20 dicembre 2019

Star Wars Episodio IX: Abrams, cosa hai fatto? E soprattutto, perché?

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Lo diciamo subito: l’Episodio IX è il peggiore della saga e compromette l’ultima trilogia di Star Wars. Spieghiamo il perché, in due versioni, con e senza spoiler

(No Spoiler) Che dire? In estrema sintesi, semplicemente, Star Wars Episodio IX non funziona. Come abbia potuto un grande regista come J. J. Abrams toppare un lavoro simile resta sbalorditivo, una faccenda solo in parte spiegata dal solito accrocco di “divergenze creative” che ha portato la Disney a prendere e a mollare registi e scrittori fino ad assumere Abrams a produzione già iniziata, per motivi mai chiariti del tutto. Sbalorditivo anche perché un colosso commerciale come Disney dovrebbe sapere che cambiare registi e scrittori in corso d’opera produce disastri: era già accaduto in Solo, merchandising molto meno che mediocre.

Il racconto della fragilità negli ultimi Star Wars

L’episodio precedente, Star Wars VIII, aveva introdotto nella saga elementi inediti, a dir poco innovativi, per alcuni addirittura rivoluzionari. La storia aveva preso pieghe anti-convenzionali, dissacranti, con buona pace dei fan di Star Wars cosiddetti ortodossi, quelli che amano i Jedi e la Forza e poi, magari, votano sovranista.

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Una dose di ironia fresca proiettava i bei personaggi inventati in Episodio VII verso lidi inesplorati: i giovani protagonisti finalmente si facevano strada, si emancipavano, sceglievano di stare ciascuno dalla propria parte in autonomia, senza pupazzi giustapposti a muoverne i fili. Le responsabilità del male non stavano da una sola parte e Luke non era una leggenda ma un essere umano fragile, contraddittorio, pieno di livore e di sensi di colpa che, a un certo punto, ha pensato di uccidere un ragazzo nel sonno.

La galassia presentava il male del cinismo, della ricchezza volgare in barba alla violenza e all’ingiustizia e le parole di Yoda sussurravano sensi nuovi, capaci di far impallidire il famoso «Grande guerriero tu dici? guerra non fa nessuno grande», di Episodio V, trasformando un film Disney nel manifesto di un’epoca: «debolezza, follia, fallimento soprattutto. Il più grande maestro il fallimento è».

Star Wars IX contraddice tutti gli altri

E dunque, se Gli ultimi Jedi era stato capace di fare dell’ottavo Star Wars – senza contare spin-off e serie – un racconto inconsueto, anticonformista, adulto, per così dire, Star Wars IX L’ascesa di Skywalker è tutto il suo opposto: un film tradizionale, banale, a tratti reazionario, che riporta le spade laser e i personaggi al loro posto per non mancare di rispetto a nessuno, annullando tutto ciò che di meglio c’era stato nel VII e nell’VIII. Distruggendo, cioè, le caratteristiche del racconto che avevano reso questa trilogia attuale e universale come era stata quella originaria, capace di rappresentare l’intera generazione dei millennials, gli orfani del “mondo precedente”, quello degli anni Settanta, attraverso trucchetti narrativi, vecchi personaggi impolverati, già triturati dal buon Vader di Episodio VI, richiamati in causa non si sa bene perché né per come. Forse, soprattutto, per mancanza di coraggio.

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Attenzione perché, da questo punto in poi, si parlerà delle questioni più intime senza misteri, a cominciare dalla peggiore delle trovate possibili, quella capace, da sola, di annientare tutto: Rey è la nipote di Palpatine.

Ebbene sì e, nonostante nell’ottavo episodio si sia detto in tutte le salse possibili che Rey è figlia di nessuno, che il suo talento, come è giusto che sia, viene dal niente e che i suoi genitori erano individui a dir poco spregevoli che l’avevano abbandonata, facendoci tutti empatizzare con la splendida, innocente e fortissima Daisy Ridley, adesso Rey diventa la nipote dell’essere più potente della galassia.

Altro che orfana! Rey è la protagonista di questa trilogia e tutta la sua bellezza sta nell’essere povera ma luminosa, una ragazza buona e generosa malgrado tutto, capace di resistere al rancore per chi l’ha lasciata nella spazzatura e di restare piena di dignità di fronte al male. E invece, in Star Wars IX, Rey diventa la figlia del figlio dell’imperatore in persona, avuta non si sa bene quando e con chi, visto che l’Imperatore, a quanto ci è dato vedere, è una creatura millenaria animata da macchine e poteri oscuri su un pianeta sconosciuto, osannata da un fantomatico popolo Sith che somiglia ai pupazzetti verdi nell’armadietto di Men in Black.

La figlia del figlio dell’imperatore

Il papà di Rey, dunque, era un nobile virtuoso ma un po’ tonto che, per salvare la figlia dalle grinfie dell’Imperatore, la abbandona su Jakku nelle mani di un piccolo lestofante che tenterà di sfruttarla per il resto della sua vita. Non è dato sapere, a questo punto, perché l’Imperatore volesse proprio lei e non il padre, visto che, ciò che sembra più importante in questo film, sono i poteri trasmessi attraverso il sangue.

Né è dato sapere perché l’Imperatore, che tutto può e tutto fa dall’abisso in cui vive, abbia bisogno di Rey per perpetrare il suo potere, quando, malgrado l’aspetto un po’ mummia, tutto sommato si mantiene arzillo e, nel tempo libero, forgia dalla roccia, stile Sauron de Il signore degli anelli, una flotta di Destroyer nuovi di zecca, dotati di un cannoncino modello Morte Nera. Né, d’altra parte, si capisce perché Palpatine abbia creato Snoke, presentato come un burattino nelle sue mani dal principio.

Eppure, fin da Episodio VII, il Primo Ordine ha navi e mezzi infinitamente superiori alla Resistenza, tra cui un pianeta capace di distruggere altri pianeti dall’altra parte della galassia: allora perché starsene nell’ombra e farsi rimpiazzare da un mostro potente, per come tratta Kylo e Rey, vestito in abiti dorati e, bisogna dirlo, ben più affascinante?

Commossi per una svista

Ma è proprio la trovata del buon padre che abbandona Rey per salvarle la vita ad azzerare tutto lo spessore della nostra ex beniamina che, anche stavolta, sembra averlo sempre saputo: che ci vuole a perdonare un uomo che, in fondo, ti ha salvato la vita? Sarebbe una stupida a serbargli rancore e non avrebbe alcun motivo per diventare cattiva come invece teme, inghiottita da un odio che, né in questo film né nei precedenti, ci viene mostrato o suggerito, che non si costruisce in nessun movimento, in nessuno scambio. Si tratta di una pura trovata per innescare una tensione narrativa che nel film non c’è, dall’inizio alla fine, oltre al fatto che la storia pare scimmiottare, malissimo, quella di Rogue One, dove pure la protagonista è stata abbandonata dal padre per salvarle la vita ed è divisa tra amore e rancore.

Rogue One

Comunque è qui che Star Wars IX precipita nel vuoto cosmico, con Kylo che farfuglia di averle sempre detto la verità quando, palesemente, non è vero: in episodio VIII le aveva detto, in uno dei momenti cinematografici più intensi e drammatici degli ultimi anni, di averli visti, i suoi genitori, sporchi ladri di rottami che l’avevano venduta per pagarsi da bere. E Rey aveva pianto anche allora, mostrandosi in fondo consapevole del fatto. E niente, con buona pace di storia e spettatori, si erano sbagliati tutti e due. E ci eravamo tutti commossi per una svista.

Star Wars IX non ne azzecca una

Accanto a questa svolta assurda, purtroppo, ce ne sono tante altre e si ha l’impressione che Star Wars IX sia un montaggio incoerente di tante visioni diverse, ciascuna più o meno debole e, forse, per questo, male assemblata con altre.

Persino l’inizio del film non va. Palpatine, risorto dalle ceneri o forse mai ucciso da Vader, chissà, manda dei non meglio identificati “messaggi di minaccia” alla galassia, come un vecchio stalker che non ha niente di meglio da fare. Poi chiede a Kylo di uccidere Rey in cambio della sua immensa flotta nuova di zecca, non si capisce bene perché tenuta nell’atmosfera di un pianeta pericolosissimo alla mercé di chiunque riesca a rompere un paio di antenne. Palpatine, con questa flotta, potrebbe benissimo già imperare su tutta la galassia senza nessuno a rompergli le scatole. E Kylo, praticamente un imbecille, accetta senza nemmeno chiedersi perché l’imperatore, non proprio famoso per la sua generosità, dovrebbe fargli un regalo del genere.

Abrams, perché l’hai fatto?

In conclusione, resta una domanda: perché? Perché rovinare tutto, perché edulcorare fino a cancellare il racconto dell’orfanità, trovando forzosamente e macchinosamente una genealogia, rinchiudendo tutta la storia in una morbosa e inutile questione di famiglia? Come è possibile che Abrams non abbia capito che il 2020 non è il 1983, quando era inedito e rivoluzionario che il figlio redimesse il padre?

Al contrario, oggi, espellere dal racconto l’essere niente, nessuno, di Rey, il suo avere origini anonime, anzi, il suo provenire da una dimensione di meschinità e immoralità, significa espellere dal racconto tutto il senso più contemporaneo e scottante, tutto ciò che è giusto che il cinema e l’arte portino nella vita e nella coscienza degli spettatori. La domanda resta: perché abbandonare un racconto introspettivo, coraggioso e attuale, riportando in vita il vecchio cattivo?

Forse perché il male, quello vero, quello che proprio adesso se ne sta nascosto nel cuore di ciascuno di noi, ci fa ancora troppa paura.

2 Commenti

  1. Semplicemente allucinante! Poi è Johnson che distrugge GS. Mah! Episodio VIII aveva la sua coerenza con il VII che partiva da basi fragili.
    Questo film mi sembra il libro che Frank viene costretto a scrivere in “ Mistery non deve morire”! Sic!

  2. Non male, piaciuto abbastanza. Una lancia spezzata a favore di JJ….non era facile ripartire dopo quello scempio dell’8. Mi rimarrà sempre il dubbio (ma preferisco non saperlo) di cosa sarebbe stato il nono nelle mani del predecessore….rabbrividisco….

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