09 agosto 2023

Il Consiglio dei Ministri approva la riforma strutturale: cosa cambierà al Ministero della Cultura

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È stato varato dal Consiglio dei Ministri il Dpcm che prevede la riorganizzazione del Ministero della Cultura: ritornano i Dipartimenti e si separa la tutela dalla promozione

La sede del Ministero della Cultura

Continua la tradizione delle riforme d’agosto: il Consiglio dei Ministri ha varato, tra le altre misure oltre a quelle incluse nel cosiddetto “Decreto Omnibus”, la riorganizzazione del Ministero della Cultura, retto da Gennaro Sangiuliano, introducendo delle modifiche strutturali e andando a specificare alcune competenze, in particolare in materia di audiovisivo, tutela dei beni paesaggistici e del patrimonio archivistico e promozione della creatività contemporanea. Nello specifico dell’organizzazione, il Ministero passa da una struttura a segretario generale – attualmente Mario Turetta, nominato nell’aprile 2023 – a un ordinamento costruito su un massimo di quattro dipartimenti.

L’art. 10 del testo, incluso tra le “Disposizioni urgenti in materia di processo penale, processo civile, di contrasto agli incendi boschivi, di recupero dalle tossicodipendenze, nonché in materia di personale della magistratura, del Ministero della Giustizia e del Ministero della Cultura”, prevede la ripartizione del MIC in aree funzionali, che sembrano individuare delle copetenze nettamente ripartite in tra la tutela e la promozione: «a) tutela dei beni culturali e paesaggistici; b) gestione e valorizzazione del patrimonio culturale, degli istituti e dei luoghi della cultura; c) promozione dello spettacolo, delle attività cinematografiche, teatrali, musicali, di danza, circensi, dello spettacolo viaggiante; promozione delle produzioni cinematografiche, audiovisive, radiotelevisive e multimediali; d) promozione delle attività culturali; sostegno all’attività di associazioni, fondazioni, accademie e altre istituzioni di cultura; e) studio, ricerca, innovazione ed alta formazione nelle materie di competenza; f) promozione del libro e sviluppo dei servizi bibliografici e bibliotecari nazionali; tutela del patrimonio bibliografico; gestione e valorizzazione delle biblioteche nazionali; g) tutela del patrimonio archivistico; gestione e valorizzazione degli archivi statali; h) diritto d’autore e disciplina della proprietà letteraria; i) promozione delle imprese culturali e creative, della creatività contemporanea, della cultura urbanistica e architettonica e partecipazione alla progettazione di opere destinate ad attività culturali».

I Dipartimenti saranno organizzati in riferimento a queste aree funzionali, con 32 dirigenti, inclusi i capi dei dipartimenti. Gli attuali incarichi dirigenziali generali e non generali decadono con il perfezionamento delle procedure di conferimento dei nuovi incarichi. La riforma non intacca la missione per l’attuazione del PNRR, incardinata nella struttura del Segretariato Generale del MiC. I responsabili dei dipartimenti saranno di nomina fiduciaria diretta da parte del Ministro della Cultura che, per il momento, non ha rilasciato dichiarazioni o commenti in merito alla Riforma. Nella catena dirigenziale si aggiungeranno poi i dirigenti generali e non generali e i funzionari. Attualmente, l’organigramma prevede la presenza di 12 Direzioni Generali a loro volta divise in Servizi, tra cui la Direzione Generale Musei, retta da Massimo Osanna, la Direzione Archeologia, Belle Arti e Paesaggi, retta da Luigi La Rocca, e la Direzione Creatività Contemporanea, che si occupa, tra l’altro del Padiglione Italia alla Biennale d’Arte di Venezia e rimasta in attesa di nomina.

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