23 febbraio 2021

Oggetti, quasi

di

Oggetti, processi, esperienze, ma anche abiti e visioni: allo CSAC di Parma due percorsi per entrare nel design italiano di ieri e oggi, tra arte e stile

Alberto Rosselli, Casa mobile, 1972. Primi studi per casa mobile. Grafite e pennarello su carta, 210x296 mm

Un’atmosfera fatta di nebbia e silenzio ha avvolto l’Abbazia di Valserena di Parma per diversi mesi, nell’attesa di poter aprire le proprie porte ai visitatori della mostra “Design! Oggetti, processi, esperienze”. La quiete era solo apparente e un’agitazione impalpabile serpeggiava tra gli oggetti e i documenti, pronti per essere osservati e compresi da sguardi curiosi.
L’esposizione, in seguito alla riapertura dei musei, ha finalmente inaugurato mercoledì 3 febbraio 2021 e prevede due percorsi differenti: la prima sezione ha sede nell’Abbazia di Valserena, alle porte della città, e tratta il tema specifico del design dell’oggetto; la seconda, situata a Palazzo Pigorini, nel centro storico di Parma, ruota attorno al design del corpo e dell’abito.
La sezione allestita all’interno della Chiesa dell’Abbazia, sede dello CSAC (il Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma, fondato da Carlo Arturo Quintavalle nel 1968), è curata da Francesca Zanella e si costruisce a partire da tre parole chiave: “Oggetti, Processi, Esperienze”.

Enzo Mari, Il gioco delle favole, 1957/1965. Disegno per una lastra del gioco. Grafite e tempera su cartoncino annotazioni autografe, 233×498 mm

L’oggetto è concepito come unicum sul quale il progetto si focalizza, come fase finale del processo produttivo, ma incipit del suo utilizzo; il processo è inteso come descrizione della creazione progettuale e, successivamente, processo di utilizzo; l’esperienza è fruizione dell’oggetto, per intendere il design come disciplina volta alla costruzione materiale dell’idea.
La mostra “Design!” si propone come dimostrazione tangibile del fatto che l’archivio è un luogo della memoria nel quale i documenti non sono destinati a restare silenti e inaccessibili, ma, al contrario, prova quanto questo archivio debba essere letto, consultato, condiviso, sfruttato come punto di partenza per una corretta rilettura del design contemporaneo e della sua storia. L’archivio è il luogo in cui la memoria deve essere riattivata, anche attraverso la fisicità dei gesti: l’allestimento presenta mobili classificatori, parte integrante dell’archivio fisico, posti nella navata centrale, che sembrano voler richiamare la vista, il tatto e l’udito: persino lo scorrere dei cassetti, se aperti, rivela un rumore nuovo di scoperta finale, dopo la lunga attesa.

A. e P.G. Castiglioni, Radiofonografo RR 126, 1966. Plastica e metallo, 65x120x39 cm. Produzione Brionvega

Le opere in mostra, situate nelle cappelle laterali e nell’abside, ricostruiscono la storia dell’archivio dello CSAC, ma anche, e soprattutto, ne svelano i contenuti. Vogliono far sì che l’oggetto, appartenente alla quotidianità del singolo cittadino, connubio tra idea, creazione e fruizione, diventi cosa unica negli occhi del visitatore, dichiarando la sua funzionalità tramite i colori, le forme e l’imponenza degli spazi che ospitano il percorso espositivo.
In questa mostra, attraverso una selezione di oggetti e progetti, è possibile raccontare una storia italiana e comprendere il ruolo del designer, dalla sua nascita come figura professionale fino ad oggi. È inoltre possibile contribuire attivamente al dibattito sul design, non solo a livello teorico, bensì valutando l’oggetto come momento ideativo e successiva creazione presente nei luoghi di lavoro, nelle case di tutti, quindi come fenomeno popolare.
Uno stesso oggetto può avere molteplici interpretazioni: i progetti di Bruno Munari, dunque, si accostano a quelli di Achille e Pier Giacomo Castiglioni, Archizoom Associati, Enzo Mari, Alberto Rosselli, Mario Bellini, Roberto Sambonet, Roberto Menghi, Cini Boeri, Ettore Sottsass Jr. e Alessandro Mendini, tutti custoditi nei Fondi CSAC.
L’allestimento della mostra è concepito per confrontare i diversi modi di narrazione del design: dalla narrazione museale alla catalogazione archivistica, dalla predominanza dell’oggetto concreto alla sua rappresentazione bidimensionale su display.
Il design è anche interpretazione del corpo e dell’abito. L’abito si deve concepire innanzitutto come protezione, oggetto identitario, ma anche come medium di comunicazione con l’altro, una scelta con la quale l’uomo, nella sua dimensione corporea, si rapporta con lo spazio circostante.

Sissi, Progetto d’insieme performativo, 2020, CSAC, Università di Parma

Per questa ragione la seconda sezione della mostra, situata a Palazzo Pigorini e co-curata da Valentina Rossi, è intitolata “Corpi e processi – Sissi, Cinzia Ruggeri, Krizia, Brunetta e Atelier Farani“.
Il secondo percorso espositivo presenta tre abiti-scultura realizzati dall’artista Sissi che suggeriscono nuove domande in merito alle scelte contemporanee in ambito vestimentario e di rilettura dell’opera d’arte, architettonica o di design appartenente al passato prossimo.
Gli abiti-scultura di Sissi sono stati realizzati in collaborazione con le aziende Equipage Srl, Maglificio Nuova Ester e Parmamoda Srl e ideati attraverso un processo di confronto con il patrimonio dello CSAC nell’ambito del progetto “Storie di Fili” (2020), condotto dallo CSAC in partenariato con il Sistema Museale dell’Università di Parma, Cooperativa Eidé, Fondazione Museo Glauco Lombardi e con il contributo della Fondazione Cariparma.
L’allestimento è definito dalla curatrice come «circolare e progressivo» i disegni dell’artista esposti si rapportano infatti con i figurini di Brunetta, Cinzia Ruggeri e Krizia. Al centro è posizionato l’abito-scultura creato dall’artista come esito del lavoro progettuale.
Gli abiti di Sissi e i disegni delle stiliste sono affiancati da tre costumi dell’Atelier Farani, scelti tra i 221 donati allo CSAC nel 1993; l’abito di scena offre infatti un ulteriore livello di lettura e interpretazione, oltre a quelli già citati, vicino a una dimensione spazio-temporale distante dalla contemporaneità.

Brunetta, La spia della moda, moda James Bond, 1964 CSAC, Università di Parma

Sissi è un’artista multidisciplinare e la sua ricerca è caratterizzata dalla necessità di ridisegnare le forme del corpo umano, dopo averne indagato in modo approfondito le fattezze. È attraverso il lavoro manuale che tale ricerca prende forma, in questo specifico caso attraverso la creazione di abiti da indossare e da esporre.
Sissi ha esplorato il patrimonio della sezione moda dello CSAC di Parma e ha deciso di prendere in esame il lavoro di artiste che propongono idee di abito diverse, ma sempre legate alla dimensione performativa: Brunetta intende il vestito come illustrazione, rivisitato, visionario, ironico; Krizia è fortemente legata al prêt-à-porter, ma anche e soprattutto all’innegabile rapporto tra arte e moda, attraverso l’estrapolazione di motivi stilistici e formali e l’incontro con la scultura marmorea; Cinzia Ruggeri, infine, interpreta l’abito come momento emotivo e esperienziale, attraverso sperimentazioni eclettiche.

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