26 marzo 2024

Torino, insurrezioni fotografiche dal mondo a Flashback Habitat

di

Chris Suspect, Enrico Gili e Angelo Quattrocchi raccontano il dissenso attraverso la fotografia, da Capitol Hill a Hong Kong, in tre mostre al Flashback Habitat di Torino

Chris Suspect, Path to Insurrection, foto di Antonio Jordan

A Torino, Flashback Habitat presenta Insurrezioni. Fotografie di una protesta, tre mostre dedicate al tema del dissenso popolare con le fotografie di Chris Suspect, Enrico Gili e Angelo Quattrocchi. Insurrezioni rievoca tre differenti momenti storici documentati attraverso gli occhi di fotografi che ne hanno saputo catturare, ognuno in un modo diverso, gli attimi salienti e gli istanti fugaci. Le narrazioni sono messe a confronto in un dialogo che racconta la Rivolta di Capitol Hill (2021), la Rivoluzione degli Ombrelli di Hong Kong (2014) e le rivolte dei nativi americani della riserva di Wounded Knee, negli anni Settanta. Le quindici stanze del padiglione offrono una visione intermittente delle tre sommosse, ogni sala si alterna a raccontare un capitolo degli eventi.

Più di 150 fotografie, principalmente in bianco e nero, diventano frammenti di storie che ritraggono volti, bandiere e manifesti. La mostra non invita a prendere una posizione politica poiché i tre moti nascono da ideologie differenti ma, come afferma il direttore artistico Alessandro Bulgini, «Il comune denominatore dei progetti è l’energia dirompente che ne scaturisce».

Angelo Quattrocchi, WOUNDED KNEE, Foto di Antonio Jordan
Angelo Quattrocchi, WOUNDED KNEE, Foto di Antonio Jordan

Wounded Knee. Indiani alla riscossa, a cura di Lapo Simeoni, riporta alla memoria il massacro di 300 Sioux avvenuto nel 1890, uno dei più drammatici della storia, nel piccolo villaggio del Midwest degli Stati Uniti. Le fotografie e i documenti d’archivio raccolti da Angelo Quattrocchi (Cantù, 1941 – Roma, 2009) raccontano un secondo scontro avvenuto nel 1973 durante 71 giorni di occupazione da parte degli indiani appartenenti alle riserve del Sud Dakota. In quegli anni Quattrocchi testimonia la ribellione della minoranza e l’assedio degli americani, concluso con la morte di due nativi. «È stata la riscossa del popolo degli Indiani, il popolo più bello del mondo, e il più oppresso. È stato il grande momento (tutti i giornali del mondo ne parlarono) in cui gli indiani voltarono pagina e storia, buttandosi alla riscossa…». Con queste parole inizia il libro scritto Quattrocchi, pubblicato nel 1976, dedicato all’insurrezione di Wounded Knee.

Angelo Quattrocchi, WOUNDED KNEE, Foto di Antonio Jordan
Angelo Quattrocchi, WOUNDED KNEE, Foto di Antonio Jordan

Yellow! A pacific revolution behind an umbrella – Hong Kong 2014, a cura di Patrizia Bottallo, espone attraverso grandi fotografie in bianco e nero, molte delle quali applicate su ritagli di cartone che richiamano i cartelli di protesta, la “rivoluzione degli ombrelli”. Enrico Gili (Torino, 1973) testimonia la massiva protesta non violenta in cui i cittadini di Pechino hanno chiesto democrazia e suffragio universale, invadendo le strade della capitale cinese e bloccandone per mesi le principali arterie. Le fotografie ritraggono una moltitudine di cittadini determinati, soprattutto giovani, che occupano le strade manifestando pacificamente per i propri diritti, offrendo una riflessione sull’importanza di prendere una posizione e non avere paura di lottare per la propria libertà.

Enrico Gili, Yellow Movement, foto di Antonio Jordan
Enrico Gili, Yellow Movement, foto di Antonio Jordan
Enrico Gili, Yellow Movement, foto di Antonio Jordan

Path to Insurrection, a cura di Jacopo Buranelli, si configura come una esplosiva selezione di street-photograpy che fa immergere il visitatore all’interno di una rivolta priva di controllo. Chris Suspect riesce a catturare il forte impeto della protesta del 6 gennaio 2021, ritraendo la rabbia e l’aggressività dei sostenitori dell’ex presidente americano Trump. Allo stesso tempo il fotografo immortala momenti di libera espressione come una ballerina che danza leggiadra circondata da una folla annoiata, giovani esausti che dormono ai piedi delle statue e partecipanti sregolati. La manifestazione è intensa, alcuni cittadini hanno portato con sé manganelli, taser, spray e si arrampicano ovunque. «La scena di quel giorno era surreale, come se ci si trovasse sul set di un film apocalittico sulla fine dell’America. E in un certo senso lo era. Gli Stati Uniti non saranno mai più gli stessi», ricorda Chris Suspect, riuscendo a fotografare lo spirito della rivolta. La mostra è accompagnata da una installazione sonora e luminosa che ricrea il clamore della folla e gli abbaglianti della polizia.

Chris Suspect, Path to Insurrection, foto di Antonio Jordan
Chris Suspect, Path to Insurrection, foto di Antonio Jordan

Le tre insurrezioni mostrano diverse modalità di resistenza al potere con un comune denominatore,  bloccare le vie di comunicazione è l’unico modo per arrestare il grande organismo urbano e chiedere ascolto. La collettività si riversa nelle strade con l’intento di manifestare i propri sentimenti e le proprie necessità. Insurrezioni ci ricorda come la protesta sia uno strumento globale di resistenza ed espressione di un gruppo e di come sia necessario preservarne il diritto. Contemporaneamente pone una riflessione sulla natura caotica del dissenso, il quale rispecchia nient’altro che la deflagrazione di un popolo insofferente e scontento.

La mostra Insurrezioni. Fotografie di una protesta sarà visitabile negli spazi di Flashback Habitat, a Torino, fino al 2 giugno 2024

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