22 novembre 2007

FORMAZIONE ARTE

 
Cosa diavolo c’entrano gli artisti con i processi manageriali? Perché è opportuno inaugurare una nuova sede di una prestigiosa università privata con una mostra d’arte? Può l’arte contemporanea essere messa al centro di un processo formativo? E in definitiva: cosa ha da insegnare l’arte a un manager o aspirante tale? State un po’ a sentire Pierluigi Celli. Che venerdì e sabato prossimi sarà fra i relatori dell’Art For Business Forum di Milano...

di

Cultore delle imprese con l’anima, esperto di risorse umane, Pierluigi Celli è oggi direttore generale dell’Università Luiss Guido Carli (Libera Università degli Studi Sociali), l’università di Confindustria che ha inaugurato la sua nuova sede in ottobre con una mostra d’arte intitolata Lo spazio e la misura. Universitas Artis.

Perché ha scelto di aprire la nuova Luiss con l’arte?
Come scrive Ludovico Pratesi, curatore della mostra, “in Italia il legame che unisce l’arte visiva all’università, intesa come centro di diffusione del sapere, risale al Medioevo. Cinquecento anni dopo, l’apertura della nuova sede della Luiss è un’occasione per riflettere nuovamente sul rapporto tra arte e cultura universitaria”.

Lei crede dunque che l’arte sia uno strumento formativo?
In Luiss si forma la futura classe dirigente che sempre più si configura con una professionalità in grado di capire contesti difficili, dove la complessità è aumentata. L’arte è uno straordinario strumento per leggere la realtà da una diversa prospettiva e dunque è molto utile per affinare la sensibilità verso contesti che non si colgono da occhi troppo abituati a guardare sempre nella stessa direzione. Credo che questo allenamento prima si inizia e meglio è. Il mondo dell’arte è un mondo molto diverso da quello che un manager o uno studente di economia vive tutti i giorni, ma capire che ci sono punti di vista diversi per interpretare il mondo che noi viviamo credo sia importante. È importante toccare realtà diverse che sembrano molto lontane da quello che noi viviamo, ma che ci danno punti di vista e spunti per ripensare al nostro lavoro. L’arte è uno strumento di lettura della realtà. È un punto di vista di chi il mondo lo vive in tutte le sue contraddizioni. E quindi è qualcosa che educa i futuri manager ad avere sensibilità anche diverse.
Il logo dell'Art For Business Forum
L’arte inoltre racconta delle storie e le storie sono importanti per l’identità d’impresa.

Tutte le aziende hanno una propria storia, un proprio modo di vedere le cose, una propria anima. Il problema dell’anima in un’impresa è estremamente connesso al problema dell’identità. Parlare dell’identità di un’impresa equivale in qualche modo a cercarne l’anima ed essendo l’anima un elemento molto sfuggente e soggetto a diverse interpretazioni, l’identità dell’impresa va cercata in territori diversi dalle semplici regole e procedure. Posto che tutti hanno un’anima, a volte s’incontrano persone che colpiscono perché “dotate di anima”, e altre che, nonostante siano animate, sembrano non averla, non sembrano avere sentimenti, emozioni, empatia. Partendo da questo presupposto, una connotazione aziendale dell’anima è sempre relazionale, un’identità si definisce nel suo rapporto con l’altro. Non c’è identità senza appartenenza e senza riconoscimento. Bisogna riconoscersi ed essere riconosciuti, bisogna avere una proposizione di valori e di comportamenti. E per riconoscersi è necessario avere una storia da raccontare. Sono d’accordo poi che in qualche modo la cultura occidentale ha bisogno di una costante aspirazione al futuro. Gianbattista Vico diceva che la specificità dell’essere umano è di prendere un numero e di moltiplicarlo. Questo è il nostro motore, molto diverso da altre culture, da quelle orientali per esempio. Ma l’aspirazione al futuro si costruisce solo se si è coscienti della propria storia. E in questo senso, con la storia, l’arte e la cultura che abbiamo in Italia, un’impresa nel nostro Paese deve sentire la responsabilità di raccontare questa storia che, più che un peso, è una grande opportunità. Jannis Kounellis - Prime orme rosse - 1998, fra le opere della mostra Quello che sto cercando di dire si riassume bene in un dialogo in un film Wim Wenders. Un personaggio dice all’altro: “Non voglio sapere la tua storia”, e l’altro richiede “allora, che vuoi sapere?”, “voglio sapere chi sei…”, “io sono la mia storia”. E questo vale per tutti, anche per l’impresa.

L’arte poi opera spesso su territori di confine, in luoghi fisici e simbolici difficili da demarcare. L’artista è persona spesso ai margini e raramente al centro. Lei spesso parla di confini, dell’importanza di imparare a stare sul confine.
Nelle nuove grandi imprese, banche, assicurazioni, aziende che nascono da fusioni, sono sempre di meno i luoghi centrali. È difficile provare paura al centro perché al centro ci sono meno rischi rispetto a chi opera in prima linea, sui confini, che sono sempre luoghi di relazioni. È nel corpo a corpo della lotta che si ha paura. Gli artisti sono uomini di confine, che stanno in prima linea a osservare e rappresentare la realtà in un corpo a corpo con se stessi, con il mercato, con la difficoltà di rappresentare la complessità in cui viviamo. E per questo ci vuole coraggio. Non trascuriamo che la paura è connessa al pericolo e il pericolo non si domina, mentre i rischi si calcolano. Il rischio non fa scattare la paura, perché è una componente della nostra vita manageriale e professionale. Il problema è che siamo passati probabilmente da una società del rischio a una società del pericolo. L’arte anche in questo senso ha molto da insegnare ai manager. Abituarsi a stare in situazioni di pericolo, ai margini, esposti verso ciò che non si conosce, che non si domina, verso l’ignoto, verso l’altro diverso da me, per cultura, per lingua, per metodo, per valori. In aziende che operano in Italia ma anche all’estero è impossibile far convergere una cultura sull’altra, bisogna trovare un modo di rispettare i nuclei fondanti di ogni cultura. Poiché la cultura si fonda soprattutto sulla lingua, l’arte diventa un importante medium di comunicazione e comprensione delle diverse culture.

a cura di valeria cantoni

*articolo pubblicato su Exibart.onpaper n. 44. Te l’eri perso? Abbonati!


23-24 novembre 2007
Art For Business Forum
Hangar Bicocca e auditorium della sede di Pirelli Re – Milano
Info: www.artforbusiness.it

[exibart]

1 commento

  1. CARI AMICI
    SONO UN EX CREATIVE DIRECTOR ADVERTISING E ARTISTA.
    VOLEVO CONTRIBUIRE A RENDERE PIU CHIARO IL PANORAMA DELLA COMUNICAZIONE ,DELLO SPETTACOLO, DEI MASS MEDIA E DELL’ARTE IN CUI VIVIAMO . NON SO SE CI RIUSCIRO, PER ESPERIEMZA SO CHE LE COSE BISOGNA RENDERLE EVIDENTI E OPERATIVE.
    SPESSO MI E’ CAPITATO DI SENTIRMI DIRE ( FACCIA FERRARI… NON HO CAPITO NIENTE, MA HO CAPITO CHE LEI E’ CREATIVO E CON I PIEDI PER TERRA.

    DIETRO AD OGNI LUNGIMIRANTE OPERAZIONE CREATIVA E PRODUTTIVA, RISIEDE UN FANTASTICO QUID CHE SUPERA IL MARKETING E QUINDI VINCE LA
    CONCORRENZA. QUESTA E’ LA COMBINAZIONE SEGRETA…
    ESEMPIO= QUANDO MARY QUANT IDEO LA FAMOSA MINIGONNA IN REALTA COSA SCOPRI? LE GAMBE!!! ALLORA PER FAR CAPIRE = CHIAREZZA DI IDEE, CREATIVITA, CORAGGIO E NECESSITA PROFONDE ANCHE INCONSCIE.
    QUELLO CHE NON VA AL GIORNO D’OGGI E’ L’IMPROVVISAZIONE, LA STUPIDITA , IL CLIENTELISMO, L’ARROGANZA, LA FALSA UMILTA, IL DISASTRO INTELLETTUALE, AMORALITA, IL DECADIMENTO DEI COSTUMI, IL CATTIVO GUSTO , L’OSCENITA ECCETERA, ECCETERA.
    HO CONTEMPLATO AZIENDE SULL’ORLO DEL FALLIMENTO PERCHE AVEVANO SEGUITO LA TROVATA IMBELLE.

    COSI ADESSO E’…ANCHE IL MONDO DELL’ARTE, SENZA RETROSCENA, SENZA MAESTRI,. SENZA VERI ARTISTI, (un artista per essere valido insieme alla fortunata predisposizione donata dalla natura deve anche elaborare con grande studio e lavoro la sua arte!) oggi non si vuole faticare, non si vuole perdere tempo.
    IN CONCLUSIONE CERCHIAMO DI RECUPERARE..
    SCUSATEMI SE POTETE.
    FERRARI PIERLUIGI

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