23 febbraio 2026

Agnès Varda tra Roma e Bologna: l’omaggio a una narratrice per immagini

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L'Accademia di Francia a Roma e la Cineteca di Bologna dedicano ad Agnès Varda due grandi progetti espositivi, tra fotografia, cinema, visione poetica e impegno militante

Ag nès Varda Autoportrait devant une peinture de Gentile Bellini , Venise, 1959. © Succession Agnès Varda

La fotografa che diventa cineasta, la documentarista dalla lucida presa sul reale che attraversa la dimensione visionaria della finzione, l’artista che vede nel quotidiano un dispositivo di interpretazione poetico e politico. Roma e Bologna rendono omaggio ad Agnès Varda: due città, due istituzioni, l’Accademia di Francia e la Galleria Modernissimo, per raccontare un unico sguardo, quello di un’artista che è riuscita a fa scorrere il pensiero in immagini militanti, tra vissuto privato e storia collettiva, leggerezza e radicalità, ironia e rigore.

La fotografia di Agnès Varda a Roma

Dal 25 febbraio al 25 maggio 2026, l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici dedica alla cineasta la prima grande retrospettiva italiana incentrata sulla sua produzione fotografica: Agnès Varda. Qui e là, tra Parigi e Roma. Il progetto, curato per la parte francese da Anne de Mondenard (musée Carnavalet – Histoire de Paris) e per quella italiana da Carole Sandrin, si inserisce nelle celebrazioni per il settantesimo anniversario del gemellaggio tra Parigi e Roma.

Agnès Varda, Autoportrait dans son studio rue Daguerre

Articolato in nove capitoli e costruito su circa 130 stampe originali, estratti di film, documenti e materiali d’archivio, il percorso restituisce la fotografia come matrice originaria del lavoro di Varda. Prima ancora del cinema, infatti, c’è il cortile-atelier di rue Daguerre, spazio domestico e laboratorio creativo che diventa centro simbolico dell’esposizione. È lì che la giovane Varda, nata Arlette a Ixelles nel 1928 e cresciuta tra Sète e Parigi, inizia a costruire una scrittura per immagini che non separa mai osservazione, riflessione e narrazione.

Fellini à la porte de Vanves, Paris 14e, mars 1956. © Succession Agnès Varda

La Parigi del dopoguerra, attraversata “dal basso”, con attenzione per i quartieri, le presenze marginali, le donne, si alterna all’Italia dei viaggi e dei set cinematografici: Venezia nel 1959, Roma nel 1963, quando Varda fotografa Luchino Visconti dopo Il Gattopardo e visita Jean-Luc Godard sul set del Disprezzo, ritraendo Brigitte Bardot, Michel Piccoli e Jack Palance. Il dialogo tra fotografia e cinema si fa continuo controcampo: la prima come taccuino e prova, il secondo come eco narrativa.

Photographie de Robert Picard, Valérie Mairesse, Robert Dadiès et Agnès Varda sur le tournage du film d’Agnès Varda L’une Chante, l’autre pas, 1976 Robert Picard © Ciné-Tamar

Accanto alle immagini di Varda, alla quale fu attribuito nel 2018 l’Oscar onorario, compaiono opere di artisti che ne hanno condiviso l’orizzonte culturale, da Alexander Calder a JR, ricostruendo una rete di relazioni che attraversa generazioni e linguaggi. La mostra nasce dal lavoro congiunto con il musée Carnavalet e si basa sul fondo fotografico dell’artista e sugli archivi di Ciné-Tamaris, la società di produzione fondata da Varda e oggi diretta dai figli Rosalie Varda e Mathieu Demy.

Viva Varda: la mostra a Bologna

Il progetto romano dialoga direttamente con un secondo omaggio che aprirà pochi giorni dopo a Bologna. Dal 5 marzo 2026 al 10 gennaio 2027, la Cineteca di Bologna e la La Cinémathèque française presentano alla Galleria Modernissimo Viva Varda! Il cinema è donna, mostra monografica curata da Florence Tissot con la direzione artistica di Rosalie Varda.

Photogramme tiré du film Oncle Yanco, Agnès Varda © 1967 ciné-tamaris

Se Villa Medici mette a fuoco la fotografa, Bologna restituisce la complessità dell’artista totale: film, installazioni, costumi, cimeli, documenti, in un percorso che attraversa la Nouvelle Vague, l’impegno femminista, la dimensione documentaria e nomade del suo lavoro. Prima regista donna insignita dell’Oscar alla carriera nel 2017, vincitrice a Cannes, Venezia, Berlino e Locarno, Varda è stata una figura eccentrica e autonoma rispetto alle etichette, pur essendo considerata la pioniera – e unica donna – della Nouvelle Vague accanto a François Truffaut e Godard.

Il suo cinema, da Cléo dalle 5 alle 7 (1962) a Senza tetto né legge (1985), fino a Les Glaneurs et la Glaneuse (2000) e Visages Villages (2017), ha sempre sovrapposto autobiografia e osservazione sociale, attenzione ai corpi femminili e curiosità per le trasformazioni politiche e culturali.

Agnès Varda, photogramme de Varda par Agnès © 2018 ciné – tamaris

La mostra bolognese si articolerà in più sezioni, dedicate al rapporto di Agnès con le immagini – dall’autoritratto alla fotografia, dalla pittura al gusto per accostamenti inattesi –, alla scrittura cinematografica, con particolare attenzione alla costruzione di personaggi femminili complessi e sorprendenti, e alla dimensione sociale e nomade dei suoi film, animati dal desiderio di documentare il mondo, i suoi sconvolgimenti politici e le trasformazioni culturali. Il percorso sarà inoltre arricchito da una sezione interamente dedicata al legame tra Agnès Varda e l’Italia.

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