19 gennaio 2026

Singapore è il luogo ideale per una fiera internazionale

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Crocevia culturale, snodo tra Est e Ovest, osservatorio privilegiato sulle trasformazioni del mercato. Alla vigilia dell’apertura, Magnus Renfrew, co-fondatore di Art SG, rivela a exibart strategie e obiettivi della fiera nel nuovo ecosistema globale

Art SG Singapore Renfrew
Courtesy of Marina Bay Sands

106 gallerie da 30 Paesi e la promessa dell’edizione più ambiziosa di sempre, per Art SG. Così la fiera di Singapore – che ha casa al Marina Bay Sands, probabilmente il simbolo per eccellenza della città – diventa la chiave di volta che regge incarna attiva tutto l’intricato sistema della art week di Singapore, con iniziative dentro e fuori i booth, e protagonisti dentro e fuori dai confini nazionali. Ne abbiamo parlato con Magnus Renfrew, co-founder della fiera. Tra uno zoom sul mercato asiatico e un’anteprima del programma generale, dal 23 al 25 gennaio.

È il fondatore e direttore di ART HK e di Art Basel Hong Kong, oltre che co-fondatore di Tokyo Gendai – un curriculum che le conferisce una conoscenza profonda del mercato dell’arte asiatica. Le chiedo: dal punto di vista artistico, cosa distingue Singapore da altri hub come Seul e Hong Kong?
«La posizione di Singapore, nel cuore del Sud-est asiatico, la rende senz’altro un punto d’incontro ideale per culture che provengono dall’intera regione indo-pacifica (e oltre). Direi che la diversità di prospettive che alimentano l’ecosistema artistico della città è quindi ciò che la rende così distintiva: piuttosto che essere legata a una sola “narrazione orientale”, Singapore ha sempre avuto uno sguardo a 360 gradi. Vanta tra l’altro istituzioni culturali straordinarie, che emergono anche nel contesto della fiera Art SG attraverso il SAM ART SG Fund, un’iniziativa guidata da mecenati che sostiene le acquisizioni del Singapore Art Museum da una prospettiva sud-est asiatica, con un budget di SGD 150.000 destinato ad Art SG 2026, lo abbiamo introdotto lo scorso anno. E questo stesso spirito anima la Singapore Art Week, tra musei, spazi indipendenti, collezioni private e iniziative comunitarie…».

E sul fronte delle gallerie?
«La scena delle gallerie senza dubbio è forte, e in crescita, con nuove aperture internazionali come Whitestone, Tang e Kwai Fung Hin, accanto a solide realtà locali come STPI, Ota Fine Arts, Ames Yavuz, JW PROJECTS e Haridas Contemporary. Sono tutti elementi che definiscono un carattere che, per Singapore, non è basato sulla competizione con altri hub, ma sulla capacità di riunire in un unico luogo molteplici culture».

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ART SG 2025. Courtesy of ART SG

Secondo l’ultimo l’Art Basel & UBS Survey of Global Collecting 2025, Singapore è emersa come il quinto importatore mondiale di opere d’arte e antiquariato, con valori di importazione in crescita del 74% fino a sfiorare $ 1,7 miliardi. Come si è evoluto il mercato – a livello globale e locale – dal lancio di Art SG a oggi?
«Uno dei cambiamenti più evidenti è stato il forte interesse per gli artisti emergenti, in particolare a Singapore, che oggi rientra tra i principali mercati globali per il collezionismo di nuovi talenti. Cito quindi i dati dello stesso report, secondo i quali il 37% dei collezionisti acquista opere di nuove voci. Nel concreto, sulla fiera questo entusiasmo si riflette attraverso la sezione Futures e il nuovo Art SG Futures Prize presentato da UBS, che assegna $ 10.000 a un artista emergente – e questo offre non solo un riconoscimento simbolico, ma anche una certa dose di visibilità e di fiducia in una fase davvero cruciale della carriera».

Per quanto riguarda le caratteristiche demografiche dei collezionisti, invece?
«Quasi i tre quarti dei collezionisti attivi a livello globale sono Gen Z o Millennials, quindi digital-first, informati a livello internazionale e attratti da pratiche che interessano trasversalmente arte, design, tecnologia e moda. Il loro approccio si allinea naturalmente con l’arte contemporanea del Sud-est asiatico, spesso fluida tra media e riferimenti culturali. Oggi, inoltre, i collezionisti della regione mostrano gusti sempre più diversificati, affiancando all’orgoglio per la produzione locale un interesse crescente verso artisti di tutto il mondo».

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ART SG 2025. Courtesy of ART SG

Anche il mecenatismo privato in città sembra in forte crescita – penso a iniziative come Padimai Art & Tech Studio, noto tra l’altro per l’acquisto dell’NFT di Beeple da $ 69,3 milioni. In che misura gli incentivi fiscali di Singapore stanno guidando questo slancio?
«Gli incentivi fiscali contribuiscono di certo, ma non spiegano tutto: ciò che stiamo osservando è un cambiamento culturale più ampio, in cui sempre più individui desiderano partecipare attivamente alla costruzione del panorama creativo di Singapore attraverso il collezionismo, le commissioni e il sostegno alle istituzioni. Anche i programmi di riconoscimento e i fondi di cofinanziamento hanno un ruolo importante, perché trasmettono ai donatori la percezione di avere un impatto civico, qualcosa che gli incentivi fiscali da soli non possono garantire».

Fondamentale è poi la natura altamente collaborativa dell’ecosistema culturale di Singapore…
«Musei, fondazioni private e agenzie pubbliche lavorano spesso in sinergia, creando un clima in cui il mecenatismo appare significativo e connesso. Durante Art SG, questo spirito diventa evidente grazie al programma diffuso della Singapore Art Week: mostre ed eventi animano tutta la città, sostenuti non solo da istituzioni pubbliche, ma anche da collezionisti privati, fondazioni e spazi indipendenti. È un investimento condiviso nella vita culturale».

ART SG 2025. Courtesy of ART SG

Arriviamo allora nel cuore di ART SG, che inaugura questa settimana. Quali sono gli highlights dell’edizione 2026?
«L’introduzione di S.E.A. Focus rappresenta una delle principali novità di questa edizione: per la prima volta, la fiera accoglie una piattaforma locale interamente dedicata all’arte contemporanea del Sud-est asiatico. Nel complesso, la manifestazione riunisce oltre 100 gallerie provenienti da più di 30 Paesi, rafforzando il ruolo di Singapore come hub internazionale per l’innovazione artistica. A questo si affianca una nuova e significativa partnership curatoriale con il Rockbund Art Museum di Shanghai: il suo direttore esecutivo e chief curator, X Zhu-Nowell, curerà il programma di Film e il nuovo settore dedicato alla Performance Art. Tra i progetti presentati, quello dell’artista singaporiano John Clang con FOST Gallery, che combina installazione e performance attraverso esperienze intime e partecipative. Da menzionare anche la collaborazione con il RAM, che si estende allo spazio urbano con Wan Hai Hotel: Singapore Strait, un modello espositivo innovativo che trasformerà la lobby del The Warehouse Hotel in un ambiente ibrido, a metà tra mostra ed experience. A completare il programma, la presenza di The Institutum come partner culturale, alla sua prima collaborazione con Hampi Art Labs, focalizzata su temi di ricerca ecologica attraverso le pratiche di Robert Zhao e Atul Bhalla. In questi termini la fiera si apre ben oltre i confini degli spazi espositivi tradizionali, si integra pienamente nel tessuto della Singapore Art Week e invita il pubblico a vivere la città come un vero ecosistema culturale».

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ART SG 2025. Courtesy of ART SG

Sempre a proposito di Singapore come hub culturale, il programma della fiera include anche un padiglione interamente dedicato agli artisti provenienti dall’India…
«Esattamente. La geografia e la storia di Singapore la rendono un connettore naturale tra culture dell’Asia meridionale, sud-orientale ed orientale, e la TVS Initiative for Indian and South Asian Contemporary Art si fonda proprio su questa eredità. Si tratta di un momento cruciale per Art SG: con la consulenza curatoriale di Studio Public Memory e la direzione di Srinivas Aditya Mopidevi, l’iniziativa porta in primo piano le prospettive artistiche dell’Asia meridionale attraverso South Asia Insights, un padiglione che ospita gallerie di riferimento come Vadehra Art Gallery, Nature Morte, Sakshi Gallery e Latitude 28. Non si tratta solo di una vetrina, ma di un vero e proprio dialogo: l’Asia meridionale ha sempre avuto un ruolo centrale nella storia di Singapore e il programma include visite guidate curate e opportunità di scambio tra artisti, collezionisti, istituzioni e pubblici della regione. Questo rafforza il ruolo storico della città come luogo di incontro tra mondi culturali diversi e come sede ideale per una fiera internazionale».

È già sottinteso in tutto quello che ha raccontato finora, le fiere oggi sono ben più di un evento commerciale. Quindi, per concludere: cosa rivela Art SG del momento culturale che stiamo vivendo?
«È un momento definito dalla decentralizzazione e dalla transdisciplinarità, in cui l’idea che pochi centri possano dettare il gusto non è più valida e artisti, collezionisti e istituzioni operano oltre i confini in modi impensabili solo vent’anni fa. Anche lo stesso tema di S.E.A. Focus, The Humane Agency, sintetizza molte delle questioni centrali dell’arte contemporanea – urgenza ecologica, conflitto, displacement e ricerca di empatia – affrontate non con risposte didascaliche, ma con proposte su come prestare attenzione in modo diverso. Se ART SG rivela qualcosa, è che viviamo in un momento in cui coesistono molteplici centri, prospettive e voci, e che questa pluralità offre l’opportunità di ripensare il ruolo di una fiera d’arte nei confronti della sua città, della sua regione e dei suoi pubblici».

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