07 marzo 2001

Intervista a Mark Kostabi

 


di Maria Cristina Bastante

Produce circa 1000 quadri l’anno, compone musica, scrive libri in cui autointervistandosi spiega il segreto del suo successo: Mark Kostabi, self – made man, risponde a qualche domanda per “Exibart”...

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Su “Kostabi World” è stato scritto e detto quasi tutto ed i paragoni spaziano dal confronto con la bottega rinascimentale, alla Factory di Andy Warhol, fino all’esempio più recente dei Pop Shop di Keith Haring. Puoi spiegarci come “funziona” il Kostabi World?
È diverso dalla Factory di Andy Warhol, in tanti sensi. Io vivo a Roma, i miei collaboratori vivono e dipingono a New York. Dunque io faccio i disegni nel mio studio e li spedisco via fax, o federal express o come e-mail attachment e dico ai miei collaboratori di preparare delle variazioni su questo tema.
Faccio un concorso ogni settimana: su un disegno, dieci pittori preparano due versioni ognuno, in questo modo venerdì ho venti quadri sullo stesso tema. Sono simili, ma ci sono delle variazioni sul colore e sul soggetto. Il pubblico vota i preferiti ed i vincitori del concorso ricevono un premio in denaro. Il quadro che ha vinto funziona come un bozzetto per un’opera più grande. Ma se gli altri quadri vanno bene, io li firmo. Adesso ho più o meno quindici o sedici collaboratori.
Come hai scelto i tuoi collaboratori?
Ho messo una piccola inserzione sul “Village Voice” o sul “New York Times”. Chiedo persone che sappiano dipingere con uno sfumato caravaggesco… “accademico”.
Tra questi sedici collaboratori, dieci dipingono, gli altri si occupano di altre cose: ho un fotografo, un archivista…
“Kostabi World”, inteso come struttura produttiva è stato anche oggetto di critiche…
E’ una questione controversa, malgrado sia stato fatto così anche nel Rinascimento. La mia struttura è molto rigorosa ed io ne parlo apertamente. Faccio molti disegni, ma ho anche qualche creativo che mi dà idee. Tanti miei quadri non li ho pensati io, ma sono nel mio stile, che io ho inventato.
C’è un creativo che fa un disegno e un comitato che decide se merita di diventare un quadro. Poi c’è un poeta che dà il titolo. Poi io firmo.
Ti è mai capitato di vedere falsi delle tue opere?
Proprio ieri qui c’erano tre carabinieri, per farmi vedere due serigrafie che pensavano potessero essere false. Ironicamente non è facilissimo fare un falso Kostabi: forse lo sfumato è perfetto, ma il disegno va male o il titolo è stupido o manca l’idea… è un gruppo che fa i miei quadri.
Tutti devono collaborare insieme per fare un falso ben fatto… credo, oppure deve essere un genio. Ma un genio non ha bisogno di fare falsi di un quadro di Kostabi… credo.

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“Essere e ben essere, la società contemporanea secondo Andy Wahrol”
link correlati
Il sito di Mark Kostabi
La rubrica di mark kostabi su Art Net

Maria Cristina Bastante



[exibart]

2 Commenti

  1. Grazie per l’intervista che avete fatto in italiano a Kostabi. Good! Tuttavia leggendo quest’altra che aggiungo al link su art quote.net rilasciata di recente, mi sentirei di aggiungere che anche se il suo stile mi piace, non riconosco nelle sue affermazioni(dice nell’intervista) che lui si senta di reclamare riguardo alla sua arte una corrispondenza all’ arte antica di Caravaggio, Leonardo, Michelangelo se non… solo come base di studio. Mentre il suo stile è senz’altro contemporaneo e di richiamo a De Chirico e Picasso come genialità. Mi richiama inoltre il costruttivismo con cui percepisco un legame stilistico per la complessità del suo lavoro e come viene effettuato.

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