25 settembre 2020

L’importanza di respirare. La mostra di Kentridge ad Alba

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Una riflessione cosciente e attenta sull’importanza del respiro, della sua negazione a causa del Covid, del razzismo, degli abusi di potere e dalla poca cura del mondo nei confronti dell'ambienti

William Kentridge, Breathe (Respira), 2008, tratto dal trittico
William Kentridge, Breathe (Respira), 2008, tratto dal trittico "Breathe, Dissolve, Return (Respira, dissolvi, ritorna, 2008)", Courtesy Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino

William Kentridge, Respirare è il titolo della nuova mostra presentata dal Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e dalla Fondazione CRC allestita nella Chiesa di San Domenico, ad Alba. 

La mostra “William Kentridge, Respirare”

La mostra di Kentridge ad Alba

William Kentridge, Respirare è il titolo della nuova mostra presentata dal Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e dalla Fondazione CRC allestita nella Chiesa di San Domenico, ad Alba. Curata dalla direttrice del Castello di Rivoli Carolyn Christov-Bakargiev e coadiuvata dall’assistente curatrice Giulia Colletti, è una retrospettiva legata all’artista sudafricano William Kentridge.

L’intenzione madre che ha dato vita alla mostra è il far nascere una riflessione cosciente e attenta sull’importanza del respiro, della sua negazione a causa del Coronavirus, ma anche un respiro negato dal razzismo, dalla segregazione, dagli abusi di potere e dalla poca cura che l’Antropocene ha dimostrato nei confronti dell’ambiente.

Le opere di Kentridge presenti in mostra sono opere video. Carolyn Christov-Bakargiev, ha dichiarato che, nella telefonata in cui ha proposto a Kentridge di partecipare alla mostra, «Abbiamo scelto di non portare oggetti, ma di portare solo delle immagini, quindi di svuotare la chiesa. La chiesa si vive senza luce dall’esterno, quindi è una chiesa oscura e meditativa, in una sorta di lockdown».

La mostra “William Kentridge, Respirare”

Le opere. Shadow Procession e Breath

La chiesa di San Domenico, nella sua magnificenza e semplicità, nel suo intimo buio e nei suoi spiragli di luce dettati dallo scostarsi delle tende che perimetrano entrata e uscita, accoglie le opere di Kentridge. Un allestimento minimal, ma funzionale. Le opere, immagini in movimento che scandiscono lo spazio, generano ierofanie. Al culmine della navata centrale della Chiesa di San Domenico troviamo Shadow Procession (1999), un cortometraggio che si determina come manifesto contro l’oppressione umana. Kentridge, grazie alla collaborazione con Handspring Puppet Company, ha realizzato una serie di silhouettes che si muovo lungo una processione. Una parte del cortometraggio è dedicata alla figura tirannica ed inquietante di Ubu, che coincide per Kentridge con alcune personalità politiche contemporanee.

Le figure di Shadow Procession migrano portando con sé la propria identità, la propria cultura, macerie di città e oggetti personali. Diviso in tre movimenti, il corto si apre con le ombre di alcuni minatori, seguiti da uomini mutilati, padri e figli. A chiudere il sipario è una figura che trascina simbolicamente con sé una tenda nera. 

Kentridge fa un riferimento diretto al mito della caverna di Platone, dove il mondo è esperito solo mediante l’analisi delle ombre. Per l’artista, le ombre non simboleggiano solo un rifugio dalla realtà, ma rappresentano indizi. È necessario uscire dalla caverna per unire le ombre alle memorie, ricostituendo la realtà. 

“Shadow Procession” in “William Kentridge, Respirare”

La seconda opera presenta è Breath (2008), un video muto proiettato in una navata laterale. La videocamera ritrae l’artista scomporre e ricomporre alcune immagini di carta velina nera. I pezzetti di carta volteggiano e, sfidando le leggi della fisica, creano immagini ben precise e coerenti.

Nonostante sia un’opera realizzata poco più che un decennio fa, l’opera risulta essere estremamente attuale. Di questi tempi non può che ricordarci le ultime parole di George Floyd, «I can’t breath» e di quanto -l’apparente banale- azione di respirare sia stata ed è tutt’ora una lotta per le persone affette da Covid-19. 

«Il mio interesse si è concentrato sulla coerenza apparente che si nasconde dietro le cose e sulla volontà di resistere all’entropia», ha dichiarato Kentridge. 

L’atto di respirare si configura così come un atto di resistenza. Per Kentridge, lottare all’entropia è lottare contro il collasso naturale. 

La mostra “Respirare, William Kentridge”

«Let us try for once not to be right»

Nato nel 1955 a Johannesburg, dove tutt’ora vive, William Kentridge è un artista eclettico e multidisciplinare. I suoi disegni, film riversati su video, installazioni, sculture, lavori teatrali e performance, esposti nelle maggiori istituzioni artistiche, indagano l’importanza della memoria, dell’oblio, dell’etica e della responsabilità civile.

Le opere di Kentridge sono generate dalla conflittualità e dal comprensione d’esistenza, che per lui è un processo in continua evoluzione. Alcune delle sue opere nascono dalle tensioni sociali che hanno caratterizzato gli anni dell’apartheid in Sudafrica. 

L’artista sudafricano è da sempre alla ricerca di una visione indiretta e obliqua sul mondo, perché «Una visione obliqua sottolinea che la conoscenza è una costante negoziazione tra esperienza e memoria».

Per Kentridge la verità assoluta non esiste e, come usa ripetere spesso negli ultimi tempi e come ha riportato Carolyn Christov-Barkgiev, l’invito di Kentridge è «Let us try for once not to be right», ossia «Cerchiamo per una volta di non aver ragione».

È possibile visitare la mostra dal 21 settembre 2020 all’8 dicembre 2020 presso la Chiesa di San Domenico ad Alba (in via Teobaldo Calissano). 

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