08 novembre 2021

Prospettive dall’Emilia Romagna: le residenze d’artista oltre i confini

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"Prospettive. Territori d’arte" è la seconda edizione del progetto di residenze artistiche in Emilia Romagna, dedicate alla sostenibilità ambientale, al territorio e al paesaggio. Ce ne parlano i curatori

Il tramonto da Via Anzella, a Savigno (Comune di Valsamoggia), dove si è svolta la performance Legare la terra al cielo del duo Antonello Ghezzi. Courtesy gli artisti

“Prospettive” è un progetto culturale promosso dai Comuni di Calderara di Reno, Cotignola, Spilamberto e Valsamoggia per traghettare l’arte al di fuori dei grandi centri urbani e renderla accessibile ai cittadini direttamente nei luoghi in cui vivono, valorizzandone così le specificità. Nell’articolato programma di “Prospettive”, ogni artista porta la propria visione, che si arricchisce grazie alla relazione diretta con gli abitanti del territorio: questo approccio risulta fondamentale anche per il contributo in termini di elaborazione di idee e visioni divergenti che gli autori possono portare alla comunità. Dopo l’edizione del 2020, dedicata alle visioni di città tra memoria e futuro, quest’anno il tema è quello del rapporto tra ambiente, territorio e paesaggio. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Giorgia Tronconi Amerigo Mariotti, curatori del progetto, per fare un punto sulle motivazioni, il percorso e gli esiti raggiunti da questa edizione.

Quali sono le motivazioni che hanno guidato alla realizzazione di questa edizione? In che modo è possibile valorizzare il territorio tramite l’arte?

«”Prospettive” è un progetto a cura di Adiacenze che nasce nel 2020 come rete di residenze artistiche in alcuni comuni emiliano-romagnoli, realizzate con il contributo della Regione. L’obiettivo è innescare un maggiore interesse nei confronti della produzione artistica odierna e al tempo stesso dimostrandola mezzo efficace per valorizzare le identità specifiche dei territori. 

Considerati il riscontro positivo ottenuto dalla prima edizione del progetto (dedicata al tema visioni di città tra memoria e futuro) e la volontà degli stessi comuni partecipanti di perseguire l’iniziativa, abbiamo sentito l’esigenza di dare continuità a Prospettive proponendone una seconda edizione, anche nell’ottica di rendere il progetto un appuntamento annuale e un punto di riferimento nel panorama artistico contemporaneo nazionale.

Per l’edizione corrente del progetto hanno riconfermato la loro presenza i Comuni di Calderara di Reno, Spilamberto e Cotignola, a cui si è aggiunto il Comune di Valsamoggia, invitati a ragionare insieme agli artisti selezionati sul tema “sostenibilità ambientale, territorio e paesaggio”. In “Prospettive” la valorizzazione del territorio avviene grazie all’apporto esterno dell’artista che, attraverso la residenza e la ricerca sul campo, studia il luogo e ne restituisce una lettura mediata dalla sua personale sensibilità, potenzialmente svelandone agli stessi abitanti aspetti più o meno noti da un punto di vista nuovo e diverso e riattivandolo così attraverso un approccio estetico e partecipativo.

Inoltre, “Prospettive” ha dimostrato come la chiave per una valorizzazione efficace del territorio risieda anche nel suo essere un progetto di rete, dove la collaborazione tra più realtà risulta fondamentale per ampliare la risonanza dell’iniziativa e quindi dei territori coinvolti, uniti nella promozione di progetti d’arte contemporanea».

Prospettive
Monumento Fiume nel Comune di Cotignola. Da sinistra, le opere di: Marco Zanella, Michele Buda, Giovanni Lami.

Quali sono state le tappe fondamentali di questo percorso? Vi va di parlarci dell’ultimo evento?

«”Prospettive” quest’anno è iniziato a luglio con le due settimane di residenza  dell’artista Chiara Gambirasio nel Comune di Spilamberto (presso la Rocca Rangoni), durante le quali ha studiato il territorio ed elaborato il suo progetto per Via Santa Maria. L’opera di Chiara Gambirasio, inaugurata a fine agosto con il titolo Sedimento, è una scultura-seduta in cemento tinto in pasta, che richiama nei suoi colori il paesaggio di via Santa Maria, mentre nel suo interno definisce l’impronta di una mitica pietra di arenaria che, secondo leggende locali, si trovava qui, nella cosiddetta “contrada del sasso”, e al cui influsso gli spilambertesi dovrebbero il loro estro creativo e la loro originalità. 

A luglio, inoltre, si è tenuto il primo dei due workshop condotti dall’artista Agnese Spolverini a Calderara di Reno, a cura di Daniela Tozzi di Adiacenze. Il laboratorio per ragazzi e ragazze dagli 11 ai 14 anni (Divenire Bosco) ha rappresentato per l’artista il contatto iniziale con la comunità locale e con il territorio, attraverso la scoperta della zona di riequilibrio ecologico della Golena San Vitale.

Calderara_Meet me at the end of the world_di Agnese Spolverini_ph Federico Benuzzi
Calderara_Meet me at the end of the world_di Agnese Spolverini_ph Federico Benuzzi

A settembre, poi, Spolverini ha ripreso la sua residenza a Calderara di Reno con un secondo incontro aperto alla cittadinanza (Prospettive), in cui l’artista ha coinvolto i calderaresi nella sua riflessione sul rapporto tra ambiente e territorio. L’esito della ricerca di Spolverini, presentata al pubblico a metà ottobre, è stato Meet me at the end of the world: serie di postazioni per l’osservazione del paesaggio al tramonto diffuse sul territorio in quattro punti che raccontano l’identità contemporanea di Calderara di Reno.

Inoltre, la Casa della Cultura Italo Calvino ospita la mostra “Dal margine. Note sul presente”, che racconta attraverso appunti visivi e testuali il percorso dell’artista nella città e il processo che l’ha condotta alla realizzazione delle sue installazioni. Il mese di luglio ha visto anche l’anteprima dell’esito delle delle tre campagne di residenze d’artista avviate dal Comune di Cotignola e dal Museo civico Luigi Varoli, a cura di Massimiliano Fabbri, che hanno coinvolto due fotografi, Marco Zanella e Michele Buda, e un musicista, Giovanni Lami, intorno al paesaggio e al territorio, al paese, al suo patrimonio materiale e immateriale, e alle persone. A questo primo momento di restituzione del progetto è seguita, in ottobre, l’inaugurazione di “Monumento Fiume, una doppia personale dei fotografi nell’Ex Ospedale Testi di Cotignola, e di un’installazione sonora di Lami nella Chiesa del Pio Suffragio. 

L’ultimo appuntamento di “Prospettive” è stato sabato, 6 novembre, a Savigno, nel Comune di Valsamoggia, con una performance del duo artistico Antonello Ghezzi dal titolo Legare la terra al cielo, realizzata con il contributo della Fondazione Rocca dei Bentivoglio, la collaborazione con la Proloco Savigno, il supporto di Confagricoltura Bologna e delle aziende Novatex e StickersLab, e la disponibilità dell’Azienda Agricola Ca Mongiorgi. Un’opera effimera, un’installazione immersiva che vuole riflettere sulle potenzialità magiche e poetiche del paesaggio notturno e della luce, oltre che sul rapporto dell’uomo con il proprio ambiente. La performance nasce come progetto satellite di Cielo stellato su prato, opera di land art degli stessi Antonello Ghezzi visibile durante lo stesso evento.

Prospettive
La scultura-seduta Sedimento di Chiara Gambirasio in Via Santa Maria, nel Comune di Spilamberto (MO).

Quanto è importante il dialogo tra artista e cittadini ed in che dimensione viene realizzato da questa edizione di “Prospettive”?

Il coinvolgimento diretto del territorio è centrale in “Prospettive”: lo scopo della permanenza degli artisti nei comuni è proprio quello di ricercare e approfondire la conoscenza del territorio attraverso il confronto con gli abitanti e la comunità locale, che diventano parte chiave della sperimentazione artistica, per poi rielaborare gli spunti e gli stimoli acquisiti in questo processo in una o più opere originali frutto di questo incontro. Questo può avvenire in vari modi, a seconda delle peculiarità di ogni territorio. 

Per esempio, nel caso del Comune di Spilamberto, Chiara Gambirasio ha dedicato parte del suo periodo di residenza a incontri con cittadini, storici ed esperti del territorio, da cui ha raccolto testimonianze e aneddoti relativi alla città e a Via Santa Maria in particolare, dove ha poi collocato la sua opera Sedimento. È durante questi momenti di dialogo che Gambirasio è venuta a conoscenza della leggenda della “contrada del sasso” che ha ispirato la forma della sua opera. Inoltre, entrando in contatto con gli abitanti della via, ha potuto comprendere le esigenze attuali di questo luogo, che ha ri-trasformato in spazio di sosta e incontro dando vita a una nuova piazza attraverso la sua scultura-seduta. La partecipazione della cittadinanza è avvenuta non solo nella fase di ricerca, ma anche nella produzione dell’opera, momento in cui i cittadini si sono resi disponibili ad aiutare l’artista e noi curatori nella realizzazione della scultura, mettendoci a disposizione mezzi o materiali, o semplicemente fornendoci motivazione e supporto morale. 

A Calderara di Reno, invece, i laboratori già citati hanno costituito la modalità principale di incontro e confronto tra l’artista Agnese Spolverini e i cittadini. In particolare, parte degli stimoli raccolti in occasione del workshop di settembre sono stati poi rielaborati nell’opera-componimento Manifesto for another world, esposta nella mostra alla Casa della Cultura “Italo Calvino”. Fondamentali per la ricerca sul territorio dell’artista sono stati anche gli incontri con le aziende e i produttori del territorio, attraverso i quali l’artista ha potuto approfondire l’anima industriale e agricola della città e le relative criticità rispetto all’impatto dell’uomo sul paesaggio e sull’ambiente, per poi individuare i quattro punti per le installazioni di Meet me at the end of the world.

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