-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Un mondo senza bandiere: l’opera di Opiemme in mostra a Venezia
Mostre
di Zaira Carrer
Purtroppo, oggi, poter parlare apertamente e senza troppe cautele di conflitti, genocidi e responsabilità politiche in ambito artistico non è affatto scontato. Anche nel contesto europeo, che spesso associamo a una visione democratica e inclusiva della produzione culturale, i casi di censura, più o meno velata, sono fin troppi. Eppure, è proprio in questo frangente geopolitico, così fortemente segnato da nuove spinte nazionalistiche e da un ritorno ossessivo alla retorica dei confini, che la posizione degli artisti può assumere una particolare valenza.
Un approccio interessante, portato avanti da alcune pratiche contemporanee, è quello che si potrebbe definire “parassitario” nel rapporto con le istituzioni: non nel senso di un rifiuto frontale o di una presa di distanza moralistica, ma come una strategia di infiltrazione e di uso tattico delle strutture esistenti. Si tratta di insinuarsi nelle pieghe del sistema dell’arte e sfruttarne le risorse simboliche e materiali per spingerlo oltre i suoi stessi limiti.

È in questo orizzonte che si colloca la pratica di Opiemme, collettivo nato a Torino nel 1998, che presenta negli spazi di Marignana Arte a Venezia la mostra Senza Bandiere V.3.0. Divide et impera. Opiemme sceglie consapevolmente di muoversi all’interno del contesto galleristico per parlare di un mondo “senza bandiere”: un’espressione che oggi suona facilmente come un’utopia fuori tempo massimo. E, tuttavia, è proprio nello spazio poroso e ambiguo dell’arte che questa formula può ancora acquisire una valenza radicale.
Opiemme si inserisce così nelle pieghe del mondo della cultura per parlare di conflitti in corso, migrazioni, dell’impatto che schermi e algoritmi hanno sul nostro modo di rapportarci al reale e agli altri. A questa dimensione si aggiunge un ulteriore livello “parassitario”: l’uso di alcuni dei dispositivi ideologici per eccellenza (come carte geografiche, mappe nautiche e pagine di giornale) per imprimere la propria ricerca.

Molti dei lavori esposti da Marignana, infatti, nascono proprio da mappe e materiali editoriali su cui l’artista interviene con frasi essenziali, capaci di suggerire tanto una dimensione poetica quanto spunti di riflessione politica. In Free Europe (2026), ad esempio, è la dimensione cartografica a fare da tela per una scritta realizzata con vernice spray.
Se i confini e le denominazioni riportati sulla mappa possono inizialmente apparire oggettivi e neutrali, essi sono in realtà sempre il risultato di un’astrazione guidata da un pensiero ideologico ben preciso. Come ci ricorda Michel Foucault, ogni sistema di rappresentazione coincide sempre con un sistema di controllo. Opiemme mette però in crisi questo ordine prestabilito attraverso un gesto minimo ma incisivo, creando una sovrapposizione tra dispositivo ideologico e slittamento poetico: una dicotomia che si riflette nel titolo stesso dell’esposizione.

Particolarmente significativo è poi La storia è migrante (2016), lavoro realizzato a partire da un collage di quotidiani d’epoca legati ai temi dei conflitti e dei confini. I titoli dei giornali ci ricordano come la guerra non si consumi solo fisicamente, ma anche attraverso parole, linguaggi e categorie interpretative. Opiemme utilizza invece proprio la malleabilità del linguaggio per ribaltare questo assioma: “la storia è migrante” non solo perché fatta di spostamenti e attraversamenti, ma perché anche gli ideali e le costruzioni politiche che diamo per stabili sono, in realtà, in continuo movimento.
La mostra di Marigna Arte è inoltre accompagnata da due pubblicazioni che estendono e approfondiscono il progetto: Contesti, volume realizzato appositamente per l’esposizione a cura di Tommaso Evangelista e Jonathan Molinari, e l’uscita prevista per novembre 2025 di Critica della Ragion Progressiva, in cui gli aforismi di Walter Loddi entrano in dialogo con le opere di Opiemme, rafforzando ulteriormente la dimensione teorica e discorsiva della ricerca del collettivo.
















