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“Colombina Reloaded”: una mostra site specific nel tempo sospeso dell’abitare
Mostre
C’è un momento particolare, sospeso, in cui una casa smette di essere ciò che è stata e non è ancora ciò che diventerà. Colombina Reloaded: metamorfosi veneziana, a cura di Lucia Longhi, nasce esattamente in questo intervallo temporale: all’interno di un appartamento veneziano situato in calle Colombina, aperto eccezionalmente prima dell’inizio dei lavori di ristrutturazione. Lo spazio, lontano dalle dinamiche del turismo di massa, racconta una Venezia autentica, abitata, reale. Un appartamento con un passato domestico che si apre al pubblico proprio mentre si prepara a essere trasformato. La futura riconfigurazione architettonica, affidata a Luca De Bona, è già presente come eco. In una città in cui il mercato immobiliare è spesso una giungla, questo progetto si rivolge consapevolmente a chi crede nella tutela dell’abitare veneziano e nella sua identità.

L’appartamento, al primo piano e di circa 90 metri quadrati, si presenta quasi completamente spoglio, in una fase pre-cantiere. È proprio questa condizione di verità a permettere alla mostra di dare allo spazio una vita nuova e temporanea, simile a un’occupazione poetica prima della trasformazione. La casa, liberata dagli arredi del passato, sembra indossare una nuova maschera, in dialogo diretto con il periodo attuale del Carnevale veneziano, di cui la Colombina è figura simbolica e protagonista.
Ad abitare lo spazio sono tre artisti, Stefania Serio, Matteo Attruia e Kyle Meyer, che, attraverso linguaggi e tecniche differenti, entrano in relazione con la memoria abitativa dell’appartamento, rielaborandola con immaginazione e progettualità. Il percorso espositivo offre anche una prospettiva inedita: il visitatore può immaginarsi futuro proprietario dell’immobile.

Ogni artista si insedia in una stanza diversa. Stefania Serio occupa l’ex cucina con una serie di dipinti astratti che evocano forme organiche e richiami al cibo, lasciando spazio a memorie personali e collettive legate ai gesti quotidiani e alla dimensione familiare. Le opere dialogano con ciò che resta della cucina, ovvero il lavello e le tubature, costruendo un ambiente sì riconoscibile ma rielaborato, sospeso tra funzionalità pratica e immaginazione.
L’intervento di Matteo Attruia è invece radicale e si concentra sulle pareti della camera da letto, luogo per eccellenza della memoria, del riposo e del sogno. Le superfici nude, segnate da strati di materia e decorazioni accumulati nel tempo, diventano il supporto per una riflessione sulla necessità dell’abitare. La scritta all i need is all i need is…, incisa direttamente sui muri, si ripete in modo semplice e ossessivo, scavando fisicamente nella storia dello spazio e invitando lo spettatore a interrogarsi su ciò che è davvero essenziale. In questo intervento la casa emerge come base imprescindibile dell’esistenza, mettendo al centro l’urgenza di ciò che è davvero necessario all’abitare.

A chiudere il corridoio è la camera da letto matrimoniale, ripensata da Kyle Meyer come luogo intimo e identitario messo in discussione. Fotografie e tessuti, materiali legati al corpo umano, si intrecciano creando un’atmosfera sospesa, quasi metafisica. La porta della stanza, riposizionata in modo inusuale, si apre su una scala immaginaria di cui non conosciamo la destinazione, come un invito verso un portale simbolico. Oggetti e funzioni vengono rimescolati: la rete in ferro del letto, associata al riposo, si trasforma in un campo fiorito in cui la trama metallica resta visibile, rivelandone anche la potenziale pericolosità. Figure misteriose, affioranti in un’opera appesa alla parete, sembrano abitare la stanza tra memoria e presagio, suggerendo legami personali e futuri possibili.
Con Colombina Reloaded: metamorfosi veneziana, The Art Society, fondata da Andrea Vittoria Giovannini, propone un’esperienza che mette in relazione diretta arte e vita nella quotidianità, lo spazio abitato e l’identità personale. Un progetto che permette di entrare nella dimensione vera dell’abitare, tutelando l’unicità veneziana e offrendo un contatto privilegiato e autentico con le opere e con il luogo che le accoglie.












