03 giugno 2022

Report Portogallo #2

di

Seconda tappa del nostro viaggio in Portogallo alla scoperta del contemporaneo, e non solo. Visita a Coimbra, per la quarta edizione della sua Biennale e gli imperdibili a Lisbona, tra MAAT, Galerias Municipais e Coleção Berardo

Elisabetta Benassi, Io vorrei vivere addormento entro il dolce rumore della vita © Jorge das Neves

“Mezzanotte” alla Biennale di Coimbra

Nata per riscattare l’avanguardia e la potenza del Circolo di Arte Plastica che rese Coimbra la prima città portoghese a presentare arte contemporanea nel 1958, anno in cui nel Paese non vi era assolutamente nulla che promuovesse attività di questo tipo, la Biennale è alla sua quarta edizione e a partire da quest’anno – ci raccontano le curatrici Elfi Turpin e Filipa Oliveira, la manifestazione sarà sempre riprogrammata durante la tarda primavera anche perché il 2024 sarà il cinquantenario della “liberazione” portoghese dal governo militare (il 25 aprile 1974 avvenne la cosiddetta Revolução dos Cravos). E chiaramente non si tratta di un anniversario da poco.

Lygia Pape, Ttéia 1B (redonda), © Jorge das Neves

Il tema di questa quarta edizione è ben suggestivo: “Meia Noite”, ovvero mezzanotte. Una dissertazione intorno al concetto di buio e di tutta la vita sotterranea, fluida, non binaria e allo stesso tempo affascinante e complessa -messa alla berlina durante i lockdown, come se il virus fosse più aggressivo al calar del sole- che si lega all’oscurità e ha coinvolto una quarantina di artisti a lavorare negli spazi incredibili del Monsteiro de Santa Clara a nova, adagiato su una collina al di là del fiume Mondego e utilizzato come caserma fino al 2006. Nel 2013 l’Atelier do Corvo (studio di architettura capitanato da Carlos Antunes, fondatore della Biennale) ne ha riscattato gli spazi che vengono restituiti alla città ogni due anni, con tutte le difficoltà del caso per quanto riguarda la tutela e allo stesso tempo la valorizzazione, tanto che -a proposito di gentrificazione- uno dei progetti che sta passando sul piatto in questo periodo è quello di trasformare la struttura in un hotel a cinque stelle. E anche se non tutte le opere intrattengono un dialogo serrato con lo spazio, vale la pena passare da queste parti non solo per poter godere dell’autentico paesaggio portoghese, ma anche per ripensare alla funzione dell’arte in un ambiente complesso, sia di produzione che di fruizione. Il lavoro dell’italiana Elisabetta Benassi con la sua “mitragliatrice” di fasci di luce in codice morse Io vorrei vivere addormento entro il dolce rumore della vita “mitragliatrice” (omaggio a Pasolini e Sandro Penna) è senza dubbio uno dei migliori interventi se si guarda all’idea di site specific, anche se tra restituzioni quasi antropologiche e e studi di genere vanno segnalate anche le presenze di Diana Policarpo nello splendido giardino botanico della città, così come Gabriel Chaile (attualmente all’Arsenale della Biennale di Venezia) e Lygia Pape.

Vhils, Prisma, al MAAT. Courtesy of EDP Foundation, ph. Pedro Pina

A proposito del tema “notturno”, a Lisbona, al MAAT nell’area delle vecchie turbine, è assolutamente splendida la mostra “Travesser la nuit”, con opere della collezione privata del francese Antoine de Galbert (quest’anno si celebra, infatti, la cooperazione culturale Portogallo-Francia). Suddivisa per piccole sezioni, ci si perde in opere di grande delicatezza di grandi Maestri e di artisti contemporanei, e anche qui l’Italia non manca, da Flavio Favelli a Lucio Fontana ma anche Claudio Abate, Hans-Peter Feldmann o Miriam Cahn. Ottima anche la mostra “Prisma”, del giovane portoghese Gabriel Farto aka Vhils, un progetto iniziato nel 2008 e finito con l’ultimo girato pochi giorni prima dello scoppio della pandemia a Cincinnati, negli Stati Uniti: con una modalità che ricorda un poco Bill Viola, Vilhs ci trasporta nel mezzo delle strade di Lisbona, Città del Messico, Hong Kong, Los Angeles, Macao, Parigi, Pechino e Shanghai, e traspone come affreschi le istantanee di un tempo appena passato e amplificato nella nostra memoria, grazie anche a un allestimento a schermi curvati in stile fish-eye che comprendono tutta l’area dal salone del Museo di Arte-Archiettura-Tecnologia; un’installazione realmente immersa e realmente impattante.

Traverser la nuit, al MAAT, ph. Bruno Lopes

Dove mangiare: Per gli amanti dei ristoranti esclusivi e del cibo d’autore segnaliamo la Quinta das Lágrimas, alle porte di Coimbra. Il suo ristorante Arcadas, considerato uno dei migliori 500 del mondo, è capitanato dallo chef Vítor Dias e offre una “cucina di mercato” nel miglior senso del termine, ovvero solo ingredienti freschi e della zona, di cui alcuni direttamente prodotti biologicamente all’interno della quinta. A Lisbona, invece, a due passi dal MAAT, c’è SUD Lisboa. Primo progetto che SANA Hotels ha sviluppato al di fuori dell’ospitalità alberghiera, da cinque anni SUD offre una cucina raffinata che guarda agli ingredienti e ai sapori di tutti i sud, oltre ad offrire una terrazza incredibile con una piscina a sfioro che guarda all’iconico Ponte XXV de Abril e alla riva del Tejo.

Julião Sarmento, vista della mostra alla Coleção Berardo, ph. Rita Carmo

Artisti portoghesi di ieri, oggi e domani

Juliao Sarmento alla Coleção Berardo
“Abstracto, Branco, Tóxico e Volátil”, la prima mostra di Julião Sarmento dopo la sua morte, programmata dall’artista per oltre due anni in collaborazione con la curatrice Catherine David al Museo Berardo, è imperdibile per scoprire da vicino uno dei più grandi artisti portoghesi contemporanei internazionali e, purtroppo, non così famoso nel nostro Paese. Con una carriera iniziata alla fine degli anni ’60 sotto il segno del Concettuale e della Narrative Art, e un ritorno a una pittura “bianca” durante gli anni ’80 che l’hanno sempre reso un autore difficile da inquadrare in un semplice movimento, Sarmento ha fatto della poetica del mistero, dell’equivoco, della domanda, dei fantasmi del corpo e dei sentimenti un insieme di opere uniche e che per certi aspetti ricordano anche le atmosfere di un film assolutamente dimenticato ma incredibilmente bello come è Dans la ville blanche, di Alain Tanner (1983) dove un marinaio di scalo nella capitale portoghese decide di non ripartire, scrivendo lettere alla compagna e innamorandosi di una barista e -contemporaneamente- girando con una super8 un ritratto alla città, fatto di volti, luoghi, polvere, luce abbagliante e atmosfere rarefatte, una autentica poesia che si ritrova chiara nelle tematiche quasi alchemiche di Julião.

Hélice, Spectrum, vista della mostra; Galeria Avenida da Índia; 2022 © João Paulo Serafim

Hélice alla Galeria Municipal da Avenida da Índia 
Proprio accanto ad una delle sede delle Galerias Municipais, in Avenida da India, sorgerà -previsto per il 2023- il museo Sarmento, il cui lascito di opere è stato donato alla città di Lisbona. E già non vediamo l’ora di scoprire come diventerà questa vecchia fabbrica dalle pareti azzurre sotto la nuova identità di “casa” del Maestro portoghese. Nel frattempo, a proposito di municipalità e visto che tutti questi appuntamenti si trovano a un tiro di schioppo l’uno dall’altro, è prezioso conoscere le attività delle Galerias. Dirette da Tobi Maier, le gallerie hanno 5 sedi (tra cui la storica Quadrum, il bello spazio in rua da Boavista, il Torreão Nascente all’interno della Cordoaria Nacional, il Pavilhão Branco oltre appunto alla sede in Avenida da Índia) e promuovono residenze d’artista oltre ad avere una programmazione da far invidia a diversi musei “ufficiali” e fondazioni in Europa. Qui, nelle sede di Belém, fino al 26 giugno è visibile il progetto “Spectrum” del collettivo Hélice, ideatori anche di una serie di libri d’artista (più che di fanzine) il cui nome é Propeller, e che dal 2018 ha indagato i temi del pornografico e del tempo, tra gli altri, ed è edita da Stolen Books. Anche in questo caso l’aspetto della Narrative Art è una componente fondamentale, come si mischiano testi e immagini e come i significanti diventano significati, come le immagini diventano rappresentazioni mentali e detournement percettivi…Da non perdere!

NOT A MUSEUM, Palais Castilho Contemporary Art

NOT A MUSEUM – Palais Castilho Contemporary Art
Dulcis in fundo uno spazio non proprio convenzionale, a due passi da Avenida da Liberdade. Si chiama NOT A MUSEUM e su quattro piani -fino al prossimo 15 luglio, all’interno della mostra “(Im)Materiality”- scoprirete una collezione di giovanissimi artisti provenienti per la maggioranza da Portogallo e paesi lusofoni, dall’Angola a Capo Verde.
Pittura, scultura, installazione, ce n’è per tutti i gusti e di una qualità non scontata. Segnaliamo senza ombra di dubbio le opere di Ana Silva, scene di vita quotidiana ricamate all’interno di grandi borse-contenitori, oggetti fungibili e di impronta post-capitalista, ma anche gli azulejos di Manuela Pimentel, e le pitture di René Tavares, tra molti altri.

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