23 maggio 2026

In the brain di Hofesh Shechter: l’energia della danza che colpisce sempre

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Con In the brain, Hofesh Shechter torna a travolgere il pubblico con una danza fisica, ipnotica e attraversata da energia elettronica e tensione collettiva: debutto al Teatro Valli di Reggio Emilia

IN THE BRAIN (Todd MacDonald)

Succede sempre. Ovazioni al termine di ogni spettacolo, trascinante com’è, coinvolgente e totalizzante per l’energia a gogò che dal palcoscenico si trasmette all’intera platea. Riconoscibile per quel suo stile peculiare di movimenti e ritmo ad alto tasso adrenalinico, Hofesh Shechter continua a trascinarci dentro la sua rude poetica con la nuova creazione In the brain (debutto al Teatro Municipale Valli di Reggio Emilia, poi al Comunale di Vicenza per Danza in Rete) scritta per i danzatori della sua seconda compagnia, la Shechter II, formata da giovani talenti tra i 18 e i 25 anni. In questa nuova versione che Shechter ha ricavato dalla precedente creazione Cave – un lavoro breve realizzato nel 2022 per la Martha Graham Company a New York e in collaborazione con Daniil Simkin -, In the brain amplia la coreografia a una frenesia e relazione più articolate.

IN THE BRAIN (Todd MacDonald)

Anche se più che in altri lavori, qui domina una quasi perenne – a tratti penalizzante – penombra, che non permette di osservare bene parti delle gambe e dei volti degli interpreti, la coreografia che si svela e chiude in continuazione, è “abbagliante” per l’impeto dei corpi. L’inizio li mostra emergere dalla semioscurità, come una massa indefinita, fluttuanti come canne al vento, o come un’onda che avanza e s’alza, o affioranti dal sottosuolo scossi da un suono tellurico. Nel definirsi dei singoli e del gruppo, concatenandosi, smembrandosi, riunendosi, sembreranno degli esploratori notturni, anime in cerca di altre anime per ritrovarsi a condividere l’energia esplosiva di un rave, di una discoteca, o quella di una tribù urbana, tra stordimenti e scatti ipnotici. C’è spazio per momenti di intimità tra assoli e duetti osservati dal gruppo, per il formarsi di coppie, per alleanze frontali o in fila, per riprendere fiato inarcando il busto stesi a terra.

IN THE BRAIN (Todd MacDonald)

Lo schema di Shechter è inconfondibile: ritmo lento e cadenzato, braccia aperte, alzate, gambe tremolanti, spalle piegate, improvvise sezioni slabbrate, virtuosismi e slanci esplosivi, sulla musica elettronica percussiva – sonorità house-techno composte dallo stesso Shechter – ad alto decibel seguita da improvvisa calma. Lo riconosciamo quel linguaggio, ce lo aspettiamo, ne intuiamo le tracce, eppure ne rimaniamo ancora una volta ammaliati, coinvolti, contagiati, perché quel movimento è al contempo uguale e diverso, ricco di passaggi, di sincronismi, di passi complessi, di dettagli in cui la postura prima fluida e sinuosa acquista velocità e corre come un battito martellante, poi placarsi e riprendere.

IN THE BRAIN (Tom Visser)

E che dire delle potenti luci del fedele light-designer Tom Visser quando arrivano improvvise? Quei fasci di luci nette, incrociate, che sagomano repentinamente il buio, che lo fendono, lo allargano, lo restringono, determinano il climax definendo un misterioso paesaggio umano del nostro tempo.

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