26 aprile 2026

Other Identity #201, altre forme di identità culturali e pubbliche: Lorenzo Castore

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Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identità visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo millennio: la parola a Lorenzo Castore

Lorenzo Castore; Autoritratto. Montana, USA 1994; 2021; Stampa ai sali d'argento; 70x100

Tratta dall’omonima rassegna ideata dall’artista e curatore indipendente Francesco Arena, la rubrica OTHER IDENTITY – Altre forme di identità culturali e pubbliche vuole essere una cartina al tornasole capace di misurare lo stato di una nuova e più attuale grammatica visiva, presentando il lavoro di autori e artisti che operano con i linguaggi della fotografia, del video e della performance, per indagare i temi dell’identità e dell’autorappresentazione. Questa settimana intervistiamo Lorenzo Castore.

LORENZO CASTORE

OTHER IDENTITY:  Lorenzo Castore

Il nostro privato è pubblico e la rappresentazione di noi stessi si modifica e si spettacolarizza continuamente in ogni nostro agire. Qual è la tua rappresentazione di arte?

«Credo che l’arte sia più di tutto il modo in cui viviamo ogni singolo attimo della nostra vita, di cui poi il lavoro risulta essere la rappresentazione, più o meno simbolica. Il lavoro artistico che interessa a me origina dalla intensità con la quale si aderisce al proprio presente, agli altri, al nostro mondo interiore e poi dalla creazione che nasce dalla tensione tra le forze opposte che ci animano».

Creiamo delle vere e proprie identità di genere che ognuno di noi sceglie in corrispondenza delle caratteristiche che vuole evidenziare, così forniamo tracce. Qual è la tua “identità” nell’arte contemporanea?

«Confesso che da sempre, fin da bambino, ho sentito il mio senso d’identità molto trasparente e questo mi faceva soffrire, mi dava instabilità, non mi faceva riconoscere nella mia faccia… a volte mi sembrava di scomparire.

Però poi col passare degli anni la mia opinione sull’importanza della struttura decisa della propria identità sia molto cambiata. Ho rivalutato l’identità trasparente. Ho assaporato il piacere di prendere la forma della mia energia e della voglia di esprimere misteriosi mondi che mi parlano per mezzo della mia temuta e amata voce interiore che non si preoccupa affatto di assomigliare a me stesso… a lei interessano cose più assolute, insieme molto semplici e reali e cosmiche.

Della mia identità ben delimitata nel modo dell’arte o chissà dove davvero chi se ne frega. Questo bisogno di definirsi con precisione, di avere una riconoscibilità esteriore facile da leggere ormai mi da fastidio, mi sembra anzi un bisogno derivante dalla paura di dover sempre essere rassicurati, e il rischio è di diventare le caricature di se stessi.

Se si definisce un’identità la si soffoca, non le si da spazio per evolvere, sorprendere, portare a rivelazioni inaspettate. Recentemente ho letto un bellissimo passo sull’identità delle nuvole che è tale perché appunto le nuvole cambiano di continuo».

Lorenzo Castore, Mouth. Gliwice, Polonia 2001; 2020; Stampa ai sali d’argento; 70×100

Quanto conta per te l’importanza dell’apparenza sociale e pubblica?

«Boh, non ci penso. Sono concentrato a fare il lavoro che ho urgenza di fare meglio che posso, perché questo mi da soddisfazione. Mi da soddisfazione giocare seriamente e cercare di andare in fondo alle cose. Ogni volta ricomincio da zero, questo è il mio modo. Certo non lo faccio con i paraocchi, non cambio per il gusto di cambiare, ma mi rifaccio le domande che mi devo fare, ogni volta. Perché? Mi chiedo sempre il perché, anche quando non so rispondere.

Se poi mi chiedi dell’apparenza sociale e pubblica in relazione alla carriera e alla riconoscibilità ci penso ancora meno perché credo che uno che fa le cose seriamente non dovrebbe avere tempo di pensare agli altri in questi termini, prende già tanta energia essere in relazione profonda con se stessi e gli altri non vanno convinti ma coinvolti. Poi certo voglio comunicare, voglio esprimere i miei mondi interiori per entrare in relazione con gli altri ma non ho nessuna voglia di fare quello che qualcuno si aspetta perché poi la riconoscibilità rassicura e conforta.

Invece mi pare più interessante stimolare ed eventualmente creare un subbuglio emotivo. Sono più per la sperimentazione e l’avventura».

Lorenzo Castore, Milano/Cracovia, Italia/Polonia 2007; 2022; Stampa ai sali d’argento; 50×60

Il richiamo, il plagio, la riedizione, il ready made dell’iconografia di un’identità legata al passato, al presente e al contemporaneo sono messi costantemente in discussione in una ricerca affannosa di una nuova identificazione del sé, di un nuovo valore di rappresentazione. Qual è il tuo valore di rappresentazione oggi?

«Cerco di lavorare bene, di somigliare a quello che faccio per l’energia che ci metto. L’ossessione per l’identificazione formale di sé è un falso problema, direi un problema antico, nel senso negativo. La mitologia dell’artista degli anni passati credo che oggi non abbia più motivo di esistere anche se l’egotica rappresentazione di sé è dura a morire. Mi suona un po’ come il pittore che doveva avere il foulard, il cappellino alla francese, un vestire eccentrico e che doveva dare scandalo…Una specie di scimmietta con l’uniforme.

Mi interessa altro. Un tempo le icone non venivano firmate. Non si sapeva chi le aveva fatte ma è certo che tra i vari Pope delle chiese ortodosse si conoscessero i più bravi pittori di icone che venivano chiamati a realizzare il lavoro. Il lavoro non veniva fatto per rappresentare se stessi ma per avvicinarsi a qualcosa di molto più grande attraverso la grazia».

Lorenzo Castore; Patrizia Cavalli. Roma, Italia 2022; 2024; Stampa ai pigmenti; 80×60

ll nostro “agire” pubblico, anche con un’opera d’arte, travolge il nostro quotidiano, la nostra vita intima, i nostri sentimenti o, meglio, la riproduzione di tutto ciò che siamo e proviamo ad apparire nei confronti del mondo. Tu ti definisci un’artista agli occhi del mondo?

«La parola artista da sempre mi imbarazza un po’. Sono gli altri a dover dire se sono un artista, non lo posso autoaffermare da solo. Io mi preoccupo di vivere il più artisticamente possibile (e questo dovrebbe valere per tutti, non solo per chi produce ’cosiddette’ opere d’arte), il che per me vuol dire essere onesto nei confronti della mia visione intuitiva, di cercare di evolvere con coraggio dove non so, di accettare la sfida dello sconosciuto e i miei limiti, senza dare troppo spazio al sentimentalismo, al calcolo opportunistico, al vittimismo.  E di cercare – lentamente, nel tempo e per quanto mi sarà mai possibile – di recuperare purezza.

Questa sarebbe l’intenzione, ma tra il dire e il fare…».

Quale “identità culturale e pubblica” avresti voluto essere oltre a quella che ti appartiene?

«David Bowie 🙂 ».

Lorenzo Castore; Paradiso. Havana, Cuba 2002; 2005; Stampa lambda; 70×100

Biografia

Lorenzo Castore è nato a Firenze (1973) e vive a Roma.

Dopo un’infanzia movimentata, segnata da continui cambi di casa e di contesto, e un’adolescenza guidata dal bisogno ossessivo di trovare la propria strada, un giorno, all’inizio degli anni ’90, si è imbattuto nella fotografia: come viaggio nel mondo esteriore e interiore, ha trovato in questo modo di esprimersi ciò che si addice alla sua natura. Da allora ha lavorato in diverse direzioni – con passione, inquietudine e dedizione – ma alla continua ricerca di una tensione emotiva che trasmettesse un senso di meraviglia.

Nel 2011 un evento drammatico ha cambiato la sua vita e il suo rapporto con il tempo. Da quel momento ha iniziato a guardare a ciò che stava facendo con occhi e determinazione nuovi. Una mappa immaginaria di appartenenza si stava finalmente mostrando. Il passare del tempo da vita a un nuovo alfabeto, quindi a un nuovo linguaggio, e stimola una rivelazione: la memoria emerge, l’esperienza si trasforma in qualcosa di più ampio.

Lorenzo Castore; Poli Sogno W. Venezia, Italia 2020; 2023; Stampa ai pigmenti; 180×120

Attraverso la fotografia cerca di lasciare tracce di una presenza fatta di incontri e momenti del presente, attraverso i quali cerca di costruire un sentimento di appartenenza senza tempo – la propria realtà. Non ha pensato ad altro che a strutturare la sua costellazione, che dovrebbe parlare del suo rapporto con l’altro e di se stesso. Lavori nati dall’urgenza di comunicare qualcosa, altri scaturiti da incontri casuali fatti al di fuori della sua vita quotidiana si alternano e si mescolano a quelli più strettamente autobiografici: gli uni non potrebbero esistere senza gli altri.

In definitiva, il suo lavoro è caratterizzato da progetti a lungo termine incentrati sull’esperienza personale, sulla memoria e sul rapporto tra piccole storie individuali, la storia e il tempo presente.

Il suo lavoro è stato ampiamente esposto a livello internazionale e ha pubblicato undici libri monografici: Nero(2004) Federico Motta Editore (IT) // Paradiso (2005) Actes Sud (FR), Dewi Lewis Publishing (UK), Edition Braus (DE), Apeiron (GR), Lunwerg (ES), Peliti Associati (IT) // Ultimo Domicilio (2015) L’Artiere (IT) // Ewa & Piotr (2018) Les Editions Noir Sur Blanc (FR/CH) // Land (2019) Blow Up Press (PL) // 1994-2001 | A beginning (2019) L’Artiere (IT) // Glitter Blues (2021) Blow Up Press (PL) // 2001-2007 | Lack & Lacking (2022) L’Artiere (IT) // WALLS (2022) Grani Edizioni (IT) // Séte #23 (2023) Le bec en l’air (FR) // Fièvre (2024) Lamaindonne (FR).

Ha realizzato quattro film brevi: No Peace Without War (2012), Sogno #5 (2013), Casarola (2014), W (2022).

 

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