22 settembre 2023

Tiziano 1508: gli esordi di una luminosa carriera alle Gallerie dell’Accademia di Venezia

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Una mostra che racconta la nascita dell’artista in un una Venezia dominata da Bellini e Giorgione nel cruciale 1508, un anno di svolta sia per la carriera di Tiziano che per l’arte veneziana

Gallerie dell’Accademia Tiziano, L'arcangelo Raffaele e Tobiolo, 1508 circa, tavola, cm 170 x 149 ©G.A.VE - Archivio fotografico – “su concessione del Ministero della Cultura”, particolare angelo

Le Gallerie dell’Accademia di Venezia ci aprono le porte ad un viaggio nel tempo, un ritorno al 1508, anno cruciale per la carriera di un giovane pittore chiamato Tiziano Vecellio. La mostra Tiziano 1508. Agli esordi di una luminosa carriera, curata da Roberta Battaglia, Sarah Ferrari, Antonio Mazzotta e visitabile fino al 3 dicembre, ci riporta alla nascita dell’arte di un maestro, ripercorrendo il contesto artistico e culturale dell’epoca. Un percorso di 17 opere autografe di Tiziano e una decina di opere di artisti contemporanei come Giorgione, Sebastiano del Piombo, Albrecht Dürer e Francesco Vecellio ci fanno immergere nelle radici del genio artistico di Tiziano.

Roma, Galleria Doria Pamphilj
Il dipinto, finora poco considerato negli studi su Tiziano, è presentato per la prima volta a una mostra. Si tratta del frammento inferiore di una pala d’altare, andata smembrata nel 1613, che stava nell’antica chiesa di Santa Maria dei Servi a Ferrara. Il restauro, promosso dalla Galleria Doria Pamphilj, e le nuove indagini scientifiche hanno permesso di svelare parti della tavola rimaste occultate dalla ridipintura seicentesca, tra cui la mano di un san Francesco sulla destra. Dipinto con grande velocità e sprezzatura dal giovane Tiziano sopra una pala già eseguita da un altro artista, dimostra la grande libertà pittorica, proto-impressionistica, del cadorino in un momento prossimo a quello dell’Arcangelo Raffaele e Tobia delle Gallerie dell’Accademia.
Tiziano, Angelo con tamburello, 1508 circa, tavola, cm 98,2×66,8© 2023 Amministrazione Doria Pamphilj s.r.l. – Tutti i diritti di legge riservati

La mostra nasce con un intento ben preciso, come spiegano i curatori, «Il progetto di mostra nasce per valorizzare e fissare definitivamente come caposaldo della giovinezza di Tiziano un dipinto delle Gallerie dell’Accademia: l’Arcangelo Raffaele e Tobia. ». Un dipinto che stando a Giorgio Vasari che nella seconda edizione delle Vite riporta a suo dire un’informazione ricevuta dallo stesso Tiziano, sarebbe stato eseguito proprio nel 1508.

Il 1508 fu effettivamente un anno di svolta, non solo per la carriera di Tiziano ma anche per l’intera scena artistica veneziana ed europea. In un’epoca in cui artisti celebri come Giovanni Bellini e Giorgione dominavano la scena artistica, il giovane Tiziano emergeva come una figura rivoluzionaria che ha sfidato le convenzioni artistiche dell’epoca e ha trasformato il panorama artistico veneziano.

Uno dei primi segnali del talento di Tiziano è l’opera del 1508, quando quasi ventenne affresca Giuditta con la testa di Oloferne, decorando la facciata laterale del Fondaco dei Tedeschi. Quest’opera, con la sua cromia vibrante, monumentalità ed energia nel soggetto, catturò l’attenzione dei contemporanei, sia dell’epoca che attuali. È già in questa opera che emergono i tratti distintivi che caratterizzeranno tutta la carriera dell’artista.

Madrid, Museo Nacional del Prado
Tiziano, Madonna con il Bambino tra sant’Antonio da Padova e san Rocco
1509-1510 circa, tela, cm 92×103
© Photographic Archive. Museo Nacional del Prado. Madrid
Capolavoro giovanile di Tiziano, databile a ridosso degli affreschi di Padova documentati tra il 1510 e il 1511, la paletta ha uno spiccato sapore giorgionesco nell’aria trasognata dei protagonisti e nell’ambientazione atmosferica. Il colore si dispiega in ampie campiture vibranti. San Rocco restituisce all’opera la valenza di ex
voto contro la pestilenza, che in quel momento stava infuriando.

L’ambiente, la Venezia di primo Cinquecento era molto probabilmente il miglior luogo al mondo dove un giovane artista poteva crescere in quel momento. Tiziano, originario di Pieve di Cadore, nel cuore delle Dolomiti, dov’era nato tra il 1488 e il 1490, si trova poco più che bambino in una città con innumerevoli stimoli, provenienti da vecchi artisti come Giovanni Bellini e da giovani rivoluzionari come Giorgione, che aveva già plasmato un talentuoso pittore come Sebastiano Luciani, poi noto come «del Piombo».

Il percorso racconta la capacità straordinaria di Tiziano di assimilare rapidamente influenze culturali diverse, tra cui quelle di Giorgione, Dürer e Michelangelo. Tra le opere esposte, spiccano importanti prestiti, tra cui il Trionfo di Cristo della Bibliothèque nationale de France, il Cristo risorto degli Uffizi, la Madonna con il Bambino tra sant’Antonio da Padova e san Rocco del Museo del Prado e il Battesimo di Cristo dei Musei Capitolini. Molte di queste opere sono state riscoperte grazie a nuove ricerche e restauri, rivelando nuove prospettive sulla carriera di Tiziano.

Parigi,
Bibliothèque nationale de France
Tiziano, Trionfo di Cristo (qui illustrati solo i primi due blocchi), 1508 circa (intaglio dei legni) e 1545 circa (tiratura), xilografia in dieci blocchi, mm 386×534 circa (ciascun doppio blocco)
© Parigi, Bibliothèque nationale de France
La grandiosa stampa è una delle più famose e celebrate della storia dell’arte. Non è sopravvissuto alcun esemplare della prima tiratura che Giorgio Vasari riconduce al 1508, ma quello qui esposto è tratto probabilmente dai blocchi lignei originali. Nel lungo corteo, aperto da Adamo ed Eva e chiuso da san Francesco e san Domenico, che porta Cristo in
trionfo, Tiziano dimostra grande abilità nel costruire la potenza della figura umana nello spazio, grazie all’influenza di Michelangelo (si vedano le citazioni, come per esempio nel Buon Ladrone che porta la croce, dalla Battaglia di Cascina, di cui in mostra è riprodotta la copia di Bastiano da Sangallo.

La mostra è un vero e proprio “dossier” dedicato a una fase meno conosciuta ma altamente significativa della carriera di Tiziano, come sottolineato dal direttore delle Gallerie dell’Accademia, Giulio Manieri Elia. I curatori, come veri archeologi, scavano nel passato per portare alla luce nuove informazioni e nuovi argomenti sulle origini di Tiziano, offrendo l’opportunità unica per comprendere meglio il genio di questo artista senza pari.

Per comprendere meglio questo momento artistico così ricco e articolato, le Gallerie propongono anche un ciclo di incontri con esperti del calibro di Charles Hope, autore di una monumentale raccolta di documenti sulla carriera di Tiziano appena pubblicata, in una conferenza che si terrà il 26 ottobre alle ore 17:00 presso le Gallerie dell’Accademia con il titolo: Tiziano giovane: cio’ che sappiamo e cio’ che crediamo di sapere.

Firenze, Gallerie degli Uffizi, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe
Tiziano, San Gerolamo che legge sulla riva della laguna, 1507 circa, penna e inchiostro marrone su carta, 136 x 167 ©Firenze, Gallerie degli Uffizi, Gabinetto dei Disegni
e delle Stampe – “su concessione del Ministero della Cultura”
Il minuzioso disegno è stato tradotto in incisione da Marcantonio Raimondi (qui riprodotta) che ha soggiornato a Venezia tra il 1506 e il 1508. La resa luministica dell’inchiostro e le ombre allungate restituiscono un’atmosfera serale,
arricchita dalla veduta lagunare sullo sfondo. I ramoscelli resi con tratto nervoso si ritrovano simili nella xilografia del San Gioacchino di Dürer, esposta accanto.
Gallerie dell’Accademia
Tiziano, L’arcangelo Raffaele e Tobiolo, 1508 circa, tavola, cm 170 x 149 ©G.A.VE – Archivio fotografico – “su concessione del Ministero della Cultura”
Il giovane Tobia compie un viaggio per riscuotere un debito in favore del padre cieco. A guidarlo è l’arcangelo Raffaele, inviato dal Signore per proteggerlo. Insieme a loro c’è anche il fedele cagnolino che ricorda i cani del Sant’Eustachio di Dürer (esposto vicino). La scena è ambientata tra le colline della campagna veneta, paesaggio familiare al probabile committente dell’opera, Bernardo Bembo, come suggerisce la presenza dello stemma di famiglia.

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