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Proseguono le operazioni straordinarie in casa Sotheby’s, al nuovo indirizzo del Breuer Building di New York. Alla vigilia della Old Master Week – dove a sfilare sotto il martello saranno capolavori del calibro di Antonello da Messina, Jan Lievens, e un rarissimo arazzo millefleur da mezzo milione – la major annuncia un prestito istituzionale senza precedenti: la Galleria Nazionale dell’Umbria porterà a Manhattan, al Breuer Building appunto, un capolavoro del Rinascimento italiano, la cimasa della Pala dei Decemviri ad opera del Perugino, anno 1495. Sarà esposta a New York per la prima volta nella sua storia (dal 30 gennaio al 4 febbraio), presentata grazie a uno speciale accordo tra la Galleria Nazionale dell’Umbria e Sotheby’s, con il supporto di Brunello Cucinelli. E dialogherà, per quasi una settimana, con i capolavori delle aste di Old Masters di Sotheby’s.
«Questa collaborazione senza precedenti testimonia un impegno condiviso nei confronti della ricerca, della fiducia e della cura», spiega George Wachter, Chairman, Old Master Paintings, Sotheby’s. «Accogliere la cimasa della Pala dei Decemviri di Perugino al Breuer – uno spazio storicamente associato al modernismo americano – è profondamente significativo. Vedere l’opera entrare in dialogo con artisti che a loro volta subirono il suo influsso conferisce a questo momento una risonanza straordinaria. Siamo profondamente grati alla Galleria Nazionale dell’Umbria per averci affidato un capolavoro così intimamente legato alla storia di Perugia e per averne consentito la visione a un pubblico internazionale più vasto».
Un prestito eccezionalmente raro, quello del Perugino in mostra a New York, che intende attirare l’attenzione internazionale sullo straordinario patrimonio custodito dalla Galleria Nazionale dell’Umbria. Perugino fu tra i pittori più influenti della fine del Quattrocento, celebrato per le sue composizioni serene, il controllo emotivo e la maestria nella resa dell’atmosfera. La sua visione viaggiò ampiamente, plasmando generazioni di artisti ed esercitando un’influenza determinante su un giovane Raffaello, le cui prime opere recano tracce evidenti dell’equilibrio, della chiarezza e della compostezza contemplativa di Perugino. Spesso oscurata da Firenze nell’immaginario collettivo, Perugia fu in realtà una culla vitale dell’umanesimo rinascimentale, alimentando un contesto culturale che contribuì direttamente alla nascita dell’Alto Rinascimento così come lo intendiamo oggi. La Pala dei Decemviri rappresenta una delle testimonianze più eloquenti e durature di questa eredità.

La definisce come «una delle opere più profonde ed emblematiche della nostra collezione, nonché una delle espressioni più pure dell’arte di Perugino al culmine della sua carriera», Costantino d’Orazio, Direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria. «Per oltre cinque secoli», dichiara, «è rimasta nella cappella per la quale fu concepita, inscindibile dalla storia e dall’identità stessa della città. Consentirle di viaggiare per la prima volta fuori da Perugia è un atto di grande responsabilità, ma anche di profonda convinzione. Attraverso questo prestito eccezionale, auspichiamo di condividere lo straordinario patrimonio artistico della Galleria Nazionale dell’Umbria con un pubblico internazionale più ampio, e di invitare nuovi visitatori a scoprire un museo e una città che hanno avuto un ruolo centrale nella storia del Rinascimento».
Qualche dettaglio sulla sua storia eccezionale, che spiega anche il senso di quella «grande responsabilità» citata dal Direttore Costantino D’Orazio. Per oltre cinque secoli la pala rimase nella sua collocazione originaria. Poi, nel 1797, le spoliazioni napoleoniche ne spezzarono violentemente l’unità: il pannello centrale fu sequestrato e trasferito a Parigi, per poi entrare nelle collezioni dei Musei Vaticani, mentre la parte superiore rimase a Perugia. I due pannelli sono stati riuniti una sola volta, brevemente, tra il 2019 e il 2020, grazie a uno speciale accordo con i Musei Vaticani. Adesso, un nuovo capitolo, il viaggio del Perugino a New York.
Di fatto, la Pala dei Decemviri, dipinta nel 1495 (vale a dire al culmine della carriera di Perugino) è oggi tra le opere più significative e rare del suo catalogo, nonché una delle espressioni più raffinate della spiritualità tardo-quattrocentesca. Questo pannello, che ne costituiva l’elemento sommitale, raffigura Cristo a mezzo busto emergente dal sepolcro, in un’immagine di straordinaria quiete, umanità e intensità devozionale. Menzione speciale per il fondo completamente nero, una scelta iconografica di rarissima eccezionalità nelle rappresentazioni rinascimentali della Resurrezione. «Rinunciando alle albe luminose tradizionalmente associate al tema», spiega una nota di Sotheby’s, «Perugino aderisce con rigore al racconto biblico, che colloca il miracolo durante la notte. Il risultato è un’immagine di assoluto isolamento e concentrazione teologica, che intensifica l’incontro dello spettatore con la figura di Cristo e rafforza la funzione devozionale del dipinto». Ora il Perugino a incrociare lo sguardo di un pubblico più ampio, più internazionale, nella settimana per eccellenza degli antichi maestri di New York.












