30 settembre 2022

Firenze e la Biaf: tutte le arti in dialogo

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La XXII Biennale Internazionale dell’Antiquariato (Biaf) a Palazzo Corsini e l’Art Week con un ampio corollario di mostre in prestigiose gallerie e nei musei trasformano la città di Firenze in un hub culturale a 360 gradi

Tony Cragg, ph. Alessandra Cinquemani

Arte e antiquariato si intrecciano a Firenze in questo scorcio di settembre. La XXII Biennale Internazionale dell’Antiquariato (Biaf) a Palazzo Corsini e l’Art Week con un ampio corollario di mostre in prestigiose gallerie e nei musei trasformano la città in un hub culturale a 360 gradi. Cominciamo dalla Biennale, aperta fino al 2 ottobre, considerata una delle più importanti al mondo e la prima interamente dedicata all’arte italiana. Ottanta gli espositori, italiani ed europei, tutti di alto livello. Tanto da far annunciare a Vittorio Sgarbi, in occasione della conferenza stampa, di aver individuato una ventina di opere degne di un museo. Come il bassorilievo in gesso La dormiente, del 1924, che Felice Casorati aveva realizzato per il teatrino privato dell’industriale Riccardo Gualino, esposto da Gian Enzo Sperone di New York e acquisito proprio da Sgarbi per il Mart di Trento e Rovereto, di cui è presidente.

Laocoon Gallery, Vincenzo de’ Rossi, Laocoonte

Un destino analogo spetterebbe a buon diritto anche al gruppo del Laocoonte proposto dalla Laocoon Gallery di Londra (che unisce il meglio di due gallerie romane: la W.Apolloni specializzata in arte antica e la galleria del Laocoonte, focalizzata sul primo ’900 italiano), scolpito da Vincenzo de’ Rossi nel 1584 a Firenze, ispirato a quello antico conservato ora ai Musei Vaticani (ritrovato a Roma nel 1506 e probabilmente copia di un bronzo ellenistico). Fabrizio e Marco Fabio Apolloni, padre e figlio, lo avevano scovato ad un’asta in Francia e non se l’erano lasciato scappare. Allo stand della Galleria Salamon di Milano, spiccano invece il ritratto di Eleonora di Francesco de Medici, di Alessandro Allori, del 1582 circa, e una Madonna con bambino di Filippo Lippi, del 1433 circa, capolavori assoluti. Quest’anno sono approdati al Biaf anche il Metaverso e la Realtà Aumentata. Grazie a EY (leader in campo digitale), Innovation Partner di questa edizione, si può sperimentare il legame tra arte classica e futuro e vivere un’esperienza virtuale da remoto per ritrovare in uno spazio virtuale le opere pittoriche vincitrici delle edizioni precedenti.

Fabrizio Plessi, Palazzo Bartolini Salimbeni Gold. rendering courtesy Collezione Roberto Casamonti

Il “fuori Biaf” offre un ricco itinerario di gallerie. A partire dalla Galleria Tornabuoni, con “Emozioni Digitali” (fino al18 novembre): 30 installazioni di Fabrizio Plessi, pioniere della videoarte che ama definirsi scultore della luce e delle nuove tecnologie. Nei suoi schermi, strumenti tecnologici al servizio dell’arte e della poesia, video che evocano fuoco, acqua, aria, accompagnati da una nuova serie di opere digitali NFT sulla simbologia dell’oro. L’artista emiliano, veneziano di adozione, ha realizzato anche quattro video per la facciata di Palazzo Salimbeni (fino al 2 aprile 2023), sede del museo di Giuseppe Casamonti, fondatore della Galleria Tornabuoni e grande collezionista di arte moderna e contemporanea.

Galleria Gian Enzo Sperone, La Dormiente, 1924 di Felice Casorati

Una passione nata da bambino, galeotto un ritratto di suo padre Ezio eseguito dal pittore Ottone Rosai, nel cui studio fu contagiato per sempre dalla febbre dell’arte. In dialogo tra antico e moderno invece, l’esposizione “Timelessness” della Galleria Frascione Arte con Aria Art Gallery (fino al 5 novembre), suddivisa tra “Oro, una scintilla attraverso i secoli”, nella prima, e “L’eco dell’eternità”, nella seconda, che unisce dipinti del Seicento a opere contemporanee. Un excursus luminoso e originale dedicato all’uso dell’oro dal XIV secolo ai nostri giorni, che vede accostati, per esempio, la Madonna con il Bambino, di Benvenuto di Giovanni, e il Territorio de ternura del pittore contemporaneo spagnolo Salustiano, del 2018.

Gall. Frascione, Territorio de ternura di Salustiano, 2018 © Micaela Zucconi

Focus su un artista toscano invece, per la Galleria Marletta, con la mostra “Bozzetti, disegni e prime idee dietro le quinte dell’arte” di Giovanni Colacicchi (fino al 31 ottobre), uno dei più importanti pittori figurativi del gruppo “Novecento Italiano”, con Carrà, Casorati, De Chirico, De Pisis, Guidi e Morandi. Super contemporaneo alla Galleria Poggiali, con “Trans Formam”, dell’artista austriaco Erwin Wurm, 22 opere per la maggior parte realizzate appositamente. Oggetti distorti, gonfi, in “sovrappeso”, che ritraggono oggetti di uso quotidiano, dall’automobile al cibo – come i würstel – per una lettura ironica della società contemporanea. Moda e società sono presenti al Museo Ferragamo con una mostra dedicata alla memoria di Wanda Miletti Ferragamo, guida del brand dal 1960 fino alla sua scomparsa nel 2018, sempre in bilico tra dimensione lavorativa e famiglia. Il percorso esamina infatti la realtà femminile tra gli anni Cinquanta e Sessanta, tra abiti, design, opere d’arte, fotografie e filmati. I musei infine: l’esposizione “Nel tuo tempo” di Olafur Eliasson, a Palazzo Strozzi, la più grande mai realizzata in Italia. L’artista presenta opere nuove (come Under the weather del 2022, lavoro site specific nel cortile) e storiche, in dialogo con l’architettura rinascimentale dell’edificio e con i visitatori (fino al 21 gennaio 2023).

Olafur Eliasson, Colour spectrum kaleidoscope

Proseguendo, il Museo Novecento ospita “Transfer”, monografica di Tony Cragg, uno dei più importanti esponenti della scultura internazionale, presente con sculture monumentali, installazioni e disegni. Il direttore Sergio Risaliti spiega: “La grande monografica di Tony Cragg (1949) si inserisce in un percorso di progetti dedicati all’arte inglese, che ha visto protagonisti da Henry Moore a Jenny Saville, fino a Antony Gormely”. A proposito di Moore, in occasione dei 50 anni dalla mostra al Forte di Belvedere, del 1972, il Museo Novecento omaggia il maestro con Henry Moore in Florence – due grandi sculture esposte in Piazza della Signoria e sul Sagrato dell’Abbazia di San Miniato al Monte, fino al 31 marzo 2023 – e con Back to Moore, singolare concorso rivolto a tutti coloro che visitarono l’esposizione del ’72, invitati a inviare i loro ricordi in immagini, ora esposte all’interno della Sala d’Arme di Palazzo Vecchio (fino al 3 ottobre). Nel luogo di nascita del Rinascimento italiano il dialogo tra antico e moderno è un esercizio virtuoso capace di trasformare in spazi di produzione culturale luoghi dismessi come la Manifattura Tabacchi o la Torre di Novoli, un tempo fabbrica Fiat.

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