Benay Case Western Reserve University, US; Dr Sylvain Bellenger, Direttore Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli; Dr. Beverly Louise Brown, Senior Fellow, Warburg Institute, Londra; Professor Giovanna Capitelli, Università di Roma Tor Vergata; Professor Francesca Cappelletti, Direttrice Galleria Borghese, Roma; Professor Danielle Carrabino, Smith College, MA; Professor Keith Christiansen, The Metropolitan Museum of Art, New York; Professor Anna Coliva, ex direttrice Galleria Borghese, Roma; Dr Antonio Ernesto Denunzio Vice-Direttore, Gallerie D’Italia; Professor Sybille Ebert-Schifferer direttrice Bilbiotheca Hertziana Max Planck Institute, Roma; Professor Gabriele Finaldi, Direttore National Gallery, Londra; Professor John Gash, University of Aberdeen; Dr Helen Langdon ex Assistant Director della British School at Rome; Professor Tomaso Montanari, Università per Stranieri di Siena; Professor Giuseppe Porzio Università di Napoli L’Orientale; Professor Catherine Puglisi, Rutgers University, New Jersey; Professor Gary Radke, Syracuse University, NY; Dr Carmine Romano, Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli; Professor Ingrid D. Rowland, University of Notre Dame, Rome; Dr Xavier Salomon vice direttore The Frick Collection, NY; Arcangelo Sassolino, artista; Professor Keith Sciberras University of Malta; Dr Guendalina Serafinelli, Università di Roma Tor Vergata; Professor Richard Spear University of Maryland, College Park; Professor Nicola Spinosa, ex Soprintendente di Napoli; Professor David Stone, University of Delaware; Professor Claudio Strinati, ex Soprintendente di Roma; Professor Maria Cristina Terzaghi, Università di Roma Tor Vergata; Dr Bert Treffers, studioso indipendente, Amsterdam; Dr Letizia Treves Moretti, Fine Art Professor; Caterina Volpi, Università di Roma La Sapienza; Professor Alessandro Zuccari, Università di Roma La Sapienza.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui