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Sarà visitabile fino al 14 marzo 2026, negli spazi milanesi di Candy Snake Gallery, Tu eri assente, mostra di Simone Stuto, a cura di Mattia Lapperier. Il progetto espositivo riunisce un nuovo ciclo di opere e si concentra sul potenziale visionario della pittura contemporanea. Il titolo della mostra, tratto da un olio su tavola, introduce subito una condizione percettiva ambigua: l’assenza non opera come sottrazione ma continua ad agire, incidendo sull’immagine. Così, la pittura diventa soglia, superficie da attraversare attraverso lo sguardo.

Un immaginario alchemico: la pittura di Simone Stuto
Nato nel 1991 a Caltanissetta, Stuto vive e lavora a Torino. La sua ricerca artistica si sviluppa intorno alle polarità che attraversano l’esperienza umana: luce e ombra, maschile e femminile, umano e divino, origine e fine. In questo contesto, l’alchimia diventa metafora di trasformazione e presa di coscienza, dispositivo narrativo e insieme struttura concettuale.
Ha esposto, tra gli altri spazi, presso Galleria regionale di Palazzo Bellomo (Siracusa), Sacro Monte di Orta, Cappella Nuova (Orta San Giulio), Santuario di Ercole Vincitore – Villa Adriana e Villa d’Este (Tivoli), Galleria Civica di Palazzo Moncada (Caltanissetta), Châssis (Torino), Candy Snake Gallery (Milano), Villa Ferrari (Castelnuovo Rangone – Modena), Curva Pura (Roma), ZAC – Zisa Zona Arti Contemporanee (Palermo), Operativa Arte Contemporanea (Roma) e Chiesa di San Domenico (Palermo).

In Tu eri assente, Stuto ci invita a una visione lenta, quasi contemplativa. Un ambiente raccolto in cui pittura e scultura costruiscono una dimensione intima, attraversata da segni densi e da atmosfere sospese, chiedendo allo spettatore di sostare nell’ambiguità dell’immagine, accettando che ciò che manca possa essere, paradossalmente, la presenza più insistente.
Notte, giardino, figura: uno spazio interiore
Nei lavori di Stuto in mostra alla Candy Snake Gallery la notte diventa spazio simbolico. Paesaggi notturni, giardini enigmatici e figure isolate emergono da campi cromatici saturi, dove il colore struttura l’intera visione. La luce non dissolve l’ombra, né l’ombra soverchia la luce, bensì il confronto rimane aperto, trattenuto in una tensione che anima la superficie pittorica.
I riferimenti alla tradizione medievale e rinascimentale – nella costruzione delle figure, nella frontalità, nell’uso simbolico del colore – vengono rielaborati attraverso una sensibilità contemporanea, generando un immaginario in cui le figure sembrano emergere direttamente dalla materia cromatica.

«La densità visiva delle superfici, la stratificazione del colore e la scelta di una tavolozza che combina purezza e ricchezza materica conferiscono alla pittura di Stuto un carattere elegante e sensuale insieme. Le immagini richiedono tempo per rivelarsi, attenzione, apertura alla loro tessitura simbolica. È questa stessa tensione – tra scoperta e mistero – che rende la sua pittura così potente: un teatro della visione in cui il caos apparente nasconde un ordine profondo, e in cui l’atto di guardare si carica di consapevolezza e desiderio», si legge nel testo critico di Lapperier.
Accanto ai dipinti, una scultura in ceramica introduce una presenza tridimensionale che estende il linguaggio pittorico nello spazio. La materia, in questo caso, rafforza la dimensione simbolica, rendendo più evidente il dialogo tra corpo, forma e immagine.










