-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Torino renderà omaggio a Marisa Merz con una grande mostra in tre musei
Arte contemporanea
di Redazione
In occasione del centenario della nascita di Marisa Merz, Torino prepara una delle più ampie e articolate retrospettive mai dedicate all’artista per profondità e numero di opere. Dal 29 ottobre 2026 al 4 aprile 2027, il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, la Fondazione Merz e la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino uniranno per la prima volta collezioni, competenze e programmi espositivi per dar vita a Marisa Merz. La danza delle ore. Promossa grazie al sostegno della Fondazione CRT e diffusa nelle tre sedi, l’iniziativa si propone di ripercorrere l’intero arco creativo di Marisa Merz, figura centrale dell’arte italiana del secondo Novecento e unica presenza femminile associata al movimento dell’Arte Povera.

Curata da Chiara Bertola, Sébastien Delot, Francesco Manacorda, Beatrice Merz, Chiara Parisi e Marianna Vecellio, la mostra riunirà un nucleo straordinario di lavori, compresi alcuni mai esposte prima, per raccontare le varie sfumature di una ricerca incentrata su materiali fragili e gesti quotidiani, che ha attraversato oltre 50 anni di attività senza mai smettere di confrontarsi con se stessa e con il mondo. Il titolo La danza delle ore richiama proprio questa dimensione fluida e processuale dell’opera di Merz, caratterizzata da continui passaggi tra materiali, forme, intuizioni e stati della materia. Ad accompagnare la mostra sarà un catalogo unico, presentato in occasione di un convegno internazionale dedicato all’artista.
«Il centenario della nascita di Marisa Merz rappresenta un’occasione straordinaria per celebrare una delle figure più autorevoli dell’arte contemporanea internazionale e, allo stesso tempo, per raccontare la capacità del Piemonte di fare sistema», ha dichiarato Marina Chiarelli, Assessora alla Cultura della Regione Piemonte, intervenuta alla presentazione del progetto espositivo, svoltasi nella Sala Forum del Museo del Novecento di Milano: «Marisa Merz appartiene alla storia dell’arte mondiale, ma le sue radici torinesi rappresentano un patrimonio che il Piemonte ha il dovere e l’orgoglio di custodire e promuovere».
«Questo progetto espositivo testimonia lo speciale spirito collaborativo che anima le istituzioni torinesi dell’arte contemporanea», ha aggiunto Rosanna Purchia, assessora alla Cultura della Città di Torino. «Questa congiuntura è una vera e propria marcia in più che permette alla città di celebrare degnamente nel suo centenario un’artista donna che ha avuto un impatto radicale sulla storia dell’arte italiana e internazionale. La città di Torino è grata anche alla lungimiranza della Fondazione CRT che ha sposato questo progetto e questa attitudine di sistema integrato».
Marisa Merz, la biografia
Nata a Torino nel 1926 come Maria Luisa Truccato e scomparsa nel 2019, Marisa Merz ha sviluppato una pratica artistica profondamente autonoma, pur condividendo con il marito Mario Merz alcune delle esperienze fondative dell’Arte Povera. Fin dagli anni Sessanta ha introdotto nel linguaggio dell’arte contemporanea materiali e tecniche legati alla sfera domestica e artigianale – fili di rame, tessuti, intrecci, cuciture, cera, foglie d’oro – trasformandoli in strumenti di riflessione sul corpo, sull’identità e sul rapporto tra vita quotidiana e creazione artistica.

Una delle sue prime azioni radicali risale al 1966, quando trasformò il proprio appartamento-studio in spazio espositivo, annullando il confine tra dimensione privata e pubblica. Da allora la sua ricerca ha attraversato installazione, scultura, disegno e ambienti, mantenendo sempre una forte componente poetica e una particolare attenzione ai temi della cura, della fragilità e del tempo. Nel corso della sua carriera ha partecipato più volte alla Biennale di Venezia e a Documenta, ha esposto in istituzioni come il Centre Pompidou, lo Stedelijk Museum Amsterdam e il Metropolitan Museum of Art. Nel 2013 ha ricevuto il Leone d’Oro alla carriera alla Biennale di Venezia insieme a Maria Lassnig.

La danza delle ore: come si articolerà la mostra
Le tre sedi torinesi svilupperanno prospettive differenti e complementari sul lavoro dell’artista. Al Castello di Rivoli, dove la mostra è curata da Francesco Manacorda e Marianna Vecellio, il fulcro sarà la ricostruzione dell’installazione E il naufragar m’è dolce in questo mare, presentata originariamente nel 1980 alla galleria Tucci Russo e successivamente alla Biennale di Venezia dello stesso anno. L’allestimento esplorerà la dimensione ambientale e visionaria della sua pratica, mettendo in dialogo le opere con quelle di artiste contemporanee come Leonor Antunes, Micol Assaël, Miriam Cahn, Tacita Dean, Thea Djordjadze, Lara Favaretto e Solange Pessoa, chiamate a costruire una sorta di “retrospettiva aumentata” attorno alla sua eredità.

La Fondazione Merz, sotto la cura di Beatrice Merz e Sébastien Delot, concentrerà invece l’attenzione sui processi di lavoro e sulla continua trasformazione dei materiali. Disegni, studi, opere e nuclei meno noti della produzione metteranno in evidenza il carattere sperimentale della sua ricerca, mostrando il modo in cui intuizioni, variazioni e ripensamenti hanno accompagnato la nascita delle opere.
Alla GAM, infine, Chiara Bertola e Chiara Parisi proporranno il capitolo più intimo del progetto. Il percorso sarà costruito attorno alla nozione di casa-studio-laboratorio, luogo in cui per Merz arte e vita coincidevano. In questa occasione tornerà inoltre visibile al pubblico, dopo un accurato restauro realizzato dal Centro Conservazione e Restauro di Venaria, l’opera Living Sculpture del 1966, conservata nelle collezioni del museo.












