03 aprile 2001

ExibInterviste ai direttori: GIANCARLO POLITI

 
di Silvio Saura

Inizia con Giancarlo Politi, leggendario direttore di FlashArt, il progetto che porterà Exibart nelle prossime settimane ad incontrare i responsabili delle grandi riviste d’arte italiane. Il più grande sito d’arte del Paese dà spazio ai giganti che, usando da decenni il supporto cartaceo, hanno fatto l’informazione artistica in Italia. Tra tutti i direttori cui sono state poste le domande che leggeremo, solo quelli di Temaceleste e Arte hanno ritenuto opportuno non partecipare all’iniziativa. Il progetto è curato da Silvio Saura…

di

Qual è, per lei, lo scopo di una rivista d’arte cartacea?
Comunicare con i propri lettori. Nel caso di Flash Art è quello di documentare, (e ciò avviene da oltre trent’anni), il processo e le novità salienti dell’arte contemporanea, possibilmente nel momento creativo più caldo.

Come vede il panorama attuale delle riviste dedicate all’arte italiane e internazionali?
Inflazionato ma senza qualità. A parte Flash Art appunto, Frieze e Artforum, il resto è un tentativo di mistificare i processi artistici più interessanti in atto.

A quale target si rivolge con la sua pubblicazione?
Agli addetti ai lavori. Artisti, critici, galleristi, collezionisti, appassionati d’arte. Soprattutto giovani. Perché Flash Art nasce con uno spirito assolutamente giovane e giovanile: la redazione, se si esclude me, che ho un ruolo super partes e di testimone, ha un’età media di 28 anni con tendenza a scendere sempre di più.

Che cosa vuole comunicare con la rivista che dirige?
Nulla. Solo informare. Non ho ideologie da proporre né artisti da voler consacrare. Il ruolo di una rivista è di informare il più seriamente, attentamente e velocemente possibile il processo nuovo dell’arte.

Il servizio che ricorda più felicemente.
Il prossimo. Un incontro bellissimo con Maurizio Cattelan per parlare del suo Hitler al Museo di Stoccolma e su cui stiamo pubblicando un ampio servizio.

Quello che ha creato più scalpore o problemi.
Non lo so e non mi riguarda. Spero tutti.

Che problematiche incontra nella realizzazione della rivista?
Nessuna problematica. Solo problemi. Trovare sempre collaboratori migliori, ambiziosi ma non tendenziosi, informati, umili, orgogliosi.

Quali soddisfazioni?
In Italia nessuna. Fuori molte. Come la prima pagina cultura del ‘New York Times’ con la scritta Flash Art il cult e il barometro dell’arte contemporanea.

FlashArtChi vorrebbe tra i suoi collaboratori?
Ho già i migliori. E quando ne spunta uno nuovo lo acchiappo subito, se posso (ma sino a ora non è stato difficile).

Chi non vorrebbe?
Tutti coloro che non vi scrivono perché non mi interessano e li lascio a altri.

Rimpianti?
Questi 34 anni di vita con Flash Art, sempre sulle ali dell’entusiasmo e della eccitazione, sono trascorsi un po’ velocemente per i miei gusti. Non li ho assaporati bene. Spero di farlo con i prossimi 30.

Il futuro online?
Lo lascio agli altri. Io voglio vedere, sfogliare, assaporare, annusare la carta. Stare seduto troppo al computer mi stanca la mente.



Silvio Saura è critico e giornalista d’arte, curatore di mostre d’arte contemporanea, vive e lavora a Venezia.

[exibart]

63 Commenti

  1. Forse cerca i collaboratori umili perché tutta la strafottenza e la superbia ce l’ha lui…povero Massimiliano Gioni…quanto ti capisco !!!

  2. come mai dei direttori si sono astenuti?? ritengono forse che il loro benemrito parere si debba esprimere solamente nelle pagine dei periodici che dirigono? Oppure vogliono essere pagati? MHA! L’arte è un bene collettivo e una risorsa privata, non vedo motivi validi affinchè l’astensione di questi magnasti dell’editoria dal rilasciare interviste sia giustificabile. Un punto a loro sfavore…

  3. Ma non aveva detto (mettendo pure un annuncio per un web designer) che per Flash Art on line aspettava solo di sviluppare un progetto di assolute garanzie in linea con la rivista (+ o -: arrivo quando avrò la cosa migliore di tutte)? Adesso pare invece che quel progetto sia stato abbandonato. E’ strano che il direttore che afferma di essere il più imparziale, all’avanguardia di tutti, che dice di circondarsi dei giornalisti più giovani ed informati, rifiuti il confronto con la rete. Non è la rete il luogo dove i giovani parlano e si confrontano sull’arte (certamente grazie anche alla gratuità del mezzo)? Strano, strano davvero. Qualcuno dovrebbe spiegargli che giornalismo cartaceo e web giornalismo sono cose diverse; le differenze stanno altrove rispetto agli odori, le posture o la consistenza dei materiali. Qualcuno dovrebbe spiegargli che la rete non è un doppione, né sostituisce la rivista, il libro o quant’altro. E’ un nuovo strumento di comunicazione di fronte al quale, a quanto pare, Politi pare arrendersi. C’è da chiedersi come mai. Non vi pare?

  4. La capisco Signor Direttore la stanchezza può prendere ma coraggio, abbiamo bisogno di lei, sono una pittrice e ho fiducia delle notizie trasmesse con la potenza del compiuter, lei è un gran direttore e l’esperienza è importante anche se circondato da valenti giovani è giovane anche lei dentro e anche per l’età. Distinti saluti. Maria Pezzica

  5. Grazie Cate ma non credo farebbe un buon affare (e non è falsa modestia, so io il perché). Però se è così attento non dovrebbe farsi sfuggire qualche ottimo collega che sta qua dentro (per la verità uno ce l’ha già).
    Ma una cosa Politi potrebbe farla; sostituire il Taricone blu con un’immagine più NOTT-urna. Non credi?

  6. Penso che i direttori di Tema celeste e Arte non abbiano voluto sottoporsi all’intervista perché amano muoversi nei loro piccoli orticelli.
    Credono, probabilmente, che sia sufficiente avere parenti, amici e amici dei parenti fra i loro lettori.
    Si dichiarano contemporanei ma, evidentemente, non si sono accorti del mezzo che avevano a disposizione per esprimere le loro opinioni.
    Quanto ai collaboratoti di Flash Art: siete davvero convinti che abbia solo lui i migliori?

  7. Per Silvio. Tema Celeste è forse la miglior rivista d’arte attuale in circolazione; quanto ad Arte, non si può dire che sia proprio all’avanguardia, per solito tratta arte storicizzata, tuttavia ho sempre avuto l’impressione che fosse tra le riviste più lette. Sbaglio? Quanto ai collaboratori di Flash Art, non è che poi si chieda moltissimo a loro: tolti i pezzi principali ci sono una serie di microarticoletti scritti da uno stuolo di gente che fa poco più che una informazione il più delle volte anche già vecchia e poco critica. Già, la critica; ma per quella ci pensa Politi, con la sua prosa corrosiva e sempre polemica (spesso pare lo faccia un po’ per posa). Ma tant’é: infine è la rivista più letta, no? Dunque ha ragione lui e torto tutti gli altri. Ma mi chiedo: non è che Flash Art viva anche un po’ sulla sua tradizione? Non è che la gente riconosce in quella rivista un po’ un’icona dell’informazione artistica, magari non accorgendosi che quell’icona si è forse un po’ sbiadita col tempo? A me sembra, francamente, che Flash Art parli un po’ troppo di Flash Art, facendo l’imitazione di se stessa.

  8. Il mio intervento voleva sottolineare come chi non ha voluto rispondere alle domande, abbia perso una buona opportunità per allargare i propri orizzonti e crearsi delle aperture.
    Quanto a Politi bisogna ammettere, se non altro, che ha avuto – e probabilmente ha ancora – un certo peso.

  9. Mi piace che sia nato questo discorso sull’editoria d’arte. Non è che si potrebbe sapere quante copie VENDE FlashArt ?

  10. La mia intervista ha stimolato commenti, soprattutto critici, che ritengo molto positivi. Infatti nel mio lavoro solo i giudizi critici ti fanno crescere mentre quelli positivi ti fanno solo piacere. I primi ti impongono di guardarti attorno, i secondi ti accarezzano l’ego.
    Un lettore (Mandrake) chiede QUANTE COPIE VENDE FLASH ART: è dichiarato e accertato che Flash Art Italia vende 28.000 copie (con oltre 200 mila lettori) mentre Flash Art International vende (in tutto il mondo) 45.000 copie (20.000 solo negli USA).
    IL PESO DI FLASH ART?
    Rispondo a Silvio. Sono i lettori in Italia e fuori che trovando la pubblicazione sempre attuale la premiano con l’acquisto e di conseguenza con la pubblicità, determinandone il peso.
    Dunque il peso di Flash Art lo si dovrebbe desumere dalla circolazione e dalla quantità (e qualità) della pubblicità. Sul mercato libero nessuno ti regala niente, o sei presente e letto e seguito e nel modo giusto e hai un peso e dunque la pubblicità oppure non esisti. E Flash Art, che si è sempre opposto ad aiuti o sponsorizzazioni pubbliche, ritiene che solo il mercato liberistico è garanzia di libertà. Giù le mani, dico alla Stato, dall’arte e dalla cultura, perché si rischia un’arte e una cultura di regime. Lo Stato resti a guardare e a garantire semmai, non a determinare.
    FLASH ART VIVE SULLA SUA TRADIZIONE? Rispondo a Fabio Melis. Non so quale sia la tradizione di Flash Art: la sola tradizione che (mi e gli) riconosco è una severa attenzione a tutte le ipotesi creative nuove, dalla Groenlandia all’Africa, al Sudamerica, senza mai dimenticare i paesi guida, come gli USA, la Germania, la Gran Bretagna. E il numero migliore di Flash Art dovrà essere (almeno secondo le mie aspirazioni) sempre il prossimo.
    Certo, Flash Art difende Flash Art, perché crede nelle sue metodologie e nella sua permanente ricerca del meglio nel nuovo. A Fabio Melis dico di comperare il numero di Flash Art con l’Hitler di Catellan in copertina (in edicola tra due-tre giorni) e poi esprimere il suo giudizio, qualunque esso sia: non vorrei infatti che molti lettori giudichino Flash Art senza conoscerlo e per sentito dire o per aver “sfogliato” una copia lo scorso anno. E’ una abitudine molto italiana.
    Mentre Flash Art è una rivista di contenuti, spesso anche forti e discutibili e contradditori -perché non esiste una sola arte né una sola chiave di lettura-, e va sfogliata ma possibilmente anche letta.
    I COLLABORATORI DI FLASH ART (Silvio da Venezia): siamo convinti di avere i migliori disponibili sul mercato ma sempre pronti a ricrederci e ad accoglierne altri. Attendo proposte e segnalazioni, sempre e da chiunque. La ricerca di collaboratori bravi e attenti è una mia perenne idea fissa. Ringrazio (e pronto a offrire un premio) a chi mi vuol segnalare giovani di qualità. Una forte cifra a chi mi segnalerà un giovane valido come Massimiliano Gioni che lavora per me, ma a New York e non più a Milano.
    Grazie a Maria Pezzica da Lucca per gli auguri e a E.A.Po che mi ricorda la mia ricerca (anche fuori Italia) di un WEB DESIGNER (che forse abbiamo trovato). Il rifiuto della rete è (stata) una mia idiosincrasia personale, non di Flash Art come azienda. Sono anni infatti che cerchiamo una soluzione non banale. Ma ammetto la mia incapacità creativa (almeno sino ad ora) dentro la rete. Infatti credo non vi possa essere grande prodotto aziendale (cartaceo o in rete) senza una forte spinta inventiva, che a me è mancata proprio sulla rete.
    Non capisco JANAZ invece che parla di “povero Massimiliano Gioni”, il quale è felicemente inserito nella vita artistica di New York, apprezzatissimo e avrà un grande futuro, come in Italia sarebbe impossibile avere.
    IO STRAFOTTENTE? Nel lavoro (chiedetelo ai miei collaboratori più stretti) sono molto umile e attento agli altri. Non decido mai da solo, se non di fronte alle impasse che arresterebbero la produzione.
    Ho risposto a tutto e a tutti? Non ho mai avuto reticenze ma ho sempre difeso le mie idee che si potrebbero sintetizzare in QUALITA’ MASSIMA, LIBERO MERCATO (cioè nessun aiuto esterno al prodotto, se non il prodotto stesso), LIBERA CIRCOLAZIONE DI COSE E DI IDEE. Qualche lettore o osservatore confonde la difesa di una idea con strafottenza o superbia. Peggio per lui. Invece io sono qui (e sulle colonne di Flash Art) pronto a rispondere a qualsiasi domanda su questo e altro. E in ufficio da sempre a ricevere tutti.
    Grazie a tutti e ciao.
    GIANCARLO POLITI

  11. Caro Direttore,

    ho letto con grande piacere la sua risposta che aspettavo da qualche giorno. In questa risposta spiega molto di quello che mi interessava. Ma vorrei solo capire come mai, Lei, nell’ultimo periodo abbia deciso di dare addosso al nostro Paese indiscriminatamente. Voglio dire che ci sono ancora spazi di miglioramento, lavorando sodo si può vincere, ed è grazie a gente come Lei che si puo’ vincere! Se lei cede, se lei prende come esempio solo New York, se lei non insiste sul fatto che alcune Gallerie di Milano non hanno niente da invidiare a Manhattan, se lei non fa dei grossi articoli sul fervore che anima il centro di Torino per quanto riguarda i contemporanei, se lei non convince i suoi lettori che un grosso esperimento di arte contemporanea si può fare anche a Siena e non necessariamente a Minneapolis…Se lei fa tutto questo allora si.
    Ma in uno degli scorsi numeri lei invitava a ‘Scappare dall’Italia’ una ragazza che le chideva consiglio, seguendo le orme di Cattela, Vanessa o Vezzoli (quest’ultimo ha il ‘merito’ di essersi formato all’estero, a differenza dei primi due che si sono formati in Italia anche se fa vergogna dirlo…)!
    Direttore ritorni a voler bene all’Italia e alla sua Milano, nonostante tutto.

  12. Caro Politi,

    per chi abita fuori Milano non è importante che il suo ufficio sia sempre aperto a tutti. E’ invece molto importante incrociarla in queste conversazioni virtuali ma non troppo…

    Saluti.

  13. Mi chiamo Maria Cristina e sono laureanda in Economia con una tesi sul ruolo di internet nel mercato dell’arte contemporanea.
    Scrivo per chiedere dei suggerimenti e dei consigli su libri,riviste specializzate e altro, che mi possano aiutare nella stesura della mai tesi.
    Gli aspetti che devo maggiormente curare riguardano:mercato dell’arte contemporanea: tipologia di mercato; attori; come interagiscono.Canali di vendita.Determinazione del prezzo.
    Reazione all’ingresso della nuova tecnologia:Internet.Come questa interviene nel modo di competere.
    Chi e perchè si è avventurato nel mondo del commercio elettronico.Risultati ottenuti.
    Come si può notare il tipo di informazioni che ricerco sono di natura economica.
    Ringrazio per l’attenzione e coloro che mi forniranno informazioni utili.
    Distinti saluti
    Maria Cristina Alice

  14. Già è vero. Fabio a ragione. In effetti viviamo in un’epoca in cui viaggiare e spostarsi è piuttosto facile oltre che auspicabile. Di qui però a consigliare una sorta di esilio volontario ne passa. E’ mai possibile che nell’epoca di internet e dei viaggi a basso costo New York debba essere come la Parigi di inizio secolo? Ma è poi giusto questo paragone? Già perché gli artisti d’oggi non si incontrano, non si raggruppano e ognuno sta per conto suo. Allora mi sembra di essere tornato piuttosto all’epoca delle valige di cartone: scappate perché qui non c’è trippa per gatti. Eppure è difficile negare che ci sia un certo senso di ottimismo crescente in Italia intorno all’arte giovane e questo val la pena di essere incoraggiato; caso mai è necessario incoraggiare chi se ne sta occupando a far meglio per esportare questo ottimismo. Insomma io penso che di bravi giovani ce ne siano in Italia; è legittimo lavorare per esportare il loro lavoro ma chieder loro ci piantarci in asso…Ma io credo che Politi faccia anche un po’ il provocatore e spinga, con il suo atteggiamento, a lavorare di più e meglio. Sennò avrebbe smesso di stampare l’edizione italiana di Flash Art. O sbaglio? A proposito di Vezzoli: sono stato a Talk Show a Roma e devo dire che oltre ad essere un ottimo artista è, stranamente, anche un buon critico di se stesso.

  15. Io volevo ringraziarvi. Non me la sento di internvenire piu di tanto ma questo dialogo addirittura con il mitico e insuperabile Politi mi sta esaltando. Spero che riintervenga.

  16. Caro Direttore,

    riguardo al dibattito su Italia non-Italia mi farebbe piacere se dicesse la sua sulla presenza/assenza del Padiglione italiano.
    Un saluto.

  17. CARI AMICI DI EXIBART,

    due o tre opinioni personali per rispondere a chi chiede delucidazioni sul mio precedente intervento.
    1) PADIGLIONE ITALIA ALLA BIENNALE DI VENEZIA (da Fabrizio, Lucca): personalmente ritengo debba essere ripristinato poiché la Biennale di Venezia è un palcoscenico unico nel nostro paese e una bella selezione di giovani artisti italiani (anzi, che operano in Italia) rappresenta un’occasione di informaizone importante. Non già un padiglione acritico e accalcato come nel passato (indice di lottizzazioni e favoritismi) bensì un padiglione affidato a due-tre giovani e attenti curatori (evitare se possibile il punto di vista unico o monocentrico, la verità non è mai una sola, anzi, non esiste) per selezionare quindici-venti artisti propositivi che altrimenti, per numero e forse esperienze, non potrebbero rientrare nel padiglione internazionale.
    LA PROSSIMA BIENNALE DI VENEZIA INFATTI non guarda ai giovani ma al passato remoto, oltretutto non edificante. A parte Marisa Merz, strana presenza amebica amata dai curatori internazionali, peraltro abbonata con la Biennale veneziana, assistiamo a ripescaggi a dir poco discutibili (Sarenco, poeta visivo degli anni ’70 e il gruppo Craking Art, tra il goliardico, il ludico popolare e il dilettantesco) o a presenze che ormai abbiamo assimilato da trenta anni (Rotella), il buon Harald Szeemann ha preferito gli artisti della sua generazione anzi ché rischiare con i giovani. Ma tant’é. Per questo io dico che un padiglione nazionale, se ben gestito, servirebbe a porre sotto i riflettore i nostri giovani artisti, ché poi se sono rose fioriranno.
    NEW YORK OGGI (a E. A. Po): cari amici, le capitali mondiali dell’arte non si costruiscono con i desideri né con le buone intenzioni, ma attraverso un potere forte e una economia illuminata. E una volta decaduti, addio. Atene, Roma, Firenze, Amsterdam, Madrid, Parigi sono state le capitali di una economia che fece della cultura la propria bandiera. Questa capitale oggi è New York, domani forse Berlino.
    L’arte e la cultura vanno verso le economie illuminate.
    L’arte, la grande arte almeno, come qualsiasi prodotto culturale, non è mai nata nel deserto ma dove esiste un capitale che la sostiene e la sollecita e dove si sviluppa la concorrenza più ampia possibile che ne permette un continuo miglioramento.
    Certo, l’arte può nascere ovunque, ma se guardiamo attentamente la storia dell’arte, i grandi artisti si sono affermati solo nelle capitali della cultura economica.
    Certo, alla base di queste mie affermazioni apparentemente ciniche c’è anche un tentativo di stimolare gli artisti a far di più e meglio, se possibile a viaggiare e confrontarsi con gli altri, che è il solo modo per crescere.
    Francesco Vezzoli (che sarà -anzi, è già- la terza star internazionale di grande livello assieme a Maurizio Cattelan e Vanessa Beecroft) rappresenta l’esempio di questo nomadismo intellettuale con forti radici italiane. Non mi sorprende dunque che ti abbia ottimamente impressionato. E certamente, parola di Giancarlo Politi, Francesco sarà un grande protagonista dei prossimi anni.
    GEORGINA: non perdi molto a non visitare Milano né il mio ufficio, dove sono sempre indaffarato e raramente trovo momenti di relax per parlare “civilmente” con le persone, malgrado lo desideri. Dunque questi incontri on line, in cui ognuno si sceglie il proprio tempo, come vedi servono ad annullare le distanze (e sulla mia avversione al web c’è stato qualche equivoco: io dico che non ho sensibilità né intuizioni creative né collaboratori per il momento all’altezza, per avere un sito decente: quelli che esistono -ad eccezione e lo dico sinceramente di Exibart- sono risibili per contenuti e forma).
    L’Italia è ricca di energie e di forze creative, ma chi può permetterselo, è bene faccia esperienze “altre” rispetto a quelle possibili in Italia dove tutto è provvisorio e ogni mattina bisogna reinventarsi la propria esistenza.
    Per molti versi ritengo l’Italia un paese interessante e con una cucina straordinaria (a lungo andare conta, te lo dice uno che viaggia il mondo e spesso ha nostalgia di tornare semplicemente per mangiare sano). Ma a un giovane che mi chiede come poter emergere in arte, non posso certo rispondere che il modo migliore è di starsene a casa propria.
    Dico invece a tutti di accontentarsi del proprio stato, poiché voler entrare in competizione seria, comporterà stress, nevrosi, depressioni. Oggi, voler primeggiare in arte significa rischiare una grande infelicità personale in quanto la competizione è fortissima e per arrivare (e restare) agli alti livelli significa possedere una determinazione che ti porta a escludere tutto: amici, affetti familiari, vita sociale normale.
    Dunque caro Fabio io non dò addosso (come tu dici) all’Italia: con le mie uscite cerco spesso di stimolare le persone e le Istituzioni, in quanto il gap tra l’Italia e i paesi più avanzati (Germania, Gran Bretagna, Francia, ma anche Finlandia, Svezia, Olanda) è enorme e cresce sempre di più.
    E’ vero che esistono spazi di miglioramento, ma se noi miglioriamo gli altri galoppano, per cui il gap aumenta sempre.
    Io non invito a scappare, ma se qualcuno ha desideri e possibilità, dico andate a New York, il vero laboratorio culturale di questo nostro tempo e che fa la differenza
    Ma uno può accontentarsi anche di Milano o Torino o Firenze o Roma.
    Mi figlia Gea vuole assolutamente studiare cinema (script writing per la precisione, cioè più o meno sceneggiatura). E lei sa benissimo che la migliore scuola al mondo è l’UCLA di Los Angeles (quasi 100 milioni annui di costo) e in Europa la Scuola del Cinema di Darmstadt, malgrado io (per ragioni egoistiche) la spinga a frequentare il DAMS a Bologna o la Scuola di Nanni Moretti a Roma).
    Come vedi esiste sempre un possibile traguardo, a seconda dei desideri, delle ambizioni e delle possibilità economiche.

    Giancarlo Politi

  18. Anzitutto “chiedo venia” per il lungo silenzio, ma ero fuori e senza computer.
    Torno un attimo alla precedente lettera di Giancarlo Politi, a quando tratta dei collaboratori. Penso che siano indubbiamente buoni,che riescano a fornire una versione attendibile del contemporaneo (se così non lo fosse non sarebbe arrivata a 34 anni).
    Ben sa – e in questa tribuna ne dà ottima prova – che cosa significa comunicare. Quindi perché scrivere in “critichese”? Intendo le forme prolisse, i paroloni, le 15 righe senza un punto, che alla fine del periodo lasciano senza fiato.
    Senza entrare nel merito dei contenuti – che pure condivido – parlo della forma. E penso che dei buoni contenuti debbano adeguarsi al tempo che viviamo. La chiarezza, assente nella critica delle socorse generazioni, è passata anche anche in questa – attraverso l’università – e pure gli attuali critici sulla cresta dell’onda amano dare sfoggio del proprio sapere dimostrando di avere bene imparato la lezione dei loro insegnati.
    Per il resto, che dire? La situazione Biennale è agghiacciante. Contemporaneo per Szeemann segnifica contemporaneo alla sua infanzia.
    Politi ha toccato anche un punto sensibile: quello degli affetti. Essere in questa giunla significa non avere sabati e domeniche, non avere fame né sonno. Devi stare sempre all’erta, mai abbassare la guardia. L’arte, come tutto del resto, è una scelta. Si sa a cosa si va in contro.
    Ciao, Silvio

  19. Direttore, sei davvero informa. Il mezzo internettiano ti fa bene !!! Sulla carta forse le tue risposte stanno un tantino strette. BENE COSI’. CIAO

  20. il modo di parlare del Direttore mi sorprende. E’ diverso rispetto a FlahArt, sembra essere più calmo, costruttivo…Auguri a GEA per la scuola di cinema.

  21. Mi è piaciuta molto l’intervista poi ho notato quello che c’era qui sotto e mi sono eccitato. Questo dialogo è bellissimo, vi seguirò sempre sia Exibart che FlashArt !

  22. Xhe delusione Tema Celeste ed Arte! Il primo si sta guadagnando i favori dei lettori sul campo, ma questo rifiuto a proporsi in un dibattito pubblico sulla rete e per la rete gli fa perdere parecchi punti (eppure Tema è anche sulla rete, proprio un atteggiamento incomprensibile). Stesso discorso si potrebbe fare per Arte, rivista rivolta ad un target di pubblico diverso, più votata all’arte storica, ma mi pare un’occasione persa anche per loro per avvicinare il pubblico giovane che spesso l’ha criticata. Insomma questi rifiuti spiegano perché Flash Art rimanga, alla fine, la testata più all’avanguardia, sempre disposta a mettersi in gioco. Aspettando gli altri…

  23. Interessante la questione sulle economie illuminate proposta dal direttore Politi. Dunque, ricapitolando, si potrebbe dire che la nostra economia in difficoltà perenne, la moneta debole, unitamente ad un corpus di leggi che non agevola il collezionismo (Arte In dello scorso mese trattava sommariamente questo problema, con particolare riferimento alla mancanza di meccanismi che consentano la deducibilità fiscale degli acquisti di opere d’arte e alle tasse di successione) sembrano rendere ardua una vera ripresa culturale nel nostro paese. Ma forse si potrebbe chiamare in causa anche il nostro sistema scolastico, che genera una classe dirigente che non conosce e non capisce nulla o quasi di arte, soprattutto di quella contemporanea. Detto ciò mi chiedo però: perché Enzo Cannaviello, presidente dell’Associazione Nazionale delle Gallerie d’Arte Moderna, poco più di un annetto fa, proprio sulle pagine di Exibart sosteneva che, nonostante la difficoltà di quantificare esattamente il volume d’affari delle gallerie d’arte moderna italiane (e torna in gioco la questione delle leggi che costringono i galleristi ad un lavoro sotterraneo), tutto sommato il sistema delle gallerie italiane sarebbe abbastanza in salute. Cannaviello poneva come dato significativo il fatto che Milano sarebbe in Europa la città con il maggior numero di gallerie. Dunque il mercato c’è in Italia o no? Non è che per caso i collezionisti stranieri trovano in Italia, causa la moneta debole, prezzi più favorevoli? Ma anche se fosse: come si spiega che stiano nascendo nuove gallerie come funghi? Leggevo, mi pare su Kult, che solo alla fine di gennaio sono state inaugurate una decina di gallerie nuove? Insomma i conti non mi tornano. Sembra che in Italia il collezionismo ci sia, la cultura anche, ma che segua strade sotterranee.

  24. Caro Direttore,
    lei cita tra le riviste maggiori al mondo ARTFORUM, io ho letto questa intervista e sono andato a comperarlo (non senza difficoltà), l’ho sfogliato e mi scusi ma è una gran porcheria. Quando vedo certe cose mi rincuoro sulla situazione italiana. E’ solo pubblicità, sempre pubblicità, pubblicità e basta. Ecco cosa è ARTFORUM. Mi sono convinta che non c’ niente di PEGGIO in Italia. Gli articoli di approfondimento erano tre o quattro…La prossima volta mi tengo gli OTTO DOLLARI e Lei, direttore, non confronti neppure FlashArt con certe pseudoriviste

  25. Credo sia opportuno che le strutture informative più prestigione sull’arte in Italia (FlashArt su carta ed ExibArt nel web) si debbano concretamente impegnare affinché le leggi sul collezionismo cambino in maniera decisiva.
    Non possiamo continuare a darci la zappa sui cogl…, sui piedi !!

  26. Indiscutibilmente Flash Art è la migliore rivista d’arte contemporanea sotto tutti gli aspetti.
    Però, perchè nessuno,ripeto, nessuno, ha detto che per una pubblicità od addirittura un solo annuncio di mostra, bisogna pagare?
    Sono i soldi la cosa più importante, altrochè l’arte. Chi produce opere d’arte (cosiddetti artisti) lo fa per soldi, diciamo la verità per favore.
    Comunque ancora complimenti per Flash Art!!!!

  27. Ma Eugenio: il direttore Politi ha parlato di libero mercato, di economie illuminate, di capitale ed economia della cultura. Certo non ha usato i tuoi toni dispregiativi, ma io credo che lui stesso (ed io condivido questa cosa e l’ho pure scritta qua sopra) consideri la questione del mercato e del valore dell’arte(in termini monetari) uno dei fattori che fanno parte del mondo dell’arte, che determinano il fare artistico (non l’idea dell’arte, questo è auspicabile anche se non sempre vero). Negli anni passati e tutt’oggi (vedi net art) si è cercato e si cerca di annullare questo concetto, di illudersi che ciò non sia vero (e allora si vendettero le foto della Body Art, della Land Art, i progetti di Christo e via dicendo), eppure ciò è accettato fin dall’età dei babilonesi. Dov’è lo scandalo?

  28. A Francesca. Mbé? In una rivista d’arte la pubblicità di settore deve essere considerata un organo di informazione; vedi foto, vieni a sapere di mostre, ecc. Che c’è di male? Ci fosse pubblicità di biscotti, capirei. E poi bisogna considerare com’è distribuita la pubblicità. Per esempio molte riviste la concentrano all’inizio e alla fine, per non disturbare e confondere la lettura della rivista. A questo aggiungo un’altra considerazione; non è importante giudicare solo il numero degli approfondimenti contenuti in una rivista, ma anche la qualità dei contributi. E poi una rivista come Art Forum rimane un punto di riferimento, la si legge perché si è guadagnata una sorta di investitura: gli addetti ai lavori sanno che gli artisti che appaiono in copertina o vengono recensiti, con buona probabilità sono da tenersi d’occhio in prospettiva mercato. Insomma bisogna andare al di là della lettura, bisogna considerare altri fattori, saper vedere al di là delle cose. Per la critica e la scientificità meglio forse rimettersi ai libri o, perché no, ad internet, Art Forum è una vetrina, con pochi ma fondamentali articoli di approfondimento.

  29. Ho comprato FlashArt e ho letto che in un articolo, concluedendo con un perentorio ‘BUONA NEW YORK A TUTTI DA PARTE DI CHI E’ COSTRETTO A STARE IN ITALIA’ (costretto????), inneggia a Berlusconi ed al Berlusconismo…in nome di un liberismo che dovrebbe conentirci di essere come l’america e di far diventare Milano la nuova york d’europa…..non so cosa pensare.

  30. Caro Giancarlo,
    sinceramente comincio a capire perchè hai deciso di non metterti in gioco sulla Rete. Forse hai ragione quando dici che non hai le intuizioni giuste…Ho comprato oggi flash art, come faccio sempre da tre anni a questa parte e mi sono imbattuta nella risposta che hai dato a proposito degli artisti digitali e all’arte in rete.
    Se tu avessi letto (e non solo pubblicato)la splendida rubrica di gianni romano (che non c’è più) “artscape”, sapresti bene cosa davvero c’è di stimolante su Internet. sono rimasta sconvolta perchè dalla tua risposta al lettore si capisce che non hai minimamente imparato a fare distinzione tra “net art” e “art on the net”, cioè tra progetti artistici che vivono sulla rete e ne sfruttano le potenzialità e banali siti di autopromozione (spesso fatti dagli artisti senza galleria che giustamente citi).
    Il sito del tuo amico poi, (www.hakart.com) non ne parlo nemmeno, perchè si commenta da sè.
    Quella non è arte in rete e non è nemmeno arte digitale…quello è solo una vetrina su un lavoro (perarltro di qualità discutibile) e un tentativo di fare e-commerce d’arte…non è neanche così bello graficamente come dici…
    la rete offre agli artisti molto di più che una vetrina…
    il panorama è molto stimolante…perdici un po’ di tempo, vale la pena!
    http://webart.exibart.com

  31. X EUGENIO (ITALIA): sono disgustata da cio’ che dici in modo divagatorio. Io dipingo perchè mi piace farlo e non mi nascondo dietro la veste di “artista” per fare soldi…l’arte non ha prezzo o se lo ha, ha valore solo quando l’artista è morto!

  32. Beh, beh, Carla… non esagerare tu adesso. Ragazzi! Cerchiamo di essere un po’ obiettivi, cerchiamo di ragionare possibilmente con la testa, o siamo tutti adolescenti? E guai a chi ora mi tira fuori il Giacomo Leopardi “eterno adolescente” o “l’eterno bambino che è in noi” ed amenità del genere. Il mercato c’è e si vede, volenti o nolenti; combattere contro i mulini a vento non serve a nulla. Cerchiamo piuttosto di capire come funziona e imparare a conviverci. Pensiamo al grande Manzoni che lo ha combattuto con le sue stesse armi (sue, intendo, del mercato e sue dell’artista …ehm… diciamo fisiologiche) o agli altri che come lui hanno saputo ironizzare, mettere in crisi, spiazzare e scandalizzare il mercato (e tutti) con le loro opere (leggi Duchamp).

  33. Carla ma cosa dici?
    Spiegalo agli artisti presentati su questo numero di FlashArt (Cattelan, Hirst) se l’arte ha un costo solo dopo morti…ma quando mai !!!
    Non è neppure storicamente cosi. A scuola ci raccontavano a tutti quanti soldi venne pagata la maestà di Duccio. Siena nel medioevo era come New York soldi. Gli artisti sono visionari che anticipano di qualche anno la storia e gli avvenimenti, e tutto questo si paga.
    Ovvio poi che se uno pitta delle decorazioni da cucinotto allora non vale. Ma non vale nemmeno dopo che è morto, anzi quando muore si ha un sospiro di sollievo. CIAO

  34. Carissimo Direttore, pensavo già che eri fantastico (ho sempre comprato Flash Art soprattutto per la tua rubrica di lettere, alle quali dai risposte sempre illuminanti…magari alle volte incazzose, ma sempre belle), ma vederti intervenire in un forum con tanta precisione e passione ha mandato fuori scala il mio apprezzamento per te. Credo che Flash art su internet spopolerebbe!!Sei grande.
    Con te sì che il dibattito si anima…e questo in fondo perchè tu sei l’arte contemporanea in Italia.
    Grazie mille
    Non mi firmo perchè voglio che le mie lodi sperticate ( e meritatissime) non abbiano il minimo sentore di piaggeria.
    Ti invio un saluto (anonimo) e cordiale
    -ps: Tutti parlano di Flash Art, ma le edizioni Politi, raccolte di interviste a filosofi, o raccolte di testi su certi temi dell’arte, sono tra le pubblicazioni più interessanti degli ultimi anni che siano state dedicate all’arte, in italia.

  35. EQUIVOCI O ILLAZIONI O DELAZIONI?
    Sta a voi decidere.
    VALENTINA. Delatrice o in buona fede?
    Cara Valentina, mi indichi per favore un sito di “net art”? Io non ne
    conosco, purtroppo. Non mi dire che jodi.org (www.jodi.org) sia “net art” o
    quello di Francis Alys (http://www.diacenter.org/alys). Non ti pare che ci
    troviamo di fronte a giochini per bambini? JR, direttore di FlashArt nel 2015Anzi, il mio piccolo protetto
    (J.R.), direttore di Flash Art nel 2015, è molto più sofisticato e con
    jodi.org si annoia.
    Io forse non conosco la distinzione tra “net art” e “art on the net” ma ho
    paura che tu non conosca l’arte di oggi. Ti consiglio dunque di visitare
    qualche galleria o artista, magari non solo a Firenze (che oggi è città
    artisticamente depressa, senza gallerie né artisti interessanti) ma anche a
    Milano e se invece ne hai voglia e possibilità “vai a risciacquare i tuoi
    cenci nell’Hudson” ne trarrai un grande giovamento (corpo e spirito, ti
    assicuro) e forse il tuo entusiasmo per la “net art” si ridimensionerà,
    mentre aumenterà la tua cultura di arte visuale.
    Comunque se conosci un sito o un artista (almeno uno!) con “progetti
    artistici che vivono sulla rete e ne sfruttano le potenzialità” degno di
    nota, per favore indicamelo. Poi quando passo a Firenze ti invito a
    colazione all’Enoteca Pinchiorri o se preferisci ti invio un bellissimo
    mazzo di fiori.
    Ma ti prego di non sottovalutarmi cara, giovane Valentina. Ti pare che non
    ho guardato i siti indicati da Gianni Romano? Sono un ottimo
    professionista, te lo assicuro. E la rubrica è stata sospesa di comune
    accordo in attesa di qualche novità di rilievo da segnalare. Per ora c’è un
    po’ di ristagno.
    Il sito di Janusz Haka (www.hakart.com) non è così banale come tu credi
    (anche qui sottovaluti il lavoro altrui): mi ha scritto proprio ieri che
    incomincia ad ottenere qualche risultato (vendita di alcune opere: ed è
    quello che lui voleva, no?). Ma se vuoi vedere un sito straordinario e
    divertirti e giudicare la grande professionalità di un artista che si serve
    della rete, vai a cercare Kinkade (www.Kinkade.com; http://www.Thomaskinkade.com;
    http://www.Tom-Kinkade-gallery.com), forse l’artista americano più famoso in USA
    (ho detto più famoso, non più bravo). Ogni famiglia media americana
    possiede o vorrebbe possedere una sua stampa (gli originali sono
    inaccessibili) e attraverso il suo sito ma anche attraverso le varie aste
    (se vuoi cercalo nelle aste in eBay) vende per numerosi miliardi (diciamo
    trenta miliardi l’anno). Ma anche qui ti prego di non equivocare: a me
    Kinkade diverte, soprattutto per la sua straordinaria e inventiva
    organizzazione di autopromozione e anche per la sua immensa capacità di
    piacere alla gente, ma nulla di più. Però è un esempio per tutti di come si
    può utilizzare la rete. Mi piacerebbe conoscere il tuo parere e quello di
    altri webnauti su Kinkade.
    Per quanto riguarda la risposta al lettore di Flash Art io gli chiedevo
    cosa intendeva, poiché mi era sembrato (anzi, ne sono sicuro) che lui
    alludesse agli artisti con una vetrina sul web.
    Allora dimmi cosa preferisci, i fiori o un pranzo all’Enoteca Pinchiorri?
    MARIOLINA, disgustata dall’ultimo numero di Flash Art che inneggia a
    Berlusconi e a New York? Cara Mariolina, nella mia lettera a Maurizio
    Cattelan avresti dovuto cogliere anche una sottile ironia e provocazione
    (pur non rinnegando nulla di quanto ho detto) dettate dai lontani legami di
    amicizia e di paradossi che ci legano. Ma tu sei mai stata a New York? Se
    no, ti prego, non giudicarla troppo superficialmente.
    Comunque, adesso vado di corsa, sto partendo per Trevi, in Umbria, dove
    domani sera al Trevi Flash Art Museum si inaugura una simpatica mostra
    AMICI MIEI, in cui dieci persone diverse hanno invitato i loro amici
    artisti (e chiunque si trovi da quelle parti può passare).
    Lunedì risponderò agli altri…Giancarlo Politi.

  36. Caro Giancarlo,
    il mio intervento era di sicuro provocatorio, ma non dubitare della mia buona fede. Io non ti sottovaluto come professionista perché se fosse così non comprerei Flash Art ogni mese da anni.
    La tua rivista continua ad essere, con pregi e difetti, un punto di riferimento. Detto questo, passiamo alla net art. Forse sembra che io accetti entusiasticamente e in blocco tutto quello che viene dalla Rete, ma ti assicuro che non è così. Proprio perché , per tenere aggiornata la mia rubrica, seguo con costanza il panorama dell’arte in rete, so molto bene quante cretinate ci siano in giro, specie ora che siamo in un momento in cui va molto di moda.
    Il lavoro di jodi.org è di sicuro il più famoso, ma questo non vuol dire che riassuma in sé tutto quello che la net art è stata ed è oggi. Quando i jodi hanno cominciato a lavorare, nel 95, il loro sito era davvero qualcosa di interessante, ora sono solo le superstar della net art.
    Sono felice che il tuo amico stia ottenendo dei risultati, se il suo obiettivo era vendere le opere, buon per lui se ci riesce. Io non ho niente contro chi vende l’arte, in rete, o in qualunque altro posto.
    Quello che volevo dire è che è necessario distinguere le “vetrine” dai progetti che vengono concepiti per essere delle opere d’arte. Se poi, come credo, il tuo discorso era: meglio chi sfrutta le potenzialità della Rete per fare soldi, piuttosto che per produrre dei progettini che sono cretinate, allora posso anche comprendere il tuo punto di vista. Ma perpetuare questo equivoco tra siti di autopromozione e siti di net art mi sembra quantomeno fuorviante.
    A proposito di Kincade, mi sono divertita moltissimo a vedere i suoi siti! In tempi in cui i colossi dell’e-commerce cadono a picco il suo esempio è illuminante direi…:-)
    Le opere di net art più interessanti, comunque, non sono simpatici sitarelli interattivi, ma sono quelli che mettono in moto meccanismi relazionali complessi e affascinanti, che lavorano sull’idea stessa del fare network. http://www.irational.org/tttp/
    Assolutamente degni di nota anche gli esperimenti sui cosiddetti browsers alternativi, cioè delle interfacce sperimentali che permettono di visualizzare la struttura e i contenuti del web secondo modalità inedite (http://www.exibart.com/IDNotizia1582.htm).
    Comunque considero vera arte l’attività di etoy (www.etoy.com) (http://www.hijack.org) e trovo estremamente stimolante anche la ricerca di http://www.0100101110101101.org. poi http://www.m9ndfukc.org ,
    http://www.potatoland.org/riot ….
    Con questo io non voglio dire che la net art sia quanto di meglio offra il panorama dell’arte contemporanea, non fraintendermi. È soltanto una delle tante cose che mi stimolano e sulle quali mi piace informarmi, studiare, scrivere.
    Per quanto riguarda la mia scarsa conoscenza dell’arte visuale, probabilmente è così, visto che sono giovane e non sono mai stata nella Grande Mela, ma ti garantisco che frequento moltissimo le gallerie, e non solo quelle della mia città (che non è Firenze, ma Roma). Cerco di muovermi il più possibile, di andare a vedere le cose di persona ogni volta che posso, compatibilmente con le mie finanze. Per finire, accetto volentieri l’invito in enoteca, io amo i vini rossi del sud e tu?
    Ciao, Valentina

  37. Caro direttore, la sua risposta alle parole di Valentina mi hanno lasciato allibito. Forse sarà un esperto conoscitore del mercato contemporaneo, ma di certo ha le idee piuttosto vaghe su cosa sia la net.art. Poi, se crede che in queste sue righe non ci fosse un margine ottimale per esporre al meglio il suo concetto…non giustifica che abbia perso l’occasione per approffondire un tantino l’argomento. State parlando di cose diametricalmente opposte ed il guaio è che solamente una delel due parti se n’è accorta, e mi spiace doverglielo dire, ma questa non è Lei.saluti…e invecedei fiori, la inviti a cena che forse non sarà così noioso come magari crede.

  38. CARI AMICI,
    un po’ di viaggi e il lavoro per la Biennale di Tirana (a cui mi sto dedicando) mi hanno tenuto lontano da voi. Ma eccomi di nuovo:
    TIZIANO DA VERONA: caro Tiziano, uno cerca sempre il meglio ma non sempre ci riesce. Grato però se mi spiegassi a cosa alludi quando scrivi che parlo di cose che non conosco.
    MHA: un altro lettore che mi pare portato a stravolgere il mio pensiero. Caro Mha, magari fossi anche un esperto conoscitore del mercato! Ne conosco le regole e forse i meccanismi, ma non sono un esperto (cioè conoscere e riconoscere i prezzi e le quotazioni di ogni artista) di mercato, mentre conosco abbastana bene l’arte contemporanea, non solo quella italiana. Valentina la inviterò volentierissimo a cena e non ho mai pensato possa essere noiosa, semmai potrei esserlo io per lei. In ogni caso mi farei assistere da qualche straordinario vino rosso che sembrerebbe apprezzare. L’ho detto e lo ripeto, non so cosa sia la net.art e soprattutto dove sia. Ma ne sono certo, che dico!, certissimo, non esiste ancora un’arte (che possa essere presa in seria considerazione dai professionisti dell’arte) per la rete. Tutti i siti che ho visitato sono noiosissimi. Oppure l’arte per la rete deve essere noiosa? Quella di cui mi occupo io non lo è quasi mai e quella poca che lo è la fuggo.
    VALENTINA: cara Valentina, adesso mi fanno anche passare per uno che teme di annoiarsi a cena con te. Invece sarebbero faville (di tutti i generi, spererei!) straordinarie tra una preparatissima e appassionata teorica della net.art e un altrettanto convinto negatore. Il quale dice, se la net.art è quella, grazie no! Se c’è di meglio (e tanto di meglio, ti assicuro) fuori dal web perché ridursi al web? A me pare una masturbazione al posto di un bellissimo, libero, sano, liberatorio amplesso reale. Ma siccome sono sempre pronto a mettermi in discussione e se necessario rivedere le mie idee, eccomi pronto per la cena (magari a Firenze, perché l’Enoteca Pinchiorri non è una semplice enoteca bensì il miglior ristorante di tutta l’Italia centrale, con i migliori vini del mondo! Così invitiamo anche Massimiliano, a costo di rovinarmi). Invece le “vetrine” sul web mi affascinano quando sono ben fatte e ti permettono di incontrare il mondo, di confrontarti e di proporti ad esso. A giorni riceverai il mio vino rosso del sud della Sardegna (sto avendo problemi a trovare una confezione “safe” per la spedizione), uno straordinario Cannonau di Castiadas, vicino Cagliari, tenuto in vigna sino a novembre per renderlo più profumato e intenso, ottenuto con pigiatura a piedi nudi: una rarità che mi ha fatto scoprire il mio amico scultore Mauro Cossu.
    NANNINO: ti ringrazio, ma come vedi (e questo è il bello) le opinioni possono essere discordi.
    PINCO LITTLEBALL: grazie, ma preferisco le critiche o le osservazioni ai complimenti. Magari prova a trovare qualche difetto perché ce ne sono: da una persona attenta come te e che conosce la mia storia mi interessa molto di più da chi per partito preso vuole fraintendermi.
    FREDRIK: l’arte, cioè quella famosa o che lo vuol diventare, quella che si vuol proporre nelle gallerie, musei, istituzioni, nel mercato, costa e spesso molto. Ma perché no? Se diventa un bene prezioso e uno “status simbol” (anche), se il possederla dà prestigio e carisma, se l’artista che la produce è richiesto molto di più di quanto possa (o voglia) produrre ecco il costo lievitare e talvolta esplodere.
    E poi il mercato e il sistema dell’arte hanno da sempre contribuito ad attirare e stimolare gli artisti. L’opzione della morte per fame non attirerebbe molti giovani.

    E.A.PO. Caro amico, il mercato dell’arte funziona come qualsiasi mercato, cioè sulla base della domanda e dell’offerta. Se il tuo lavoro, dopo essere stato conosciuto viene apprezzato avrà molti estimatori e potenziali acquirenti, altrimenti resta nelle retrovie, a prezzi di saldo.
    CARLA, Vicenza. Cara Carla, sei fortunatissima se ti accontenterai del tuo dipingere! E’ una ricchezza che ti invidio realmente quella di trovare felicità escusivamente dal tuo fare. Se riesci a farti accompagnare tutta la vita da questo sentimento e piacere, senza mai entrare nella competitività, sei veramente una persona rara e fortunata.
    Ma per il prezzo dell’arte, ti rinvio alla mia risposta precedente.
    Questo è tutto al momento. Buon week end e a prestissimo.
    Giancarlo Politi

  39. Gentile direttore…Volevo complimentarmi per la disponibilità che dimostra in queste pagine e chiacchierare su alcune osservazioni circa la net.art. il fatto che Lei ritenga che a tutt’oggi non vi siano sufficienti motivi affinchè la net.art venga presa in considerazione dai professionisti dell’arte risulta quanto mai ovvio in quanto appare complesso e arzigogolato il processo “commerciale” delle opere. Come vendere o comprare un’ opera che nella sua “non fisicità” e nella sua “epifania istantanea” pretende l’interagire della persona pubblico? I codici linguistici messi in gioco dalla net.art sono molteplici così come lo possono essere i messaggi o i diversi contenuti che via via si intendono affrontare, anche se a Lei possono risultare noiosi. Temo che la Sua “non apertura” verso questa nuova forma artistica non Le faccia buon gioco: proprio in virtù della riconosciuta e professata competenza circa il contemporaneo che Lei in qualità di direttore della prestigiosa rivista Flash art possiede, appare sempre più insolito che un fenomeno come quello di cui stiamo discutendo la lasci perplesso o la convinca in maniera negativa. A parte il fatto che da sempre l’arte si è nutrita di tecnologia, non ritiene che rappresnti in qualche modo l’espressione più in erba di un qualcosa che può mutare la prospetiva ARTE? Ora, abbandonando il fenomeno net.art, volevo sapere cosa ne pensa dell’attuale (risparmio i collegamenti col passato…Wagner compreso)ricerca verso l’opera totale? L’integrazione di più mezzi espressivi a favore di un’ unica opera pare sia il nuovo “trend” degli operatori artistici e mi chiedevo appunto quale fosse la Sua posizione in merito e cosa pensasse dello sviluppo che la cosa può prendere.Sono stato ad OPERA TOTALE 6 (può leggere l’articolo all’indirizzo http://www.exibart.com/IDNotizia2038.htm )e malgrado abbia riscontrato alcune “lacune” nell’edizione di quest’anno non posso che rimanere incuriosito del tutto. Altro input che mi invita a chiamarla in causa con un Suo parere è la recente Vj’s convention tenutasi presso il LINK di Bologna ( http://www.exibart.com/IDNotizia2419.htm ). A mio avviso il luogo “arena” e l’atmosfera “happening” sembra proprio dar ragione a questi nuovi temerari della tecnologia/arte che tendono a coinvolgere non solo tutti i sensi nel medesimo istante, ma a far fruire dell’opera in maniera diversa e personale e con un occhio di riguardo verso la collettività. Producono affinchè anche il grado di risposta dei sensi sia talmente elvato da “sconvolgere” (nel senso meno popolare del termine) il fruitore. Non sto qui a elencare tutti gli aspetti che questo tipo di evento mette in gioco (non abuso della sua pazienza), ma mi limito solamente a chiederle COSA NE PENSA??? Dio mio che invidia per il vino promesso a Valentina!!
    Un caro saluto
    Kranix

  40. Direttore, immagino che non dipenda da te ma perché non ti rivolgi ad una agenzia di distribuzione piu efficiente per la consegna delle copie di FlashArt agli abbonati. Il fatto che tutti hanno già letto FlashArt e io no mi fa un po’ incaxxxxx….!!
    Per quanto riguarda l’enoteca pinchiorri (che bello. Hai invitato anche me, magari ricambio con una pizza -ehehe- tra un mesetto quando sarò nella Piccola Mela – MILANO – per il MiArt) e le tue faville con la Vale ti segnalo che lei essere MIA (!) morosa. Quindi net.art quanto vuoi e poi…BASTA (tanto più che invitando anche me ti sei dato la zappa sui piedi). ciao

  41. Direttore, lei ha una certa età ammettiamolo, parla di vini, dell’educazione di sua figlia, fa il galante con le donne, ma non nomina mai un artista: perchè fa finta di capire artisti che di anni ne hanno una ventina? continui a parlare di enoteche e di cannonau, ma dovrebbe preoccuparsi di più della sua rivista che ha dato una copertina a bluff come Vezzoli o – peggio – a Taricone…… e non dei forum o della sua provincialissima rubrica – da qualche anno Flash Art e’ solo la vetrina di altre vetrine e non e’ piu’ attenta e competitiva come un tempo. Ammettiamolo su, lei non puo’ ma noi si.

  42. Bene bene. Questo intrigo tutto nazionale e culinario Tonelli-Valentina-Politi mi sta diventando un canovaccio degno di una commedia Plautina. Come finirà?

  43. Lasciando da parte la commedia plautina, volevo solo dire che bisognerebbe smetterla di considerare Internet come una specie di “surrogato” del mondo reale. Questa “logica della sostituzione” non funziona e non ha mai funzionato storicamente, il telefono non ha portato le persone a non vedersi più (semmai il contrario), il video non ha cancellato la pittura, e la net art non sostituisce nè sostituirà gli altri tipi di arte.
    Internet è solo un’altra possibilità, un nuovo mondo su cui affacciarsi, nuovi strumenti con cui sperimentare, un nuovo linguaggio da scoprire, decostruire, criticare, esaltare.
    E se vogliamo anche rimanere sulla metafora sessuale utilizzata da Giancarlo, mi sembra innegabile che la masturbazione non sia un efficace sostituto del rapporto sessuale, ma una cosa tutta diversa. Ma si può forse negare un ruolo importante della masturbazione nella vita degli esseri umani? Suvvia, il mondo è pieno di possibilità, non ci chiudiamo in scelte castranti! Saluti a tutti

  44. ..mmm tutti qui i segreti del mercato? Più o meno: “Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto” ( Mt 7, 7)”? Ma è la domanda a determinare l’offerta o viceversa?

  45. Vale ha ragione. Il canovaccio è un po’ debole per chiamare in causa Plauto, anche se l’immagine di Politi-lenone non è male. Ma tutto sommato, dato il tenore e restando nella classicità, le divagazioni politiane mi sembrano più vicine al De re coquinaria di Marco Gavio Apicio.

  46. Sempre citando Apicio, mi sembra che talora la discussione si areni sull’immancabile ‘liquamen’: il valore delle opere d’arte dipende dal loro vaolre economico?
    Il pesce marcio Apicio lo trasformava in un ingrediente base, assai apprezzato…

  47. L’ultimo Flash art è propositivo: l’era Berlusconi potrebbe essere rappresentata da un museo delle cere e della zoologia. Il senso di morte, così, sarebbe totale.

  48. CARI AMICI,

    mi sa tanto che alcuni di voi scrivono per ammazzare la noia. O no? Io rispondo molto volentieri, anche alle lettere più sciocche o irritanti, l’ho sempre fatto e mi diverte, così conosco meglio il mio prossimo e il pensiero “occulto” che mi circonda. Però mi sa tanto che alcuni scrivono senza aver capito quello che vogliono dire, divagando con citazioni pseudo colte e soprattutto un po’ esibizionistiche. Altri si divertono a fraintendere ciò che scrivo. E questa malattia italiana (non voler capire e voler equivocare) mi frustra. Io mi sono allenato da sempre al pragmatismo anglosassone dunque cerco di capire al meglio il mio prossimo e se interpellato rispondere a tono.
    PROVIAMO?
    CARO NDRI. (Ma chi si cela dietro questa sigla da comitato di redazione?). Vuoi parlare di Cattelan o di Berlusconi? Il senso di morte io l’ho avvertito in questi cinquant’anni di vita politica italiana che ha portato il nostro paese ai margini del Terzo Mondo. Ma caro NDR, tu giri, leggi, guardi, ti muovi? Lo sai che la qualità della vita italiana (pubblica amministrazione, sanità, assistenza sociale, inquinamento, scuola, livello culturale, comunicazioni, trasporti, ecc.) ci pone al 17° posto nel mondo (dopo tutti i paesi europei e nord-America, Australia, ecc.). Questi sono fatti non ipotesi. Ma tu incolpi Berlusconi ovviamente.
    E’ mia abitudine giudicare i governi e i politici dai fatti, non dalle illazioni facili e mututale da una stampa partigiana. Io personalmente credo che molti mali dell’Italia siano da attribuire a uno statalismo eccessivo, cieco e ingombrante. Soprattutto la cultura dovrebbe essere lasciata in pace, il Minculpop e i Soviet sono ancora nella nostra memoria: libera cultura in libero stato, vorrei dire, parodiando un illuminato liberale. E su Cattelan cosa vorresti sapere ancora?
    LAIDO: Nessuno dice che il valore delle opere d’arte dipende dal valore economico. Io dico però che le opere d’arte di valore, data la richiesta, assumono “anche” un valore economico. Soprattutto oggi in cui c’è una attenzione fortissima a ogni tipo di arte, anche quella più trasgressiva.
    ALBERTO SERVIDEI, Modena. Va bene che scrivi da una città gargantuesca ma potresti essere meno ovvio. Invitare Valentina e Max all’Enoteca Pinchiorri è per me come invitarli al MoMa o agli Uffizi: nel Gotha cioè dei vini (dunque della grande cultura dell’olfatto e del gusto) e della cucina di livello.
    Saper apprezzare un buon vino e una buona cucina è da cultori dell’arte, non significa abbuffarsi come forse intendi tu (tra l’altro io sono quasi vegetariano). Non è un caso che alcuni anni or sono abbia dedicato la copertina di Flash Art International a Brendan Becht, un raffinato e rivoluzionario chef (allora collaboratore di Gualtiero Marchesi) olandese trapiantato in Italia, trattandolo come un artista per i suoi piatti straordinariamente gustosi ed esteticamente appetibili (infatti oggi è chiamato in tutto il mondo più del tuo Pavarotti, che ci dà una esatta dimostrazione di cosa intende per cucina). Altro che Apicio o Gargantua, il cui solo scopo era di ingozzarsi!!!
    E.A. PO. Certo, i segreti del mercato sono proprio questi: la domanda determina e fa salire l’offerta. Non è semplicisimo, è una legge economica che accompagna tutta la nostra vita ma noi non ce ne accorgiamo. Essere riconosciuti bravi (intellettuali, imprenditori, sportivi) equivale a far salire l’interesse nei nostri confronti, dunque l’apprezzamento e dunque le quotazioni. Caro amico, il sistema dell’arte ha meno segreti di quel che alcuni vogliono far credere e soprattutto meno intrighi.
    VALENTINA: so bene che la masturbazione e il rapporto sessuale sono due cose diverse e non ho nulla contro la prima. Ma se una persona (forse meglio dire se un uomo) ha una vita sessualmente intensa con il partner o i partners, tende ad escludere la masturbazione.
    MASSIMILIANO: il disservizio postale in Italia è uno dei parametri che ci pone al 17° posto: e ti assicuro che non è colpa mia né di Berlusconi (almeno sino ad oggi: tra cinque anni invece potrebbe). Vorrei poter consegnare Flash Art il giorno stesso della stampa, invece il distributore in edicola (guarda un po’, un privato) è più veloce dell’Amministrazione Postale.
    Valentina la TUA “morosa”? Spero (per lei) non solo tua. Un po’ di liberismo non farebbe male, vero Valentina?
    Comunque in attesa dell’Enoteca Pinchiorri vi invito il giorno 4 di maggio a cena da me: vedrete la più bella casa dell’arte di Milano (non sono presuntuoso, è la realtà), un loft ricavato da una fabbrica, con un soggiorno di circa 300 metri e opere (tutte rigorosamente acquistate) di Damien Hirst, Cattelan, Beecroft, Damien Loeb, Pistoletto, Montesano, ecc. E poi ci sarà J.R. che con il monopattino fa la gimkana tra le persone. E la cucina? Non certo dal quel troglodita di Apicio.
    E.A.PO ancora. La net art esiste (esiste tutto ciò che si propone o vuole esistere) ma è ancora povera cosa. Né so immaginare di come possa crescere.
    KRANIX: L’opera d’arte TOTALE è stata una utopia di fine e inizio secolo (Wunderkamer e Gesamtkunstwerk) ora è semplicemente un ritardo culturale. L’arte vive di questi equivoci e soprattutto ritardi.
    L’arte di oggi (ma sempre?) si muove per piccoli spostamenti e su fragili idee (a parte qualche caso, vedi Cattelan). L’arte di oggi sta perdendo il concetto di eroe e protagonista pr dare spazio a tanti, a volte troppi.
    ALF e SILVIO d Venezia. Dite che non ho i migliori collaboratori a Fash Art? Proponetemene voi, io sono pronto, prontissimo a chiedere la loro collaborazione.
    NON RICORDO POI chi scrisse che a Flash Art i collaboratori debbono scrivere dieci righe. Ma lo sapete che recensire una mostra o parlare di un artista in trenta righe o venti (questo è il nostro standard) è l’esercizio più difficlole che esista? In Italia tutti sanno scrivere un (noioso) saggio di dieci cartelle ma nessuno sa scrivere correttamente venti righe. Prché siamo tutti vittime della cultura dello sproloquio e del bla-bla.
    UN CARO SALUTO A TUTTI.
    Giancarlo Politi

  49. Giancarlo,

    finalmente flashart è arrivato ed ho iniziato a sfogliarlo (presto inizierò anche leggerlo). Ho capito finalmente da cosa sono nate le splendide polemiche su Berlusca e sulla Net.Art…ma mi occupo di comunicazione e quindi, necessariamente, di loghi o come si dice negli amati Usa brand. Insomma parlando nella tua rubrica sulle gallerie (fammi un piacere, le gallerie non sono finite, ne conoscerai altre, mandala avanti la rubrica ancora, fai un’altra puntata) della Biagiotti dici che non è stata capace (lei che poi è AMERICANAAAAA) a trovare un buon grafico per la pagina pubblicitaria che ha acquistato su FlashArt. In effetti l’invito – e la conseguente pubblicità – non è delle migliori (la mostra al contrario, curata da Gianni, presentava delle opere interessanti, siamo andati con Valentina all’inaugurazione e lei ci ha scritto un bel pezzo: http://www.exibart.com/IDNotizia2400.htm)…Poi vado avanti nelle pagine e vedo il paginone doppio con le informazioni riguardanti la Biennale di Tirana (pag.70). Giancarloooooo ma l’hai visto il logo???? no guarda, dico, penso, sei sempre in tempo a cambiarlo eh!!!! Vuoi che ti chiamo qui a Siena il grafico delle Papesse? Guarda che è quasi meglio il tipo che ha fatto la pubblicità alla gallerista di firenze…Fammi contento, dai a Tirana un bel logo, anzi brand. Per quanto riguarda venerdi’ a cena siamo un po tantini (ci sarà anche Silvio che ti ha intervistato qui sopra) quindi magari è il caso di andare fuori, poi decidiamo.

  50. Sono sicuro che con un soggiorno di 300 mq il tavolo sarà abbastanza grandicello…secondo me entrate tutti. Prima di infilzare con la forchetta gli alimenti, però, chiedete cortesemente il permesso al padrone di casa…potrebbe trattarsi di un’opera d’arte…ooops….500 milioni fatti fuori in un solo colpo! 🙂
    Ma perchè non fate aprire una rubrica a POLITI qui su Exibart (sempre che lui accetti)?
    Trovo le sue risposte un esercizio dialettico magistrale.

  51. Net Artist WWW,
    Un giorno sognerò Politi, l’unità di misura più corrente per le distanze e 500 milioni in Euro.
    Sognerò anche di usare le forchette solo per mangiare.
    Mi dicono che la forchetta è anche un’arma impropria (sempre che lei accetti)?.
    Ciao, Biz.

  52. “Leggendario” il direttore di Flash art?” Come traspare anche dalle sue presuntuose affermazioni e da quanto scrive sulla sua rivista (secondo lui la piu’ importante d’Europa) e dal “pensiero” o dai giudizi spesso superficiali o gratuiti espressi nella sua rivista , egli appare piu’ un pallido emblema di una certa filosofia e sistema di mercato dell’arte che oggi fortunatamente molti uomini di cultura ed artisti cominciano a contrastare .Personalmente contribuisco esprimendo il mio pensiero in merito,il che,al di la’ di Politi, chiarisce anche il senso del mio intervento :

    Il degrado dell’ attuale sistema arte

    Oggi il sistema arte appare sempre più dominato e gestito da un ristretto oligopolio finanziario che ,attraverso l’uso di vari palcoscenici ed il controllo di parte dei media, ha finito con lo svilire i valori ed il significato più autentico dell’arte deteminandone una crisi e decadenza nella ricerca dei contenuti sempre più uniformi e conformisti . Pochi uomini di potere ,spesso incompetenti culturalmente, impongono oggi al pubblico ed ai collezionisti modelli culturali a senso unico decidendo cosa sia arte e cosa no.Rete di distribuzione di questo processo sono grandi gallerie , critici consenzienti, istituzioni e musei.Oggi, sulla scia di quanto a suo tempo preconizzato da L. Fontana e realizzato da Duchamp , si continuano a proporre modelli artistici ,installazioni, oggetti tratti della realtà spacciati per arte, nella convinzione che tutto puo’ essere arte . Questo modello di pensiero ,che,poteva avere un senso ai tempi di Duchamp , si è pero’ tradotto in seguito in una vera e propria mistificazione mercantile . Tutto il sistema si regge sull’avvallo delle spesso artificiali aste americane dove vengono vendute opere a prezzi esorbitanti accessibili solo a ricchi collezionisti. Un’arte per pochi ,un’arte che nasce e muore un’arte inafferrabile decisa dall’alto. Questo sistema monopolistico discrimina ed esclude infatti tutto ciò che vi si oppone o non segue questa linea di pensiero . Questo programma –manifesto che e’ aperto alle adesioni di chiunque concordi , vuole tentare di aprire un dibattito su questi temi e tentare di portare avanti una controinformazione culturale a tutela dell’arte degli artisti ma anche anche e soprattutto del pubblico e dei collezionisti . Pur rispettando ogni forma d’arte ,noi infatti riteniamo che: -L’idea duchampiana ,valida in quel contesto ed oggi continuamente riproposta in modo distorto, non abbia più senso nel momento in cui essa e’ degenerata in una ricerca della novità e del successo ad ogni costo, traducendosi nell’utilizzo dello scandalo ed della trasgressione fine a se stessa ,solo per attrarre l’attenzione dei media. Per altro , la spettacolarizzazione dell’arte e della cultura ,oltre a distorcere e mistificare i valori artistici ha anche prodotto una profonda crisi culturale di cui ad es . la cosiddetta TV spazzatura con le conseguenze negative che ne conseguono è un esempio ( perdita del significato di fondo della vera ricerca artistica, crisi di valori,modelli superficiali che esaltano il mito del denaro del successo , disorientamento e crescita nelle giovani generazioni , superficialità e passività di pensiero , perdita senso critico ecc.) -Considerare ogni oggetto come arte possibile , inoltre , significa di fatto dichiarare che tutti possiamo essere artisti ,ma che solo coloro che hanno un palcoscenico e che vengono scelti dal sistema attuale possono esercitarne la professione e ricavarne lauti compensi, significa che tutto e’ arte e nel contempo che l’arte non esiste, . Soprattutto significa avallare la tesi di comodo che : non ci possono essere criteri estetici e parametri ,un minimo oggettivi , per giudicare più seriamente distinguendo tra arte vera e quella fasulla . Noi sosteniamo invece che questi parametri esistono e vanno recuperati per restituire credibilità a tutto il sistema. Questi parametri a nostro avviso sono: -riicerca ,sperimentazione legate a profondita’ di messaggi e contenuti espressi -originalità , unicita’ e coerenza del percorso artistico nel tempo, -qualita’ e tecnica espressiva unite a spessore dei temi e nella poetica, -rivalutazione , accanto alle attuali forme d’arte, della pittura e della scultura di qualita’ ormai quasi assenti nelle grandi fiere d’arte , nelle esposizioni nazionali ed internazionali pubbliche e private. Ma soprattutto che il giudizio su cosa sia arte o no discenda da una seria e trasparente selezione, non decisa da monopoli privati, ma da parte di commissioni di persone competenti (artisti, critici,storici dell’arte uomini di cultura ecc.) nominate dalle Istituzioni nazionali.

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