08 aprile 2021

Un (quasi) Caravaggio per 1500 euro: ma l’opera viene ritirata dall’asta

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Caravaggio o Caravaggista? In attesa dell’attribuzione, un’opera inizialmente valutata per 1500 euro viene ritirata dall’asta. E gli storici dell’arte si dividono

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Forse qualcuno si stava già sfregando le mani, prefigurando il colpaccio. Mettere le mani su un Caravaggio per la modica cifra di 1500 euro sarebbe stato l’affare del secolo. Ma pochi minuti prima della vendita, l’opera è stata ritirata «per effettuare ulteriori accertamenti», come laconicamente spiegato da Ansorena, la casa d’aste di Madrid che aveva messo nel catalogo della serata, lotto 229, un dipinto a olio su tela di 11×86 centimetri, una Coronacìon de espinas, una Incoronazione di spine, attribuita alla cerchia di Jusepe de Ribera, maestro del Seicento conosciuto in Italia anche come lo Spagnoletto e tra i caravaggisti più avanzati e raffinati. E, in effetti, l’opera potrebbe essere addirittura dello stesso Caravaggio, una notizia clamorosa non solo per la coincidenza dell’asta ma anche per gli studiosi del grande pittore, che potrebbero risolvere un enigma annoso.

Da tempo infatti si discute sulla collocazione di un Ecce Homo, realizzato da Michelangelo Merisi nel 1605, su commissione del cardinale Massimo Massimi. Dell’opera, però, se ne persero le tracce già nel 1659, quando fu portata in Spagna, dopo essere stata acquisita nella collezione di Juan de Lezcano, importante funzionario spagnolo, appassionato di arte italiana (tra i “suoi” artisti, anche Guido Reni e Orazio Borgianni). Attualmente, nel catalogo di Caravaggio c’è un solo Ecce Homo, conservato a Palazzo Bianco di Genova, la cui attribuzione, però, è tutt’altro che sicura.

E fin troppo incerto era anche quel lotto 229: le voci su una attribuzione clamorosa stavano girando già prima dell’asta e a diffondere la notizia della vendita, in Italia, come riportato da Dagospia, sarebbero stati i mercanti d’arte e antiquari Marco Voena e Fabrizio Moretti. Alla fine, le voci sono arrivate anche alla casa d’asta e ai proprietari del dipinto, che hanno quindi deciso di ritirare l’opera per dare modo di effettuare delle verifiche più precise.

Ovviamente, l’attribuzione è ancora tutta da chiarire. Ma a spingere per la paternità caravaggesca sono diversi storici dell’arte. Tra cui Maria Cristina Terzaghi, docente di storia dell’arte moderna presso l’Università degli Studi Roma Tre, esperta di Caravaggio e co-curatrice della mostra “Caravaggio Napoli”, esposta al Museo di Capodimonte nel 2019. Nello stesso museo napoletano, peraltro, sono esposte diverse opere dello stesso Spagnoletto, che a Napoli trascorse molti anni, influenzando in maniera decisiva la pittura locale. Ma nel caso in cui l’opera di Madrid fosse effettivamente di Caravaggio, la quotazione sarebbe centuplicata.

Secondo Vittorio Sgarbi, potrebbe arrivare a 150 milioni di euro, in caso di vendita a privati, senza contare l’interesse dei musei e delle istituzioni pubbliche che, a quel punto, potrebbero esercitare un diritto di prelazione o, comunque, impedire l’esportazione dell’opera. E infatti Sgarbi il pensierino ce l’aveva fatto: «Io la vedo, capisco che l’opera è di Caravaggio e penso, con l’aiuto di un finanziatore, di portarlo in Italia. L’altro ieri di Pinto mi chiama per avvertirmi che l’antiquario è a Madrid e io gli rispondo che lo acquisterò in asta. Ieri mattina mi manda un altro messaggio informandomi che il quadro è stato ritirato, forse per eccesso di offerte», ha dichiarato al Corriere della Sera.

Ma non tutti sono d’accordo. A contestare l’attribuzione a Caravaggio è Nicola Spinosa, ex direttore del Museo di Capodimonte ed esperto di pittura del ‘600. «Non è Caravaggio; si pensa che lo possa essere perché la figura in primo piano replica l’Ecce homo del Museo di Prato attribuito a Caravaggio da Mina Gregori e di cui esiste una copia», ha spiegato Spinosa. Ma, in ogni caso, che si tratti di un Caravaggio o di un caravaggesco, la base d’asta era troppo bassa. «Secondo me il quadro è di un caravaggesco di alta qualità, più che Ribera. Non si possono fare nomi di questa importanza. Se fosse di Ribera la sua quotazione partirebbe da 200 mila euro».

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